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“Qualcosa di meraviglioso”

La fiaba vera del campioncino di scacchi

Il piccolo Fahim protagonista di un film per famiglie che fa intravvedere la condizione degli immigrati.

Il piccolo Fahim protagonista di un film per famiglie che fa intravvedere la condizione degli immigrati

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Il titolo originale è Fahim, come si chiama il piccolo protagonista, ma nelle nostre sale il film arriva come racconto di Natale e così la distribuzione ha pensato che Qualcosa di meraviglioso fosse più evocativo. E, certo, il racconto cinematografico ha un po' il sapore della fiaba, benché racconti una storia vera accaduta pochi anni fa, già diventata un libro tradotto anche in Italia da Bompiani col titolo Un re clandestino.

Era il 2011 quando il padre di Fahim Mohammad, piccolo prodigio degli scacchi bengalese, a seguito dei disordini e delle violenze che agitavano il Bangladesh, pensò di cercare in Europa un avvenire migliore per il figlio e successivamente per l'intera famiglia. Così i due partirono, come tantissimi altri, alla cieca, verso la Francia e, una volta giunti a Parigi, si misero in lista per la richiesta d'asilo. Ma le cose, si sa, non sono così facili... Intanto Fahim riesce ad entrare nel club scacchistico di Creteuil, banlieue multietnica di Parigi, dove viene allenato da Xavier Parmentier e grazie a lui, nel 2012, accede ai campionati francesi under 12 e li vince. Ma è ancora un clandestino in Francia e al padre Nura, nel frattempo, è stato rifiutato l'asilo. Sarà un'ascoltatrice televisiva a raccogliere la storia e a sottoporre il caso in diretta all'allora ministro Fillon che promette di interessarsi e mantiene la promessa.

Nel film Parmentier diventa Charpentier con il volto e la stazza di Gerard Depardieu, che non gigioneggia e dà corpo umano al racconto. La domanda fatidica invece viene posta in diretta telefonica dalla collaboratrice di Charpentier (Isabelle Nanty, ottima controparte di Depardieu) all'attuale presidente della Repubblica, più o meno in questi termini: «Presidente, vorrei sapere se la Francia è ancora il Paese dei diritti dell'uomo o è solo il Paese della Dichiarazione dei diritti dell'uomo».

Per il resto il film scorre in modo lineare, seppure in superficie, facendo intravedere il dramma della condizione degli immigrati - le lacerazioni che portano con sé e lo straniamento che vivono in Europa (notevole l'interpretazione di Mizanur Rahaman/Nura) – ma puntando poi con decisione sulla solidarietà dei singoli, grandi e piccoli, e sulla possibilità di trovare dal basso risposte ai problemi che le istituzioni non riescono ad affrontare in modo adeguato a livello politico e civile.

Adatto ad un pubblico familiare, dagli 11 anni in su.

La fiaba vera del campioncino di scacchi
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