Proiezioni
stampa

Proiezioni - “Tutto il mio folle amore”

Tre adulti e un ragazzo speciale

Gabriele Salvatores accompagna il viaggio di un giovane autistico, prendendo spunto da una storia vera.

Parole chiave: Territorio (19782)

Gabriele Salvatores accompagna il viaggio di un giovane autistico, prendendo spunto da una storia vera

Immagine2

Immagine2

Probabilmente non c’è nulla di più difficile per uno scrittore o un regista occuparsi di sentimenti. Usare le parole o le immagini per cercare di capirci qualcosa. Dell’amore, dell’amicizia ma anche dei loro opposti, per un uomo, una donna, un figlio, una figlia, per chi si voglia. Il genere umano ci si arrovella da sempre, spesso ne è stao e ne è travolto, la psicanalisi ha provato a stabilire dei percorsi, dei punti fermi, non sempre riuscendoci. Forse perché è in gioco ciò che di più profondo c’è in noi, non risolvibile, o magari non risolto, ancora. Ci sono di mezzo anche forza e fragilità, che spesso vanno in conflitto. Capacità di relazionarsi, magari con chi è diverso da noi, e non solo per cultura e colore della pelle, ma pure perché portatore di una diversità cognitiva, di un mondo altro col quale si fa fatica a stabilire un contatto se non un’empatia.

Viene da pensare a tutto questo, ben frullato, dopo la visione di “Tutto il mio folle amore” (gran titolo rubato dall’episodio girato da Pier Paolo Pasolini per “Capriccio all’italiana”, film a più mani e dal verso di una canzone di Domenico Modugno) del Premio Oscar Gabriele Salvatores, fuori concorso all’ultima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e approdato con successo anche nelle sale trentine.

Salvatores, a suo modo, con la sua sensibilità, che è quella di una generazione che pensava di poter riuscire a cambiare il mondo, riesce a comunicare questa ricerca, ci prova, si potrebbe dire con la “forza dei sentimenti”, “scoprendo che è possibile amare anche chi è diverso da noi, a patto di non avere paura di questa diversità”, ha sottolineato. Anche grazie ad un cast misurato e in stato di grazia.

Ispirato liberalmente al romanzo “Se ti abbraccio non avere paura” di Fulvio Ervas a suo volta “preso” dalla storia vera di Andrea, il padre e Franco Antonello, il figlio autistico, viaggiatori motociclisti tra Stati Uniti e America Latina, “Tutto il mio folle amore” è ambientato nei Balcani, nelle sue atmosfere rarefatte, riecheggiando toni cari a Emir Kusturica.

Storia di un padre (Claudio Santamaria), “il Modugno dei Balcani”, crooner disincantato, che cerca il figlio autistico abbandonato alla nascita (l’esordiente e sorprendente Giulio Pranno) che la madre (Valeria Golino) ha allevato in solitudine prima di incontrare un compagno attento (Diego Abatantuono nella parte di un editore). Il figlio si intrufola nel pick-up del padre e inizia così un road movie dell’anima (e musicale) che è un viaggio alla ricerca di una conoscenza reciproca, profonda. Un rapporto affettivo e d’amore che cresce, svela fragilità, differenze, incomunicabilità, anche, difficoltà, scontri e re-incontri.

“Un ragazzo di sedici anni – ha riassunto il regista – si trascina dietro, per strade deserte, i tre adulti più importanti della sua vita. E li costringe a fare i conti con sé stessi e con l’amore che ognuno di loro è riuscito a conservare dentro di sé”. Non sarà un film perfetto, avrà pure qualche sfasatura, “Tutto il mio folle amore”, ma non lascia indifferenti. Come quando Abatantuono pensando a voce alta, facendo anche i conti con sé stesso, afferma, amaramente: “La felicità (a patto che esista, ndr) purtroppo non è un diritto. E’ un colpo di ...”.

Tre adulti e un ragazzo speciale
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento