Scelte di fondo

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«Il “per sempre” abita il cuore di ognuno di noi». «Siamo tutti in conversione». Sono due frasi forti della quarta Lettera alla Comunità diffusa a San Vigilio dall’Arcivescovo Lauro e intitolata semplicemente “Come goccia”. Ricordando fin dall’apertura l’esempio di fedeltà di suor Ersilia Mantovani - arcense, 97 anni, di cui 50 in missone in Marocco -, il vescovo Tisi annota: «Una vita bella, pienamente realizzata, interamente donata. Senza compromessi o rimpianti, in una quotidianità che non diviene mai abitudine».

Vale anche per tanti di noi religiosi, come osserva il vescovo «il “già visto” non alimenta nostalgia, ma è finestra aperta ogni mattina sulle sorprese del quotidiano e del futuro. L’oggi fa tesoro del passato e non dimentica il domani. Così, giorno per giorno, si diffonde il profumo dell’eternità».

Quella distesa pietrosa e arida, deludente ai nostri occhi di bambini, “camminata” per la prima volta da un uomo 50 anni fa, ci avvicinò inconsapevolmente ad un’immagine scaturita nei primi secoli dai Padri d’Oriente e d’Occidente: “Come la luna, la Chiesa non splende di luce propria, ma vive nel mondo come riflesso di Cristo”.

Il nostro Arcivescovo Lauro in un capitolo della sua recente lettera “Come goccia” attinge alla sapienza dei Padri per metterci in guardia dal “tragico errore” di pensare di essere noi, come Chiesa, il sole.

Il tempo del gioco, apparentemente inutile, è un tempo nel quale accadono cose nuove sotto nuove forme. Impariamo chi siamo. Papa Francesco racconta che, confessando i papà, chiede loro se giocano con i loro figli. Tanti valori, passano anche di lì.

Sia nell’omelia del 26 giugno in cui ha ripreso la provocazione di San Vigilio a “svelare il nome del Dio ignoto”, sia nella sua quarta Lettera alla Comunità trentina “Come goccia”, mons. Lauro Tisi ha voluto mettere al centro il falegname di Nazareth, “il nostro Dio con i calli sulle mani”, che affronta dure giornate di lavoro e impara a vivere dentro un ambiente familiare fatto di quotidianità e di festa.

E noi? Siamo uomini e donne capaci di ascoltare quanto ci dice la vita, “mai sazi di cercare, abitati dal silenzio”, liberi perché “liberati anche dalla maledizione dell’utile”?

“Se esame deve essere” (la Costituzione lo richiama come necessario) sia depurato da “novità a tutti i costi”, schematismi e burocrazie e rimetta al centro la persona, il sapere, la conoscenza critica..

L’ibrido è parte integrante di queste comunità, non può essere riassorbito, neutralizzato. Ѐ giudicato risorsa o impurità. Suscita convivenza o intolleranza. Apre un orizzonte nuovo o spinge a erigere barricate.

Nella verifica di fine anno pastorale, appesantita dalla stanchezza e dall’afa, proviamo a cogliere anche i segnali inediti, le innovazioni rivitalizzanti. Diciamoci quanto funziona bene, diamoci coraggio per togliere quella cappa che fa da spegnitoio sullo Spirito di Pentecoste: la fredda ripetitività.

L’eredità eurotrentina oggi più esigente è quella lasciataci troppo prematuramente da Antonio Megalizzi, l’universitario trentino vittima in dicembre dell’attentato, proprio a Strasburgo. Alla causa europea – in un impegno culturale e trasversale – egli aveva dedicato gli anni della sua formazione e le energie della sua passione giornalistica, per comunicare e costruire un’Europa nuova, più coesa e solidale.

Di loro abbiamo avuto sempre più bisogno negli ultimi vent’anni. Ora anche loro hanno bisogno di noi. Le collaboratrici familiari dell’Europa orientale hanno consentito di sollevare le nostre famiglie provate dall’invalidità improvvisa e cronica dei nostri anziani. Loro, imparando presto anche il dialetto trentino, li hanno assistiti, puliti, curati e spesso anche pianti, dopo averli accompagnati fino all’ultimo respiro. Non hanno semplicemente “badato” ai nostri cari, è ingiusto chiamarle badanti. 

La fraternità è il grande nuovo dono che il mondo globale e globalizzato attende da noi, perché è il dono che Gesù ha fatto all’umanità, noi siamo chiamati ad investire sul disegno europeo, come espressione di una storia di unità della famiglia umana che deve comunque accadere. Investire, coltivando questa idea, proprio a partire dalle ombre e dalle ferite vere, dalle debolezze di cui abbiamo parlato, nell’attualità di questo disegno.

Dopo la sospensione tattica di molti progetti di cooperazione internazionale a Natale, ora la Giunta ci ha regalato come sorpresa di Pasqua una delibera che profila “un ulteriore disimpegno” della Provincia nella cooperazione internazionale. Obiettivo dichiarato: smantellare la normativa del 2005, che obbliga di destinare lo 0,25 % delle entrate del bilancio annuale a progetti di cooperazione allo sviluppo nel Sud del mondo.

Rivedo come in un film questi pochi mesi accanto a Deka Jean. Contemplo la Provvidenza divina che si è servita di tante persone e in particolare della famiglia di Théo per farlo sentire amato, ciò che non provava da tanto tempo. Porto tutto nel cuore.

Se la porta dell’ascensore al Huong Sen Hotel di Ho Chi Minh City non si fosse aperta quella mattina piena di sole di 12 anni fa e non avesse svelato il viso e il sorriso di Thủy, i suoi capelli dai riflessi blu e i tre punti di sutura sul mento, frutto di una caduta dalle scale all’orfanotrofio di Binh Duong, la mia vita non sarebbe ora così bella, impegnativa e affascinante. Se non avessi sentito con le mie orecchie le sue prime parole...

Anche correndo il rischio di finire fra chi “si schiera”, è doveroso ragionare con pacatezza sull’evento che nel fine settimana porterà a Verona una parte del governo e molti contestatori.

Il martirio non va cercato e non tutti saremo chiamati al martirio, ma il silenzio quaresimale in questa Giornata così vicina all’incoraggiante notizia dell’Annunciazione potrebbe aiutarci a scavare la sorgente della mitezza dentro di noi, per bonificare il mondo intorno a noi.trac