Scelte di fondo

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Lo sport non è solo disimpegnata futilità, beata innocenza, spensierato passatempo. È un fenomeno serio, un modello mentale e comportamentale dal quale esce rafforzata la nostra forma di relazione con il mondo.

La Settimana dell’Accoglienza ci lascia in consegna scritta un richiamo severo, epocale.  Esce già  nel titolo del bruciante libro presentato  da Vincenzo Passerini,  promotore di un Trentino solidale: “Tempi feroci”.  Racconta di “vittime, carnefici, samaritani” (il sottotitolo)  degli ultimi due anni, ma la ferocia ha scritto già altre pagine in questi primi drammatici giorni d’ottobre missionario.

Credo tuttavia che questa decisione della Corte provochi a misurarsi con una sfida ben più grande, quella di testimoniare i valori in cui si crede in un contesto di sempre maggiore libertà individuale.

Per tanti missionari operanti nelle regioni amazzoniche questa vigilia sinodale è un dono forse impensabile, la realizzazione di un’utopia prefigurata dalla Conferenza latinoamericana di Aparecida nel 2007: “obbligare” la Chiesa e l’umanità a guardare al “polmone” del pianeta”, riconoscendovi una questione di vita o di morte.

L’Anno pastorale è la sveglia al mattino. Suona per ricordarci che siamo parte di questo mondo e non di quello dei sogni. Ci dice che prima dei “bisognerebbe fare” ci sono volti da incrociare, storie da ascoltare, ferite da tamponare con il cotone della misericordia e il disinfettante del perdono.

L’anniversario dell’accordo Degasperi-Gruber stipulato nel corso della Conferenza della pace di Parigi il 5 settembre 1946 ci rammenta, come ogni anno, il dovere della riflessione rispetto a un termine – autonomia – sul quale si basa gran parte del nostro sistema locale di convivenza. 

Questa crisi di governo – devastante come una tempesta d’agosto, anticipata peraltro da tante perturbazioni - non sarà vana, se consentirà a tutti di tracciare un giudizio netto su quanto avvenuto in questi quattordici mesi in cui Lega e Cinque Stelle sono stati costretti o, meglio, si sono costretti a governare insieme. Non sarà vana se si capirà quanto il card. Gualtiero Bassetti ha commentato nelle ore immediatamente successive allo strappo leghista dell’8 agosto ovvero che “un nuovo governo che deve nascere, di qualsiasi colore, deve fondarsi un progetto, non su un contratto”.

 La piccola grande lezione di Vaia è che tutto il progresso tecnologico con le competenze in campo ingegneristico e previsionale non ci mettono in sicurezza: siamo ancora fragili, molto rimane da fare. 

«Il “per sempre” abita il cuore di ognuno di noi». «Siamo tutti in conversione». Sono due frasi forti della quarta Lettera alla Comunità diffusa a San Vigilio dall’Arcivescovo Lauro e intitolata semplicemente “Come goccia”. Ricordando fin dall’apertura l’esempio di fedeltà di suor Ersilia Mantovani - arcense, 97 anni, di cui 50 in missone in Marocco -, il vescovo Tisi annota: «Una vita bella, pienamente realizzata, interamente donata. Senza compromessi o rimpianti, in una quotidianità che non diviene mai abitudine».

Vale anche per tanti di noi religiosi, come osserva il vescovo «il “già visto” non alimenta nostalgia, ma è finestra aperta ogni mattina sulle sorprese del quotidiano e del futuro. L’oggi fa tesoro del passato e non dimentica il domani. Così, giorno per giorno, si diffonde il profumo dell’eternità».

Quella distesa pietrosa e arida, deludente ai nostri occhi di bambini, “camminata” per la prima volta da un uomo 50 anni fa, ci avvicinò inconsapevolmente ad un’immagine scaturita nei primi secoli dai Padri d’Oriente e d’Occidente: “Come la luna, la Chiesa non splende di luce propria, ma vive nel mondo come riflesso di Cristo”.

Il nostro Arcivescovo Lauro in un capitolo della sua recente lettera “Come goccia” attinge alla sapienza dei Padri per metterci in guardia dal “tragico errore” di pensare di essere noi, come Chiesa, il sole.

Il tempo del gioco, apparentemente inutile, è un tempo nel quale accadono cose nuove sotto nuove forme. Impariamo chi siamo. Papa Francesco racconta che, confessando i papà, chiede loro se giocano con i loro figli. Tanti valori, passano anche di lì.

Sia nell’omelia del 26 giugno in cui ha ripreso la provocazione di San Vigilio a “svelare il nome del Dio ignoto”, sia nella sua quarta Lettera alla Comunità trentina “Come goccia”, mons. Lauro Tisi ha voluto mettere al centro il falegname di Nazareth, “il nostro Dio con i calli sulle mani”, che affronta dure giornate di lavoro e impara a vivere dentro un ambiente familiare fatto di quotidianità e di festa.

E noi? Siamo uomini e donne capaci di ascoltare quanto ci dice la vita, “mai sazi di cercare, abitati dal silenzio”, liberi perché “liberati anche dalla maledizione dell’utile”?

“Se esame deve essere” (la Costituzione lo richiama come necessario) sia depurato da “novità a tutti i costi”, schematismi e burocrazie e rimetta al centro la persona, il sapere, la conoscenza critica..

L’ibrido è parte integrante di queste comunità, non può essere riassorbito, neutralizzato. Ѐ giudicato risorsa o impurità. Suscita convivenza o intolleranza. Apre un orizzonte nuovo o spinge a erigere barricate.

Nella verifica di fine anno pastorale, appesantita dalla stanchezza e dall’afa, proviamo a cogliere anche i segnali inediti, le innovazioni rivitalizzanti. Diciamoci quanto funziona bene, diamoci coraggio per togliere quella cappa che fa da spegnitoio sullo Spirito di Pentecoste: la fredda ripetitività.