Scelte di fondo

stampa

Il centenario della nascita di Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008) coincide con la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, segue di pochi giorni (16 gennaio) la 31.ma Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, precede la prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio), annunciata nel 2016 da papa Francesco e istituita con la lettera Aperuit illis del 30 settembre 2019..

E’ un silenzio d’oro, prezioso, che merita qualche sottolineatura anche per la lezione che ne può venire alla nostra vita di uomini e di cristiani. Quando si viene “messi in guardia” o quando si viene tirati per la giacca, pure nelle vicende familiari o lavorative, si sarebbe tentati di reagire subito per chiarire il nostro punto di vista o per stroncare così sul nascere un dissenso (che è destinato poi comunque a crescere)

Ogni volta il mondo si interroga se questa sia la tattica appropriata per affrontare i grandi problemi del nostro tempo: agire da “bounty killer” e poi proporre il calumet della pace. Ma oggi non siamo ai tempi del West americano: viviamo in un modo estremamente complesso, conflittuale e connesso. Fino ad ora il Presidente americano è stato particolarmente fortunato e l’irrimediabile non si è palesato.

Nessuno scandalo di fronte ad un gesto di impazienza del Papa, tanta gratitudine per la semplicità del chiedere scusa proprio il primo gennaio, per ricominciare un anno. 

All’uscita dalle Gallerie di Piedicastello per un cammino di pace nella prima sera di questo 2020, il silenzio rafforza questa convinzione: il vero tunnel dal quale dobbiamo uscire insieme oggi è quello della paura e dell’odio.

N“Ho nostalgia di tante gite in Paganella...se potessi me le porterei via queste montagne” ci aveva sinceramente confidato Chiara Lubich nella conferenza stampa della sua visita a Trento nel 1995. Questa passione per la montagna, fonte d’ispirazione pure nelle estati in Primiero, era uno dei tratti ancora distintivi delle sue origini trentine; come la chioma con l’inconfondibile acconciatura e l’uso abituale del nostro dialetto nelle conversazioni in casa.

All’avvio del centenario (nacque a Trento il 22 gennaio 1920), evidenziare queste radici non è un vanto: richiama ad una forte responsabilità.

NQuei nomi affibbiati dai bimbi di casa, spesso solo per una vaga somiglianza, esprimono ingenuamente la verità teologica di un Dio che a Betlemme ci convoca per nome, ciascuno con la nostra umanità irripetibile, in quest’irripetibile ora della storia.

E tutti ci ama “a fondo perduto”, come ci ha detto il vescovo Lauro, e sempre ci amerà in modo personale, proprio come il piccolo Zaccheo o la santa Maddalena. Tutti “ci consola con la tenerezza - riecco Papa Francesco a Santa Marta in queste omelie prenatalizie - come fanno le mamme quando i bambini piangono o i pastori quando portano gli agnellini sul petto”.

Ritornare ad essere responsabili potrebbe diventare l’occasione per trasformare il Natale di cioccolata, eretto persino a baluardo di un orgoglio smarrito se non addirittura brandito come una spada, in quelle parole d’accoglienza che per fede individuano il senso dell’esistenza in un bambino coperto di stracci nato nelle periferie di un quarti

Dal Festival di Trento brutte notizie per la famiglia italiana. In un Paese fra i meno prolifici del pianeta, il primo in Europa ad avere più ottantenni che nuovi nati, le denatalità batte ogni anno il record precedente (siamo a 1,29 figli per donna, dietro a noi solo Spagna e Malta). Una caduta inesorabile e consolidata, dopo il boom degli anni Sessanta e la timida ripresa negli anni Ottanta. Scivola in giù l’Italia e rischia di non rialzarsi, perché senza figli non potrà più crescere, come prevedono ISTAT ed Eurostat.

Eppure lo shock demografico – contro il quale servirebbe un Patto trasversale, politico e culturale - è percepito come un problema fra i tanti. Invece, è il problema.

Nel cuore dell’inverno, quando le giornate sono avare di luce e la terra appare muta e fredda, Dio si affaccia sull’orizzonte del nostro tempo con la promessa di una visita, con l’annuncio di una speranza, con la potenza della sua parola fedele.

Saremmo meno affaticati se ripensassimo ogni sera ad un gesto di gentilezza che ha addolcito la nostra giornata: l’impiegata dell’anagrafe che ci ha risolto col buon senso un’urgenza burocratica, il vicino di casa che ci ha segnalato la macchina parcheggiata coi fari accesi, il figlio che ci ha sbloccato il computer e alleviato così lo stress.

“Illuminate le loro inchieste. Siate scorta mediatica per questi colleghi”. L'appello del sindacato dei giornalisti italiani FNSI si è rinnovato per l'inviato del quotidiano Avvenire, Nello Scavo, e per la collega freelance Nancy Porsia, che con le loro inchieste sui trafficanti di esseri umani hanno sollevato il velo sull'ipocrisia dei rapporti italiani con il governo libico.

Ci lasciamo senza promesse e, soprattutto, senza lasciargli soldi. Ci scambiamo i numeri di telefono, mentre gli regalo un palliativo: Vedo cosa posso fare…”

La seconda domenica di novembre per la Chiesa Italiana è per lunga tradizione dedicata al ringraziamento per i doni della Terra. Viene a conclusione dell'annata agraria per i contadini, che fino a metà del secolo scorso erano la maggioranza della popolazione. Oggi invece nel mondo occidentale rappresentano soltanto il 2-3% della popolazione che lavora. Quale dunque può essere il senso di questa Giornata?

Non basta più oggi farsi voce. E non basta essere una voce fra le altre, ansiose di alzare i toni, riempire i canali, anticipare i concorrenti. Sarebbe solo la frenesia tipica della piazza del mercato (anche di quello digitale), nella quale tutto finisce ben presto nel cestino, un clic sul tasto CANC. E nella quale nevroticamente si cambia continuamente pagina...

Forse anche noi adulti abbiamo bisogno di vedere nel volto dei santi di oggi e di ieri che essere nella gioia è possibile proprio dentro la sofferenza e la fragilità che la vita inevitabilmente, in un momento o in un altro, ci riserva.