Scelte di fondo

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Le autonomie si giustificano per migliorare il quadro civile e sociale del nostro paese, che rimane l’Italia: devono essere un laboratorio e un esempio per mostrare a tutti cosa si può fare quando si governa con responsabilità e vicinanza alle esigenze di sviluppo dei cittadini..

“Il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è il dono di Dio per amare. Che qualcuno lo usi per fare soldi, per sfruttare gli altri, è un problema diverso”. Non si è spenta l’eco della risposta data da Papa Francesco il 28 gennaio sul volo di ritorno da Panama. Brucia ancora. Fa luce sul turpe mercato della tratta, stigmatizzato sabato dai nostri vescovi a Verona (vedi pag.15), e sui canali della pornodipendenza ormai a portata di smartphone.

Con lo stesso spirito del santo di Assisi il Papa ha compiuto il suo storico viaggio negli Emirati Arabi Uniti, in un contesto storico per certi versi simile a quello di allora: non è inusuale interpretare ancora la storia con le categorie dello scontro di civiltà.

Dal pulpito spesso effimero di Sanremo, nel rito nazionalpopolare più atteso dell’anno, è arrivata una provocazione forse salutare, l’urlo di un adolescente nella canzone di Daniele Silvestri: “Avete preso un bambino che/Non stava mai fermo/L’avete messo da solo/Davanti a uno schermo/E adesso vi domandate se sia normale/Se il solo mondo che apprezzo/È un mondo/Virtuale”.

Come promuovere la vita, che “è futuro”, come ci ricordano i vescovi e anche le primule in questa domenica? Con umiltà e riconoscenza, impegno culturale e iniziative concrete (si veda a pag. 5 la novità diocesana) che vanno dalla vita nascente alla fase terminale. Una sintesi profonda è racchiusa in un testo e nella testimonianza di don Tonino Bello.

Nell’occasione partecipata del funerale, l’annuncio biblico della Vita oltre la morte e poi l’accompagnamento dei familiari nell’ora del lutto fino alla deposizione della bara o dell’urna con le ceneri, può essere ben espresso da una guida laicale.

Caro Direttore, ho letto questa mattina su Vita Trentina l’articolo “Porti chiusi, porte aperte” e mi sono consolato al pensiero che, malgrado il Decreto Sicurezza, il Trentino non si sia lasciato chiudere all’accoglienza dei migranti.

A un secolo dall’appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, che sanciva la nascita del Partito popolare italiano, senza cedere a improbabili attualizzazioni e a nostalgie per presunte “età dell’oro”, come recuperare il senso del popolarismo sturziano?

La morte di due anziani coniugi a Fai della Paganella, probabilmente dovuta a omicidio-suicidio, provoca sentimenti di intensa compassione nei confronti di due persone che, travolte da una situazione di sofferenza, vissuta come insostenibile, hanno deciso di porre fine così tragicamente alla loro esistenza.

Il testo scandito in tv dal presidente Mattarella, ancora colpito dalla testimonianza di Antonio Megalizzi che ricordiamo il 14 gennaio (vedi pag.2), ha un raro pregio. Lega l’affermazione di alcuni valori fondamentali al conseguente riscontro – positivo e negativo – nelle scelte operative. Il riconoscersi come comunità, ad esempio, comporta che “nel battersi per le proprie idee si rifiutino l’astio, l’insulto, l’intolleranza”. E purtroppo spesso, ne abbiamo prova ogni giorno, non va così. Oppure: è sacrosanta la domanda di sicurezza, come “condizione di un’esistenza serena”, ma per Mattarella “la vera sicurezza si realizza, con efficacia, preservando e garantendo i valori positivi della convivenza”

Ho visto in faccia il dolore. Scolpito tra le pieghe del viso di mamma Annamaria. Il volto dell’addolorata, proprio come è stata immaginata e rappresentata Maria, ai piedi della croce. In attesa di accogliere la salma del figlio, la madre di Antonio Megalizzi era lì, in una stanza della canonica di Cristo Re...

Le profezia consegnataci dal “Mega”, come gli amici apostrofavano Antonio Megalizzi, ha la forza disarmante dell’amore. Teniamocela stretta come un dono per questo e per i prossimi Natali, un versetto di sapienza giovanile che merita di essere scolpito nella memoria collettiva.

Come credenti continuiamo ad attendere Colui che viene come salvatore potente. Non con l’arroganza di chi vuol gridare più forte degli altri, e nemmeno con l’ingenuità di chi sottovaluta i problemi o li nasconde addirittura, eliminandoli dagli occhi della gente perbene.

Sono passati appena sette giorni e gli effetti temuti del “Decreto sicurezza e immigrazione”, approvato mercoledì scorso nell’aula divisa del Parlamento, prendono corpo in tante periferie: quello di uomini, donne e bambini, sbattuti fuori dai centri di accoglienza CARA e CAS in quanto titolari soltanto di protezione umanitaria, ora insufficiente per restare in Italia.

La parola generosità è imparentata con la parola generatività. Il Papa ci dice che le persone generose diventano “magnanime” in quanto il loro cuore si allarga perché ci fa entrare l’altro, l’ammalato, il povero, il giovane (ahimé, il giovane ci dovrebbe stare già dentro..), lo straniero, il genitore anziano e bisognoso di tempo.

La notizia di questi giorni è che in Parlamento sarà discusso un emendamento alla legge di Bilancio, su proposta di una porzione della maggioranza al Governo, che rimette in discussione tutto questo, liquidando un tema vitale per il Paese. Tutto si può ridiscutere e migliorare, ma, per un comparto così significativo, delicato e complesso come la libertà di stampa e il pluralismo informativo, occorre un ascolto più ampio con coloro che sono coinvolti. Evitando dogmatismi pregiudiziali, e guardando alla realtà delle cose ed al contesto democratico.