Scelte di fondo

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Rivedo come in un film questi pochi mesi accanto a Deka Jean. Contemplo la Provvidenza divina che si è servita di tante persone e in particolare della famiglia di Théo per farlo sentire amato, ciò che non provava da tanto tempo. Porto tutto nel cuore.

Se la porta dell’ascensore al Huong Sen Hotel di Ho Chi Minh City non si fosse aperta quella mattina piena di sole di 12 anni fa e non avesse svelato il viso e il sorriso di Thủy, i suoi capelli dai riflessi blu e i tre punti di sutura sul mento, frutto di una caduta dalle scale all’orfanotrofio di Binh Duong, la mia vita non sarebbe ora così bella, impegnativa e affascinante. Se non avessi sentito con le mie orecchie le sue prime parole...

Anche correndo il rischio di finire fra chi “si schiera”, è doveroso ragionare con pacatezza sull’evento che nel fine settimana porterà a Verona una parte del governo e molti contestatori.

Il martirio non va cercato e non tutti saremo chiamati al martirio, ma il silenzio quaresimale in questa Giornata così vicina all’incoraggiante notizia dell’Annunciazione potrebbe aiutarci a scavare la sorgente della mitezza dentro di noi, per bonificare il mondo intorno a noi.trac

Da quando sono stata accolta e aggregata nella comunità religiosa dei Padri Venturini, continuo in un certo senso a cercare il posto della donna nella Chiesa in un regime misto (mi sembra sempre il regime migliore) e in una prospettiva che va al di là di questo tema. Al di sopra di tutto c’è infatti la ricerca di Dio e il servizio evangelico di chi ricorre a noi.

Un 8 marzo dunque per una evoluzione delle relazioni umane in cui ci si rispetta nella diversità per trarne gioia esistenziale. Un cambiamento generativo di liberazione autentica che riguarda uomini e donne e che prepari la strada delle future “marce mondiali” che si uniranno per i diritti umani, per la giustizia sociale, per il clima, per la pace.

Quest’ambito è soltanto un concreto banco di prova, anzi di esercizio, per una Chiesa-popolo di Dio in cui tutti indistintamente, preti, religiosi e laici, siamo richiamati al dovere di “rendere conto” in modo corresponsabile di quanto stiamo facendo, nel male come nel bene. Così come insieme ci impegniamo a essere pronti a “rendere ragione” della Speranza che è noi.

Le autonomie si giustificano per migliorare il quadro civile e sociale del nostro paese, che rimane l’Italia: devono essere un laboratorio e un esempio per mostrare a tutti cosa si può fare quando si governa con responsabilità e vicinanza alle esigenze di sviluppo dei cittadini..

“Il sesso è un dono di Dio, non è un mostro, è il dono di Dio per amare. Che qualcuno lo usi per fare soldi, per sfruttare gli altri, è un problema diverso”. Non si è spenta l’eco della risposta data da Papa Francesco il 28 gennaio sul volo di ritorno da Panama. Brucia ancora. Fa luce sul turpe mercato della tratta, stigmatizzato sabato dai nostri vescovi a Verona (vedi pag.15), e sui canali della pornodipendenza ormai a portata di smartphone.

Con lo stesso spirito del santo di Assisi il Papa ha compiuto il suo storico viaggio negli Emirati Arabi Uniti, in un contesto storico per certi versi simile a quello di allora: non è inusuale interpretare ancora la storia con le categorie dello scontro di civiltà.

Dal pulpito spesso effimero di Sanremo, nel rito nazionalpopolare più atteso dell’anno, è arrivata una provocazione forse salutare, l’urlo di un adolescente nella canzone di Daniele Silvestri: “Avete preso un bambino che/Non stava mai fermo/L’avete messo da solo/Davanti a uno schermo/E adesso vi domandate se sia normale/Se il solo mondo che apprezzo/È un mondo/Virtuale”.

Come promuovere la vita, che “è futuro”, come ci ricordano i vescovi e anche le primule in questa domenica? Con umiltà e riconoscenza, impegno culturale e iniziative concrete (si veda a pag. 5 la novità diocesana) che vanno dalla vita nascente alla fase terminale. Una sintesi profonda è racchiusa in un testo e nella testimonianza di don Tonino Bello.

Nell’occasione partecipata del funerale, l’annuncio biblico della Vita oltre la morte e poi l’accompagnamento dei familiari nell’ora del lutto fino alla deposizione della bara o dell’urna con le ceneri, può essere ben espresso da una guida laicale.

Caro Direttore, ho letto questa mattina su Vita Trentina l’articolo “Porti chiusi, porte aperte” e mi sono consolato al pensiero che, malgrado il Decreto Sicurezza, il Trentino non si sia lasciato chiudere all’accoglienza dei migranti.

A un secolo dall’appello “A tutti gli uomini liberi e forti”, che sanciva la nascita del Partito popolare italiano, senza cedere a improbabili attualizzazioni e a nostalgie per presunte “età dell’oro”, come recuperare il senso del popolarismo sturziano?