Scelte di fondo

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Nessun dolore umano, grazie alla Passione e alla Resurrezione, può sentirsi estraneo a quello di Dio, nessun dolore può più rimanere solo assurdo dolore. Urge solo riconoscerlo. È questo quello che forse ci manca davvero, la cosa apparentemente più inutile.

Sembra passato un altro secolo, erano poche settimane fa. Quelli colpiti dal virus allora erano ”deceduti” di province lontane, anonimi e distanti. Ora invece sono arrivati anche per noi i giorni del lutto: fra le vittime di quest’infido Covid-19 annoveriamo quasi tutti ormai un volto conosciuto, l’amico di un amico, il punto di riferimento del paese vicino. E allora molto ancora cambia.

Maria di Nazareth, tu che sei stata ai piedi della Croce, insegnaci a “stare” in queste giornate di dura salita verso il picco dell’infezione.

Siamo immersi in un’emergenza che nessuno di noi pensava di vivere. Ci siamo trovati impreparati ad affrontare, più ancora che l’emergenza Coronavirus, l’evidenza della nostra condizione umana, così indifesa, fragile e disarmata.

Queste campane (nella foto di copertina) che annunciano l’ora comune per una preghiera nelle case. La telefonata affettuosa di un amico lontano. Questo giornale che ogni settimana rinnoverà l’appartenenza diocesana. Non mancano, in queste lunghe giornate incupite dai bollettini sanitari, le tracce della certezza evangelica fatta risuonare dall’arcivescovo domenica 8 marzo in una Messa a banchi vuoti. “Coraggio, non siamo soli!” ci ha detto don Lauro, con la voce energica che rimbombava nella cattedrale mai così vuota.

Impegnarsi uomini e donne, padri e madri soprattutto, a comprendere e far comprendere che il prendersi cura dovrebbe diventare per tutti il modo di essere nel mondo. Un onere/onore da condividere per il bene e la tutela di noi stessi, delle persone a noi prossime, ma anche della Terra/Natura intesa come nostro grande corpo, senza la cui salute non potranno averla nemmeno i nostri corpi personali. Esempi virtuosi in questa direzione, fortunatamente, non mancano. Conosco giovani uomini che sanno pulire casa, provvedere alla spesa, cucinare e molti altri capaci di essere presenti e disponibili con le loro compagne e i loro figli.

“Non discorsi campati in aria, ma proposte concrete, che siano utili”. L’auspicio del Papa al summit del Mediterrano in corso a Bari ha spinto il cardinale presidente della CEI Gualtiero Bassetti a prospettare l’impegno deciso di “raddoppiare” l’esperienza esemplare di Rondine, il piccolo borgo vicino ad Arezzo dove da vent’anni convivono e studiano gomito a gomito giovani provenienti da Paesi in conflitto.

A leggerla tutta d’un fiato, l’esortazione postsinodale “Querida Amazonia” ha il profumo delle mangrovie di Manaus e il puzzo delle foreste bruciate.

La vicenda epocale del Coronavirus – che in un mondo ormai villaggio globale collega la metropoli di Wuhan al nostro sobborgo di Sardagna, dove sono ospiti alcuni studenti cinesi in quarantena - ci consente una riflessione senza tempo.

Un appello mai così forte dai tempi del vescovo mons. Carlo de Ferrari, il pastore a cui dobbiamo il merito storico di aver saputo discernere e custodire il carisma focolarino. Un richiamo che non si dovrebbe esaurire con l’onda emotiva di questo centenario: “Prendi in mano il Vangelo, Parola di vita, prova a viverlo nella sua straordinaria semplicità e radicalità – così Tisi ha poi esortato la nostra Chiesa - trasforma le tue comunità in piccoli rifugi, dove s’incontrano i poveri e si vive la fraternità”.

Il centenario della nascita di Chiara Lubich (Trento, 22 gennaio 1920 – Rocca di Papa, 14 marzo 2008) coincide con la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, segue di pochi giorni (16 gennaio) la 31.ma Giornata per l’approfondimento e lo sviluppo del dialogo tra cattolici ed ebrei, precede la prima Domenica della Parola di Dio (26 gennaio), annunciata nel 2016 da papa Francesco e istituita con la lettera Aperuit illis del 30 settembre 2019..

E’ un silenzio d’oro, prezioso, che merita qualche sottolineatura anche per la lezione che ne può venire alla nostra vita di uomini e di cristiani. Quando si viene “messi in guardia” o quando si viene tirati per la giacca, pure nelle vicende familiari o lavorative, si sarebbe tentati di reagire subito per chiarire il nostro punto di vista o per stroncare così sul nascere un dissenso (che è destinato poi comunque a crescere)

Ogni volta il mondo si interroga se questa sia la tattica appropriata per affrontare i grandi problemi del nostro tempo: agire da “bounty killer” e poi proporre il calumet della pace. Ma oggi non siamo ai tempi del West americano: viviamo in un modo estremamente complesso, conflittuale e connesso. Fino ad ora il Presidente americano è stato particolarmente fortunato e l’irrimediabile non si è palesato.

Nessuno scandalo di fronte ad un gesto di impazienza del Papa, tanta gratitudine per la semplicità del chiedere scusa proprio il primo gennaio, per ricominciare un anno. 

All’uscita dalle Gallerie di Piedicastello per un cammino di pace nella prima sera di questo 2020, il silenzio rafforza questa convinzione: il vero tunnel dal quale dobbiamo uscire insieme oggi è quello della paura e dell’odio.