Scelte di fondo

stampa

Nel cuore dell’inverno, quando le giornate sono avare di luce e la terra appare muta e fredda, Dio si affaccia sull’orizzonte del nostro tempo con la promessa di una visita, con l’annuncio di una speranza, con la potenza della sua parola fedele.

Saremmo meno affaticati se ripensassimo ogni sera ad un gesto di gentilezza che ha addolcito la nostra giornata: l’impiegata dell’anagrafe che ci ha risolto col buon senso un’urgenza burocratica, il vicino di casa che ci ha segnalato la macchina parcheggiata coi fari accesi, il figlio che ci ha sbloccato il computer e alleviato così lo stress.

“Illuminate le loro inchieste. Siate scorta mediatica per questi colleghi”. L'appello del sindacato dei giornalisti italiani FNSI si è rinnovato per l'inviato del quotidiano Avvenire, Nello Scavo, e per la collega freelance Nancy Porsia, che con le loro inchieste sui trafficanti di esseri umani hanno sollevato il velo sull'ipocrisia dei rapporti italiani con il governo libico.

Ci lasciamo senza promesse e, soprattutto, senza lasciargli soldi. Ci scambiamo i numeri di telefono, mentre gli regalo un palliativo: Vedo cosa posso fare…”

La seconda domenica di novembre per la Chiesa Italiana è per lunga tradizione dedicata al ringraziamento per i doni della Terra. Viene a conclusione dell'annata agraria per i contadini, che fino a metà del secolo scorso erano la maggioranza della popolazione. Oggi invece nel mondo occidentale rappresentano soltanto il 2-3% della popolazione che lavora. Quale dunque può essere il senso di questa Giornata?

Non basta più oggi farsi voce. E non basta essere una voce fra le altre, ansiose di alzare i toni, riempire i canali, anticipare i concorrenti. Sarebbe solo la frenesia tipica della piazza del mercato (anche di quello digitale), nella quale tutto finisce ben presto nel cestino, un clic sul tasto CANC. E nella quale nevroticamente si cambia continuamente pagina...

Forse anche noi adulti abbiamo bisogno di vedere nel volto dei santi di oggi e di ieri che essere nella gioia è possibile proprio dentro la sofferenza e la fragilità che la vita inevitabilmente, in un momento o in un altro, ci riserva.

Lo sport non è solo disimpegnata futilità, beata innocenza, spensierato passatempo. È un fenomeno serio, un modello mentale e comportamentale dal quale esce rafforzata la nostra forma di relazione con il mondo.

La Settimana dell’Accoglienza ci lascia in consegna scritta un richiamo severo, epocale.  Esce già  nel titolo del bruciante libro presentato  da Vincenzo Passerini,  promotore di un Trentino solidale: “Tempi feroci”.  Racconta di “vittime, carnefici, samaritani” (il sottotitolo)  degli ultimi due anni, ma la ferocia ha scritto già altre pagine in questi primi drammatici giorni d’ottobre missionario.

Credo tuttavia che questa decisione della Corte provochi a misurarsi con una sfida ben più grande, quella di testimoniare i valori in cui si crede in un contesto di sempre maggiore libertà individuale.

Per tanti missionari operanti nelle regioni amazzoniche questa vigilia sinodale è un dono forse impensabile, la realizzazione di un’utopia prefigurata dalla Conferenza latinoamericana di Aparecida nel 2007: “obbligare” la Chiesa e l’umanità a guardare al “polmone” del pianeta”, riconoscendovi una questione di vita o di morte.

L’Anno pastorale è la sveglia al mattino. Suona per ricordarci che siamo parte di questo mondo e non di quello dei sogni. Ci dice che prima dei “bisognerebbe fare” ci sono volti da incrociare, storie da ascoltare, ferite da tamponare con il cotone della misericordia e il disinfettante del perdono.

L’anniversario dell’accordo Degasperi-Gruber stipulato nel corso della Conferenza della pace di Parigi il 5 settembre 1946 ci rammenta, come ogni anno, il dovere della riflessione rispetto a un termine – autonomia – sul quale si basa gran parte del nostro sistema locale di convivenza. 

Questa crisi di governo – devastante come una tempesta d’agosto, anticipata peraltro da tante perturbazioni - non sarà vana, se consentirà a tutti di tracciare un giudizio netto su quanto avvenuto in questi quattordici mesi in cui Lega e Cinque Stelle sono stati costretti o, meglio, si sono costretti a governare insieme. Non sarà vana se si capirà quanto il card. Gualtiero Bassetti ha commentato nelle ore immediatamente successive allo strappo leghista dell’8 agosto ovvero che “un nuovo governo che deve nascere, di qualsiasi colore, deve fondarsi un progetto, non su un contratto”.