Scelte di fondo

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Come credenti continuiamo ad attendere Colui che viene come salvatore potente. Non con l’arroganza di chi vuol gridare più forte degli altri, e nemmeno con l’ingenuità di chi sottovaluta i problemi o li nasconde addirittura, eliminandoli dagli occhi della gente perbene.

Sono passati appena sette giorni e gli effetti temuti del “Decreto sicurezza e immigrazione”, approvato mercoledì scorso nell’aula divisa del Parlamento, prendono corpo in tante periferie: quello di uomini, donne e bambini, sbattuti fuori dai centri di accoglienza CARA e CAS in quanto titolari soltanto di protezione umanitaria, ora insufficiente per restare in Italia.

La parola generosità è imparentata con la parola generatività. Il Papa ci dice che le persone generose diventano “magnanime” in quanto il loro cuore si allarga perché ci fa entrare l’altro, l’ammalato, il povero, il giovane (ahimé, il giovane ci dovrebbe stare già dentro..), lo straniero, il genitore anziano e bisognoso di tempo.

La notizia di questi giorni è che in Parlamento sarà discusso un emendamento alla legge di Bilancio, su proposta di una porzione della maggioranza al Governo, che rimette in discussione tutto questo, liquidando un tema vitale per il Paese. Tutto si può ridiscutere e migliorare, ma, per un comparto così significativo, delicato e complesso come la libertà di stampa e il pluralismo informativo, occorre un ascolto più ampio con coloro che sono coinvolti. Evitando dogmatismi pregiudiziali, e guardando alla realtà delle cose ed al contesto democratico.

Ma il giorno dopo fanno rabbrividire tutti, non solo chi ha figli adolescenti, i dettagli di quest’operazione denominata “Sciamano” che non può essere archiviata come triste e inevitabile routine.

Non è stata un’esperienza facile da affrontare, da gestire, da superare e molti di noi, compresi bambini e adolescenti, porteranno a lungo i segni della cicatrice e le ombre invasive del terrore notturno. Però nella disgrazia immane che ci ha minacciato, ci sono evidenti segni di resurrezione, si sono manifestate cose grandi. Ricordare tutti gli episodi di solidarietà è impossibile, tacerli è viltà.

Siamo un’area con standard europei, dobbiamo essere all’altezza delle responsabilità e proprio perché abitiamo un territorio fragile possiamo sperimentare un modello di vita compatibile: abbandonare la via dell’”avanti come si è fatto finora”, coinvolgere la gente in un progetto ambizioso e replicabile.

La lunga notte ha avvolto Dimaro – la gioiosa località del rafting e dei coloriti tifosi napoletani - che si è ritrovata smarrita all’alba, ricoperta di fango e senza una delle sue figlie, Michela, strappata all’affetto dei suoi cari.

L’invito del vescovo Ivo Muser a rinominare una delle più controverse piazze di Bolzano sostituendo la parola “vittoria” con la parola “pace”, arriva quanto mai opportuno. La sua lettera pastorale ci riporta ai primi di novembre del 1918 quando calava il sipario sulla tragedia cui Papa Benedetto XV diede il titolo di “Inutile strage”.

Per la prima volta nella storia i trentini hanno incoronato principe un uomo del centro destra. Dopo i vent’anni di Lorenzo Dellai e Ugo Rossi, il leghista Maurizio Fugatti spodesta il centrosinistra autonomista con un premio di maggioranza che lo rende più forte alla guida di una coalizione in cui ha ricompattato anche partiti che a Roma stanno contro la Lega. Qui non ha chiesto nemmeno l’appoggio dei Cinque Stelle.

Leggendo e ascoltando quanto si va dicendo dei giovani d’oggi, nella Chiesa e nella società, soprattutto in questo ultimi mesi sinodali, sono rimasto perplesso, non tanto per le analisi e le statistiche, , ma per la mancanza di una intuizione a mio modo di vedere, indispensabile, logica, direi naturale, per far ripartire con una marcia in più i nostri giovani: la riscoperta della coscienza.

Assemblea legislativa con tante competenze primarie, il Consiglio provinciale è di fatto un parlamentino in cui si deve legiferare, talvolta prima e oltre quanto si decide a Roma. Non è giustificata dunque l’indifferenza scettica o menefreghista di chi non risponde al diritto-dovere di andare alle urne, così come preoccupa la tiepidezza di una larga opinione pubblica trentina che si è chiamata fuori da questa campagna elettorale.

Dagli uomini di Chiesa nessuna indicazione di voto per schieramenti e partiti, ma un invito alle coscienze a valutare le scelte più utili al bene comune e ad una società solidale e giusta - i programmi, le persone e le alleanze - sulla base di una necessaria informazione.

La fede non è adatta alla vita di un giovane o di un adulto? Rassegnarsi a questa convinzione diventa spesso la cartina tornasole di una mancanza di speranza che nasconde, in realtà, ignoranza rispetto alla Parola di Dio e alla figura di Gesù.

Il dado è tratto. Alla fine di un’estate politica nervosa e snervante, sappiamo chi sono gli undici candidati alla presidenza della Giunta provinciale di Trento. Dopo veti incrociati, ripescaggi e qualche cambio di casacca dell’ultima ora, possono contare sull’appoggio di un totale di 22 liste dai nomi talvolta simili. Una frammentazione esasperata, specchio di una tendenza al fai-da-te che si sottrae alla fatica della mediazione.

La volontà di cambiare non può prescindere dalla fatica della ricerca. Ma dobbiamo anche scongiurare quel pessimismo strisciante che impedisce di cogliere i germogli di speranza, coltivarli e farli fruttare, anche solo raccontandoli nel modo giusto, come cercheranno di fare le comunità impegnate nelle Assemblee zonali.