Scelte di fondo
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Il tempo della gratitudine, della domanda, della consapevolezza del nostro male, della richiesta e dell’accoglienza del perdono è un tempo di grazia, è il tempo della preghiera; nel sacramento della riconciliazione ha la forza di cambiarci

Chiedere scusa. Per ricominciare

Nessuno scandalo di fronte ad un gesto di impazienza del Papa, tanta gratitudine per la semplicità del chiedere scusa proprio il primo gennaio, per ricominciare un anno. 

Parole chiave: Territorio (20127)

Che cosa può fremere nel cuore di un Papa nel tempo che passa tra la consapevolezza di aver sbagliato e la decisione di chiedere scusa? E in quello di un genitore, una sorella, un amico?

Papa-Francesco.-Foto-AFP-SIR

Iniziando le catechesi sulla famiglia, il 13 maggio del 2015, Papa Francesco consegnava al mondo tre sostanziose parole - “permesso?”, “grazie”, “scusa” - indicandole come semplici ma impegnativi modi per “custodire la casa”, coltivare “la finezza del voler bene” nella famiglia. Non credo sia un caso che abbia collocato la richiesta di perdono al terzo posto, dopo la gratitudine e la domanda. La richiesta di perdono, quella del Papa come quella di ciascuno di noi di fronte alle mille occasioni in cui ci scopriamo sgarbati, disattenti, inariditi, non può nascere solamente dal senso di colpa, dalla vergogna o dall’opportunità, ma ha bisogno di una dolce forza per emergere. Nella lettera ai Colossesi (testo utilizzato dalla liturgia per la festa della Sacra famiglia), Paolo prima di parlare di perdono chiede ai fratelli di rivestirsi di sentimenti di tenerezza, bontà, umiltà. Come a dire che la richiesta di perdono trova la sua sorgente nella bellezza di scoprirsi amati non perché bravi, ma perché figli. “Fratelli, scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro.
Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi.
(Col 3, 12-13)”

Siamo troppo abituati a pensare che l’amore di Dio si meriti, ma Dio non ama come amiamo noi. Il suo è un amore incondizionato. Il Padre ama ciascuno di noi in ogni caso. È da questa consapevolezza che può nascere l’intenerimento di chi riesce a riconoscersi piccolo e bisognoso di perdono, e chiede scusa. E ricomincia. È questa la strada che permette alle nostre relazioni più sacre di rinnovarsi. Ricominciando a partire dalla riscoperta della qualità dell’amore di Dio. Su questa semplice intuizione, quella di essere prima di tutto figlia, amata, sorella, si fonda la dottrina spirituale di Santa Teresa di Gesù Bambino. Più si sentiva piccola e incapace di amare, più chiedeva al Padre di amare tutto e tutti con il Suo stesso amore.

Nessuno scandalo quindi di fronte ad un gesto di impazienza del Papa, tanta gratitudine per la semplicità del chiedere scusa proprio il primo gennaio, per ricominciare un anno. Abbiamo bisogno di imparare a ricominciare nelle nostre relazioni, quando ci accorgiamo che c’è del male, ci sono delle ferite che potrebbero essere evitate semplicemente con la custodia del nostro cuore, con la gentilezza dei nostri modi e coltivando la gratitudine ovvero la certezza di essere amati “alla Dio”. Il tempo della gratitudine, della domanda, della consapevolezza del nostro male, della richiesta e dell’accoglienza del perdono è un tempo di grazia, è il tempo della preghiera; nel sacramento della riconciliazione ha la forza di cambiarci. Fa bene al cuore di un figlio sentire il proprio papà che ringrazia o chiede perdono davanti al Padre, nel nome di Gesù, a sua moglie, lo aiuta a capire che cosa significa essere figli assieme, fratelli. Fa bene a noi riscoprire ogni volta che l’amore di Dio è diverso dal nostro. Per ricominciare.

Chiedere scusa. Per ricominciare
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