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Come possiamo uscire dalla paura e dall’odio

All’uscita dalle Gallerie di Piedicastello per un cammino di pace nella prima sera di questo 2020, il silenzio rafforza questa convinzione: il vero tunnel dal quale dobbiamo uscire insieme oggi è quello della paura e dell’odio.

Parole chiave: Territorio (20198)

Trecento candele, piccole luci accese dall’impegno personale. All’uscita dalle Gallerie di Piedicastello per un cammino di pace nella prima sera di questo 2020, il silenzio rafforza questa convinzione: il vero tunnel dal quale dobbiamo uscire insieme oggi è quello della paura e dell’odio.

A livello nazionale lo ha scandagliato il CENSIS che nell’ultimo Rapporto di dicembre riconosce l’incertezza come stato d’animo dominante nel Paese, registra la richiesta antidemocratica di “un uomo forte al potere” come desiderio di quasi metà degli italiani e certifica l’aumento di odio e intolleranza verso le minoranze, non solo immigrati ma anche ebrei e rom.

Nella nostra regione un osservatore acuto come Toni Visentini, ex caporedattore ANSA, riepiloga questi due decenni nel segno della paura crescente – diffusa a piene mani dalla politica ma anche dai social – “che è diventata a Bolzano e a Trento non solo strumento mirato di azione politica ma anche un dato quasi antropologico: la paura di perdere quel che si ha – ha spiegato sulle pagine del Corriere del Trentino - di non capire la complessità del mondo globalizzato, dell’uomo nero inteso come immigrato o diverso”.

Che sia maggiormente diffuso quest’atteggiamento pregiudiziale, ostile verso il lontano e rancoroso verso il vicino, sta anche nel titolo del saggio del card. Matteo Maria Zuppi “Odierai il prossimo tuo. Perché abbiamo dimenticato la fraternità” (scritto per Piemme con Lorenzo Fazzini),  nel quale l’Arcivescovo di Bologna azzarda questa spiegazione: “Oggi c’è più odio, perché sono diffuse molte paure (spesso giustificate) ed è maggiore l’ignoranza, due ingredienti che, miscelati insieme, ci tolgono la pace e ci spingono a sospettare, a criticare, ad attaccare (per difenderci) più di un tempo. Per questi motivi la nostra porta di casa è più chiusa, i nostri giudizi più netti e taglienti”.

Abbiamo un nuovo anno davanti non per “maledire l’oscurità”, ma per fare del nostro meglio nel contribuire a uscire dal tunnel. “In una società in cui l’odio è più presente anche la fraternità cristiana deve risultare più affascinante e capace di estinguere le contese, di disinnescarle, di renderle meno attraenti”, scrive il pastore di Bologna, che riserva un intero capitolo alle tensioni dentro gli ambienti ecclesiali dove purtroppo “non sempre ascoltiamo, più spesso ripetiamo le nostre convinzioni e – in nome della verità e spesso in buona fede – arriviamo a essere di fatto divisivi”. Questo richiamo a far crescere la comunione – che richiede sincerità e autentica collegialità – vale anche per la nostra Chiesa, stimolata in questo centenario da Chiara Lubich con i suoi lasciti esigenti: fraternità universale e spiritualità di comunione.

Accendere a Capodanno una fiaccola nelle tenebre del catastrofismo comporta firmare anche l’impegno per stili di vita coerenti, come quelli contenuti nell’ottalogo il primo gennaio(vedi pag.7), otto regole ben motivate da Adriano Sella. Lo impone ai credenti e agli uomini di buona volontà non solo il rispetto del Creato – come osserva il Papa nel suo messaggio – ma anche un dovere di giustizia nei confronti delle popolazioni impoverite. E forse anche la possibilità di rispondere con coerenza alle attese della generazione delle tre Effe (Fryday For Future) che ha lanciato una rivoluzione epocale.

In Trentino il 2020 presenta un primo impegnativo banco di prova nelle elezioni amministrative fissate il 3 maggio; fra concittadini o compaesani dobbiamo ripartire con relazioni “bonificate” dall’odio  per costruire il bene comune nel Comune, accogliente per tutti e promettente per i giovani. Siamo chiamati a dare prova di quel “senso civico” che il Capo dello Stato ha indicato con esempi concreti  nel suo appello di San Silvestro e che può ancora fare da collante per la comunità nazionale, per quella locale e per quella mondiale, scossa in questi giorni dagli attacchi in Iran e Libia.  

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