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Editoriale

Coraggio, non siamo soli!

Queste campane (nella foto di copertina) che annunciano l’ora comune per una preghiera nelle case. La telefonata affettuosa di un amico lontano. Questo giornale che ogni settimana rinnoverà l’appartenenza diocesana. Non mancano, in queste lunghe giornate incupite dai bollettini sanitari, le tracce della certezza evangelica fatta risuonare dall’arcivescovo domenica 8 marzo in una Messa a banchi vuoti. “Coraggio, non siamo soli!” ci ha detto don Lauro, con la voce energica che rimbombava nella cattedrale mai così vuota.

Parole chiave: chiesa (6449)

Queste campane (nella foto sopra) che annunciano l’ora di una preghiera comune nelle case. La telefonata affettuosa di un amico lontano. Questo giornale che ogni settimana rinnoverà l’appartenenza diocesana. Non mancano, in queste lunghe giornate incupite dai bollettini sanitari, le tracce della certezza evangelica fatta risuonare dall’arcivescovo domenica 8 marzo in una Messa a banchi vuoti. “Coraggio, non siamo soli!” ci ha detto don Lauro, con la voce energica che rimbombava nella cattedrale mai così vuota.
Non siamo soli perché nelle stagioni dello smarrimento (“mai visto una cosa così!”) e della preoccupazione (“quando s’invertirà la curva del contagio?”),
il Signore della vita ci assicura la sua prossimità: “Alzatevi, non temete”, come ha detto ai tre discepoli tramortiti sul Tabor, nella seconda domenica di questa quaresima segnata dalle rinunce di una quarantena.

Anche se addolora l’aumento inesorabile delle anonime vittime della malattia, prendiamo lucidamente fiducia dall’efficacia delle misure anticontagio, impegnandoci però a rispettarle come dovere civile e fraterno.

Anche se abbiamo dovuto constatare l’insufficienza e gli squilibri regionali delle risorse ospedaliere, prendiamo esempio di coraggio dalla dedizione degli operatori sanitari che non “staccano” dalla bianca divisa del servizio.

Anche se forse per troppi giorni ci siamo “vaccinati” con le battute dei social media per rimuovere il pericolo con superficiale ironia , investiamo ora nella serietà per infondere serenità in chi avverte maggiormente la morsa dell’ansia sulla sua condizione già precaria.

Anche se le privazioni imposte (come quella di visitare i nostri anziani o di vivere la gioia dell’Eucaristia dentro un’assemblea) ci risultano faticose, sentiamole comunque “relative” e trasformiamole in condivisione con chi – nella maggior parte del pianeta – si trova a vivere in un interminabile “zona rossa”, senza sicurezza di una casa, di un pasto o degli affetti.

Anche se il dovere di #iorestoacasa ci impedisce di esprimere fisicamente la nostra fede in comunità e la nostra carità, accogliamo l’invito dell’Arcivescovo a cogliere le “opportunità contagiose” per manifestarle in altro modo. In questo numero raccogliamo alcune di queste “risposte creative” vissute dalle famiglie, dai singoli, in casa, in parrocchia o attraverso la tecnologia digitale. E le racconteremo e nella nostra pagina Facebook perché anche le buone idee possono diventare virali.

Affrontiamo con pazienza questi giorni nella luce della Pasqua e – anche lavorando da casa, come fa la nostra redazione – infondiamo concretamente coraggio, attingendo alla preghiera, portando alle labbra “le parole vere” di cui ci parlano le “esperte” sorelle clarisse di Borgo.

Coraggio, non siamo soli!
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