Scelte di fondo
stampa

L’editoriale

Il silenzio d’oro di Francesco

E’ un silenzio d’oro, prezioso, che merita qualche sottolineatura anche per la lezione che ne può venire alla nostra vita di uomini e di cristiani. Quando si viene “messi in guardia” o quando si viene tirati per la giacca, pure nelle vicende familiari o lavorative, si sarebbe tentati di reagire subito per chiarire il nostro punto di vista o per stroncare così sul nascere un dissenso (che è destinato poi comunque a crescere)

Parole chiave: Territorio (20564)

“Francesco, perché non parli?” In questi giorni i critici più agguerriti di Bergoglio, ma forse anche i suoi difensori, vorrebbero che il Papa prendesse di nuovo posizione sul celibato dei preti e sul clamoroso “malinteso” fra i cardinali Ratzinger e Sarah in merito al libro che invoca Dal profondo dei nostri cuori di non ordinare (in Amazzonia o altrove) sacerdoti degli uomini sposati con famiglia. Francesco, invece, sceglie di tacere. E, molto probabilmente, di pregare.

E’ un silenzio d’oro, prezioso, che merita qualche sottolineatura anche per la lezione che ne può venire alla nostra vita di uomini e di cristiani. Quando si viene “messi in guardia” o quando si viene tirati per la giacca, pure nelle vicende familiari o lavorative, si sarebbe tentati di reagire subito per chiarire il nostro punto di vista o per stroncare così sul nascere un dissenso (che è destinato poi comunque a crescere).

Invece no. Francesco aspetta, probabilmente soffre, consapevole anche della responsabilità che gli deriva dal ministero petrino, ma aspetta. Come mai? Egli esercita la sua autorità in modo paziente e paterno, è rispettoso delle persone (in questo caso si tratta di due autorevoli guide ecclesiali, ma vale anche per un semplice maggiordomo) alle quali riesce a continuare a guardare con misericordia. Non ignora che la carità e la verità procedono insieme, ma c’insegna a guardare all’altro comunque con amore, anche quando non condividiamo le sue scelte e dobbiamo temere le loro conseguenze.

In quest’ultimo “pasticcio”, tempi e modi appaiono ben determinati.

“Anche se in buona fede”, come gli riconosce Ganswein, segretario di Ratzinger, il card. Sarah ha voluto anticipare di qualche settimana la sua posizione nettamente contraria all’ordinazione di preti sposati rispetto al testo conclusivo del Sinodo sull’Amazzonia che il Papa sta elaborando. Nessuno nega (tanto meno Francesco che ha sempre favorito una libera opinione pubblica nella Chiesa) che un cardinale possa esprimere la sua, così come fece Carlo Maria Martini nell’intervista ormai nota in cui parlò di “Chiesa indietro di 200 anni”.

Ma quanto appare forzato, oltre al tempismo, è il coinvolgimento del Papa emerito e della sua “pesante” firma a sostenere le tesi sull’intoccabilità del celibato, peraltro ribadita più volte da Bergoglio (come documentato dalla Santa Sede in queste ore). Dalla ricostruzione “bilaterale” dei fatti si può dedurre che se il Papa emerito avesse saputo che il suo contributo scritto sul celibato sarebbe finito in un bestseller di prossima pubblicazione allora avrebbe preventivamente chiesto il consenso a Francesco, esattamente come aveva fatto nell’aprile 2019 prima di affidare i suoi “Appunti” sulla pedofilia nella Chiesa ad una rivista tedesca.

L’effetto di questa forzatura da parte di Sarah è stato amplificato con esiti dannosi. Sono scaturiti i titoli sullo “schiaffo di Ratzinger”, alimentando ancora un’idea di dualismo personale fra “I due Papi” (titolo di un suggestivo film uscito in queste settimane) e un quadro fosco di “attacchi” che non giova alla testimonianza di una Chiesa fraterna, proprio all’inizio della Settimana dell’unità.

A questo punto ecco la lezione di Francesco. Peraltro amareggiato per il fatto che il tema del diaconato agitato nel cosiddetto “Sinodo mediatico” vada a oscurare completamente le “quattro letture”  più profonde suggerite da lui a proposito del documento finale dell’assemblea del vero Sinodo sull’Amazzonia, Francesco sceglie comunque questo silenzio pesante e insieme eloquente, lo stesso che si era imposto nell’agosto 2018 dopo il duro dossier del nunzio Viganò: “Non dirò una parola su questo” aveva risposto ai giornalisti sul volo di ritorno dall’Irlanda.

Un’ultima osservazione: il fatto che non abbia scelto di parlare non significa che non abbia agito. E’ facile immaginare che Francesco in questi giorni abbia compiuto una delle sue periodiche e quasi sempre segrete visite alla vicina residenza di residenza di Ratzinger per incontrare il “fratello maggiore” Benedetto in un sereno confronto a quattr’occhi. E chissà che con lo stesso intento di fraternità non abbia chiesto di parlare in sincerità con il cardinal Sarah.

Il silenzio d’oro di Francesco
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento