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Editoriale

La terra, il cibo e i doni della biodiversità

La seconda domenica di novembre per la Chiesa Italiana è per lunga tradizione dedicata al ringraziamento per i doni della Terra. Viene a conclusione dell'annata agraria per i contadini, che fino a metà del secolo scorso erano la maggioranza della popolazione. Oggi invece nel mondo occidentale rappresentano soltanto il 2-3% della popolazione che lavora. Quale dunque può essere il senso di questa Giornata?

Parole chiave: Chiesa (6381), Creato (112), cibo (159), alimentazione (136), ecologia (160), agricoltura (2148)

La seconda domenica di novembre per la Chiesa Italiana è per lunga tradizione dedicata al ringraziamento per i doni della Terra. Viene a conclusione dell'annata agraria per i contadini, che fino a metà del secolo scorso erano la maggioranza della popolazione. Oggi invece nel mondo occidentale rappresentano soltanto il 2-3% della popolazione che lavora. Quale dunque può essere il senso di questa Giornata?

Il messaggio dei vescovi dal titolo “Dalla terra e dal lavoro: pane per la vita” pone quest’anno al centro l'alimentazione. In primo luogo, la quantità: ci ricorda che il cibo va moltiplicato per tutti, va condiviso, anche e soprattutto con chi fugge le guerre e l'oppressione; ci richiama anche alla terra che non produce più per la desertificazione o che non c'è più perché acquistata per produrre prodotti da esportare (carne, foraggio, fiori).

In secondo luogo, la qualità dell’alimentazione. E qui si deve parlare di produzione biologica, nel rispetto dell'uomo e della terra. Cibo buono, sano, che fa bene a tutti. E' quindi anche la festa dell'autoproduzione, degli orti, di quelli sotto casa (e in futuro forse sopra e sulle case: sui tetti e sulle facciate) e di quelli collettivi, messi a disposizione dai Comuni.

Ma i doni della terra non sono solo alimentari. Un dono essenziale per il nostro benessere e l'esistenza stessa della società umana è la biodiversità, a cui la CEI ha dedicato il primo settembre la Giornata del creato, che idealmente si prolunga fino a questa domenica di ringraziamento per la Terra.
La biodiversità è il codice della vita, contiene l'informazione che regola il mondo vivente, dai batteri all'uomo. L'uomo è chiamato a salvaguardare questa risorsa essenziale, a condividerne i frutti e a trasmetterla alle generazioni future. E non solo perché ci servirà, ma per un diritto intrinseco alla vita di tutte le creature. L'uomo non ha diritto di mutilare la creazione per incuria o per ignoranza: “P
er causa nostra – scrive Papa Francesco nella Laudato Sì’ - migliaia di specie non daranno gloria a Dio con la loro esistenza né potranno comunicarci il proprio messaggio (LS, 33)”.

L'atteggiamento di ringraziamento per questo dono è la contemplazione, implica rispetto e custodia. “Siamo chiamati a diventare gli strumenti di Dio Padre, perché il nostro pianeta sia quello che Egli ha sognato nel crearlo e risponda al suo progetto di pace bellezza e pienezza”, si legge a proposito nell’enciclica di Francesco (LS, 53).

Siamo chiamati a farci custodi della terra e della biodiversità: favorire la conoscenza e le pratiche che mantengono la fertilità (agricoltura biologica) e contrastare invece le pratiche che riducono la biodiversità: monoculture, inquinamento, consumo di suolo, ricerca dell'utile a breve e ad ogni costo, cambiamento climatico.

Il nostro Trentino, con un territorio ricco di biodiversità, di risorse e di capacità istituzionale, ha una speciale responsabilità di attivare politiche che sappiano coniugare la produzione di ricchezza e la salvaguardia dei valori naturali, estetici e paesaggistici nel lungo periodo.

In particolare con riferimento ad alcuni aspetti di stretta attualità. Innanzitutto, il consumo di suolo nei fondovalle in una regione montuosa dove gran parte del territorio non è disponibile.

Poi l'agricoltura biologica, che potrebbe e dovrebbe diventare un carattere distintivo del Trentino. E ancora, il cambiamento climatico, che non viene messo in discussione ma non arriva a determinare scelte di sviluppo forti, che facciano davvero il conto con la prospettiva di un aumento della temperatura media di 2-3° entro il 2050-2100, che porterebbe in molti fondovalle il clima odierno della pianura padana. Infine - ma si tratta solo di alcuni stimoli alla riflessione in questa domenica - il dibattito sul ritorno dei grandi carnivori considerato alla luce della necessità globale, condivisa da tutti, di salvaguardare i grandi predatori africani e asiatici.

Francesco Dellagiacoma

rete interdiocesana Nuovi Stili di Vita, per Trento

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