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Editoriale/2

Sulle labbra le parole vere

Siamo immersi in un’emergenza che nessuno di noi pensava di vivere. Ci siamo trovati impreparati ad affrontare, più ancora che l’emergenza Coronavirus, l’evidenza della nostra condizione umana, così indifesa, fragile e disarmata.

Parole chiave: en (624)

Siamo immersi in un’emergenza che nessuno di noi pensava di vivere. Ci siamo trovati impreparati ad affrontare, più ancora che l’emergenza Coronavirus, l’evidenza della nostra condizione umana, così indifesa, fragile e disarmata.

Come se, abbattute di colpo le illusioni, la vita ci stesse ricordando che siamo creature, punto e basta. Tutti ugualmente creature, da nord a sud, da est a ovest. Gli strepiti mediatici, gli allarmismi e le superficialità, non riescono a coprire il grande silenzio che si è fatto nei nostri cuori.

È un silenzio vigile e vitale, pronto a balzare sulle labbra come domanda di vicinanza, di solidarietà e come implorazione: “Miserere!”, lo stesso grido che Dante, nella Divina Commedia, alza nel momento in cui si scopre braccato e nudo davanti alle conseguenze delle sue scelte. “Miserere, abbi misericordia” è il grido che si alza silenziosamente cosciente dalla nostra fragilità. Quella che il Figlio di Dio ha assunto e fatta indissolubilmente propria.

La preghiera che scaturisce in queste settimane ci mette sulle labbra le parole vere: “Dal profondo a te grido, Signore…”. Non sono parole superficiali, sono le parole essenziali che sentiamo corrispondere fino in fondo a ciò che siamo e viviamo.

Le diciamo perché sappiamo che un Altro, il nostro Dio, Uno e Trino, le ascolta. Di più: sappiamo che queste parole sono impresse nella carne ferita e gloriosa del Figlio. Il Crocifisso sta lì, appeso alle pareti delle nostre case, che in questo tempo si svelano per quel che sono: chiese domestiche, luoghi dove la fede può essere celebrata in piccoli gesti di dono, di attenzione, di premura, di intercessione per tutti e di riconciliazione. Sì, di riconciliazione: abbiamo sempre bisogno di perdono, dato e ricevuto, che rimetta al centro delle relazioni l’incontro e l’abbraccio, “come in cielo così in terra”. E che non dimentichi coloro che, meno fortunati di noi, si trovano a vivere, oltre a questo, anche il dramma della guerra e della fame.

Le Sorelle Clarisse del Monastero

di San Damiano di Borgo Valsugana

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