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Svegli perché innamorati

Nel cuore dell’inverno, quando le giornate sono avare di luce e la terra appare muta e fredda, Dio si affaccia sull’orizzonte del nostro tempo con la promessa di una visita, con l’annuncio di una speranza, con la potenza della sua parola fedele.

Parole chiave: Territorio (19852)

Nel cuore dell’inverno, quando le giornate sono avare di luce e la terra appare muta e fredda, Dio si affaccia sull’orizzonte del nostro tempo con la promessa di una visita, con l’annuncio di una speranza, con la potenza della sua parola fedele. Disarmante nella sua semplicità l’annuncio evangelico che il tempo di Avvento ci regala: «viene il Figlio dell’uomo» (Mt 24,44).

Noi vorremmo conoscere il «quando», ma il futuro come il Figlio dell’uomo ci sorprende sempre. Non abbiamo l’immaginazione di Dio. A noi è dato il tempo dell’oggi da vivere davanti a Dio percependo la sua venuta nelle pieghe della storia personale, sociale ed ecclesiale. Come quando ci si innamora: i nostri occhi si spalancano e la quotidianità si colora della persona amata. Percepiamo nella nostra carne che un desiderio forte ci tiene desto il cuore: l’incontro con l’amato o l’amata. C’è qualcosa dentro di noi che ci fa stare svegli e pronti a riconoscere i suoi passi, la sua voce e il suo passaggio. Allo stesso modo dovremmo vivere questo tempo di Avvento: con il cuore dell’innamorato che teme di perdere l’occasione di incontrare la gioia della sua vita.

Ma chi è il Signore per noi? Quale desiderio palpita nel nostro cuore? Certo il Signore desidera incontrarci e viene verso di noi, ma noi desideriamo accoglierlo? Nelle piccole cose di ogni giorno riconosciamo una sua domanda di amore? Qui è la grande novità che il tempo di Avvento ci offre all’inizio di ogni anno liturgico: accorgerci di essere in compagnia di Dio per imparare ad assumere il suo modo di sentire, di agire, di giudicare, di vivere in profondità ogni situazione. Allora saremo pronti a riconoscerlo, perché saremo divenuti a lui somiglianti e la nostra vita di ogni giorno avrà guadagnato in intensità, in luminosità e in bellezza. La compagnia di Dio ci farà crescere in umanità. Quanto più ci avviciniamo a Lui tanto più ci avviciniamo tra di noi perché solo il Cristo può insegnarci la difficile arte dell’amore. E se la venuta del Signore è come quella di un ladro (Mt 24, 43) a noi non resta altro che imparare la vigilanza per non perdere l’occasione di incontrarlo. Non solo un istante su cui accendere l'attenzione, ma siamo chiamati a essere svegli e lucidi in ogni momento. Sappiamo bene che l’amore richiede grande attenzione perché si gioca tutto sulle piccole cose.

È un continuo esercizio per accorgersi di ciò che accade in noi e attorno a noi attraverso gesti, parole e scelte concrete capaci di allargare gli orizzonti di un quotidiano a volte angusto e abitudinario. Così il tempo di Avvento si traduce in un quotidiano prendersi cura della propria vita e della vita degli altri grazie ad uno sguardo audace che sa scrutare il mistero dell’Incarnazione percependolo efficace nella vita di ogni giorno.

Anche quest’anno la nostra piccola comunità monastica ha colto la sfida di vivere questo tempo di Avvento alla luce di una parola biblica da custodire e da vivere nella propria quotidianità con umile risolutezza. Così, nel decimo anniversario della morte di don Gianni Tomasi, fondatore della nostra fraternità, abbiamo scelto di lasciarci guidare dalle sue ultime riflessioni proprio a proposito dell’Avvento. Sono state il suo ultimo dono per noi e ci sono parse ancora così fresche e provocanti da desiderare condividerle con ciascuno di voi.

«Dio è amore» (1Gv 4,8). «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi» (Gv 15, 9). «Rimanete nel mio amore» (Gv 15,8). «Senza di me non potete far nulla» (Gv15,5)

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13)

«Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi» (Gv 15,17)

Ecco, le note cristalline che compongono la genuina ed originaria melodia di Natale. Ecco, quello che il nostro cuore dovrebbe cantare in ogni istante durante questo tempo di attesa e di amorosa preparazione. Ecco l’eredità preziosa che siamo chiamati a custodire in noi per gustare la vita! Il Natale, infatti, vuole essere l’annuncio solenne di questo amore: Gesù, Parola di Dio fatta carne, è venuto a rivelarci con la sua vita, parole e fatti, che Dio è amore, che Dio ci ama, che Dio ti ama.

Gesù si fa carne per stare con noi, per condividere la sua vita con noi e per suggerire con forza questo stile di vita: ama anche tu perché anche tu sei stato amato da Gesù. Dona la tua vita nella gratuità e nella gioia: segui la logica dell’amore materno! Ama a occhi chiusi e non aspettarti la ricompensa, resterai deluso. Ama e perdona come Gesù ci ha insegnato: quanto più battevano sulle mani distese sulla croce tanto più Gesù gridava al Padre: «Perdona loro perché non sanno quello che fanno».

Ama con pazienza poiché l’amore è pazienza, è lasciar perdere, è andare oltre, è guardare avanti. Ama e cerca di comprendere, di comprenderti e di capire profondamente l’altro. Ama e accogli l’altro così come è: sii tu a cambiare, non voler cambiare l’altro perché se hai capito questo l’amore è salvo, altrimenti, si perde nei rigagnoli di vuote e infeconde lamentele. Ama e non giudicare: l’amore è come una corda composta di tanti piccoli fili. Se incominci a giudicare l’altro, non fai che tagliare i piccoli fili che compongono l’amore e quando tagli l’ultimo filo ormai l’amore è spento, come una piccola brace nella cenere. Sii vigilante sempre e in ogni istante.

Il Natale ci richiama a metterci con forza su questa linea: la strada dell’amore, di un amore povero perché chi ama si rende debole, fragile, vulnerabile come il Figlio di Dio. L’amore di Dio è un amore accolto dai poveri, riconosciuto dai Magi, contestato da Erode e accettato dall’umanità nel silenzio della notte. È un amore esigente che richiede spazio interiore, umiltà di cuore, fiducia totale in Dio Padre e in Gesù Cristo, suo Figlio.

Piccola Fraternità di Gesù

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