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Vicini a chi paga per le inchieste sui migranti

“Illuminate le loro inchieste. Siate scorta mediatica per questi colleghi”. L'appello del sindacato dei giornalisti italiani FNSI si è rinnovato per l'inviato del quotidiano Avvenire, Nello Scavo, e per la collega freelance Nancy Porsia, che con le loro inchieste sui trafficanti di esseri umani hanno sollevato il velo sull'ipocrisia dei rapporti italiani con il governo libico.

Parole chiave: trafficking. Nello Scavo (1), informazione (419), libertà di stampa (12), giornalismo (190), Libia (34), migranti (483)

“Illuminate le loro inchieste. Siate scorta mediatica per questi colleghi”. L'appello del sindacato dei giornalisti italiani FNSI si è rinnovato per l'inviato del quotidiano Avvenire, Nello Scavo, e per la collega freelance Nancy Porsia, che con le loro inchieste sui trafficanti di esseri umani hanno sollevato il velo sull'ipocrisia dei rapporti italiani con il governo libico, riconosciuto dalla Comunità internazionale ma non in grado di controllare che parti marginali del Paese (il quarto, in Africa, per estensione territoriale). In particolare, Porsia ha denunciato come Abdurahman Milad, conosciuto come Al Bija e nel 2017 capo della Guardia Costiera di Zawiya, controllasse fin dal 2015 il traffico di migranti da Ovest di Tripoli fino al confine con la Tunisia. E Porsia e Scavo ne hanno svelato la presenza all'incontro svoltosi a Mineo, in Sicilia, nel 2017 con le autorità italiane: l'obiettivo, raggiungere un accordo e bloccare le partenze dei migranti dalla Libia. All'epoca presidente del Consiglio dei ministri era Paolo Gentiloni, ministro dell'Interno Marco Minniti, che il 9 gennaio di quell'anno si era recato a Tripoli per avviare le trattative con il presidente Fayez al-Sarraj e il governo locale per un nuovo accordo sulla crisi dei migranti e sui rimpatri, mentre veniva riaperta l'ambasciata italiana. La strategia italiana, poi confermata dai successivi governi: fornire supporto e mezzi alla Guardia costiera libica (peraltro profondamente corrotta), addestrata nell'ambito dell'operazione europea Sophia, e sostenere i centri di accoglienza dei migranti in territorio libico. Benché fosse già evidente quali fossero le condizioni di tali centri, veri e propri lager, come denunciato dalla stessa Commissione europea (che alla fine di settembre di quest'anno si è pronunciata nettamente per la loro chiusura, negando successivamente che vi sia un piano per la creazione di hotspot europei in Libia per la gestione dei flussi migratori). Quel memorandum Italia-Libia, uno dei provvedimenti più controversi del governo Gentiloni (e mai discusso in Parlamento), il governo Conte non l'ha rinnegato, ma – alla vigilia del rinnovo automatico - ha chiesto alla Libia “modifiche”; con la forte contrarietà delle associazioni che si occupano di migranti unite nel Tavolo asilo e di altre realtà della società civile, come la Campagna #IoAccolgo. Intanto, Nello Scavo è stato posto sotto tutela dalle forze dell'ordine. E raggiunge, in buona compagnia, le centinaia di altri giornaliste e giornalisti che, in Europa e nel mondo, lavorano in condizioni di rischio o sono oggetto di minacce, come documenta lo European Centre for Press and Media Freedom (Centro europeo per la libertà dei media), di cui l'Osservatorio Balcani Caucaso transeuropa è tra i soci fondatori.

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