Sentieri

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Di fatto occorre avviare una sorta di rivoluzione “umanistica” nei confronti del “vecchio regime” , del sistema scientifico-industriale (finanziario) che ha dominato e soggiogato il pianeta negli ultimi due secoli. I risultati si vedono. Occorre invece riportare l’uomo al centro (l’ Uomo, non il Robot, o il Golem, come già sapevano gli antichi Ebrei) e tornare a ispirarsi alla Natura, che non è uno scenario di eventi spettacolari o un deposito di risorse da saccheggiare, come vorrebbero i mercati del turismo, del divertimento e dello sfruttamento (non solo in Amzzonia!) ma il laboratorio della creazione e dell’evoluzione, della contemplazione e della bellezza, del sacro e della lode.

Cento anni ormai non rappresentano più una data rara, ma a noi sembra bello segnalare che il primo presidente del tribunale dei minorenni di Trento, il dottor Nestore Capozzi, che ha raggiunto un così bel traguardo, merita, da parte di chi ha avuto la fortuna di lavorare con lui per oltre trent’anni, una menzione.

E’ una “storia di storie” quella del libro, di uomini e donne, di lavoro e vita,di amori e dolori, che completa il mosaico di “piccole storie”, (grandi ,in realtà) che Francescotti con le sue opere conduce, per far riscoprire l’anima vera di Trento, che non è solo essere “festival” o contenitore di “eventi” , ma sta nelle sue pieghe meno appariscenti: nella gente che tramanda il mestiere e l’esempio dei padri, nei quartieri che resistono alla speculazione e agli affitti esosi, in un Monte Bondone che riserva sorprese non solo turistiche…

L’Amazzonia siamo noi, e sono i popoli “antichi” dell’Europa a dover intervenire. Forse alcuni punti su cui soffermarsi possono rivelarsi utili.

La Cooperazione sta vivendo un momento di ripresa e rilancio, dopo anni difficili economicamente e psicologicamente. I conti sono tornati in ordine sia nel credito che nel consumo – i due pilastri strategici - grazie anche a iniziative rigorose (a volte dolorose) di snellimento e riduzione dei costi. Di questo va dato pieno merito ai responsabili di decisioni non facili, senza buonismi e populismi oggi tanto gettonati. Contemporaneamente le vicende politiche ed economiche del Trentino, del Paese e dell’Europa confermano quanto importante (e alternativa ad una disastrosa politica consumistica di mercato, che esalta la concorrenza, ma conduce ai monopoli e a un lavoro sottopagato) sia la Cooperazione, che “deve” stare sul mercato, ma al tempo stesso salva il patrimonio e il lavoro delle generazioni, senza umiliarlo ad affare di “comperati e venduti”. In questa prospettiva l’annunciata chiusura della “Famiglia Cooperativa” di Levico (centro) , dopo il riordino e la razionalizzazione del “Coop” di via Casotte (sulla circonvallazione, in concorrenza diretta con il vicino Poli) non può che lasciare perplessi, ed anche stupiti , perché il supernegozio è cosa ben diversa dalla “Famiglia” di via Regia, sulla piazza della chiesa, nel centro di una città termale che ha potenzialità molto forti, pur trovandosi ancora alla ricerca di una propria identità.

E’ simpatico, ed anche importante, per capire lo spirito del Filmfestival, rassegna cinematografica (e non solo) di una montagna così cambiata negli anni delle sue edizioni (che saranno 68 nel 2020), condividere il breve incontro che Luana Bisesti ha avuto con una spettatrice in un luogo lontanissimo dalla montagna e dalle sue emozioni.

Chi conosce Arrigo Pisoni sa che le sue passioni sono la campagna, il lavoro ben fatto, il vino e gli ulivi, la distillazione raffinata delle grappe... Ma è il “lavoro insieme” il suo vero progetto di vita, perché è condividendo e cooperando che si incrociano le forze da cui scaturisce la vita. Anche la scelta di una campagna sana, biologica, non deriva tanto da formule da applicare ma da comportamenti giusti da vivere.

Il percorso esemplare dell’ingegnere Sandro Ferrari, specializzatosi a Seattle, che dirige una start up innovativa con sede a Milano

Ecco, allora, la ritrovata funzione delle Albere (il cui nome resta legato alla stagione forse più felice delle grandi esposizioni) quella di completare la scienza con l’arte. Il palazzo madruzziano potrebbe poi essere ampliato in una proiezione di spazi, dal restauro – necessario – delle scuderie rinascimentali orami ridotte a ruderi accanto al cimitero.