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La Sat replica in altre realtà il progetto

Montagnaterapia, il rifugio Erterle fa scuola

L’esperienza pionieristica al rifugio Erterle in località Cinque Valli, sopra Roncegno Terme, riaperto e preso in gestione dall’Associazione Montagna Solidale, fa scuola.

Parole chiave: montagna (1255), Sat (282), rifugio (65), disagio mentale (15), salute mentale (92), lavoro (1048), cooperazione sociale (74)

Grazie alla collaborazione con l’associazione di otto cooperative sociali trentine

Adamello Brenta - Le Tre Lobbie immortalate dal laghetto del Mandrone. - 2009 - Roberto Gervasoni

Adamello Brenta - Le Tre Lobbie immortalate dal laghetto del Mandrone. - 2009 - Roberto Gervasoni

L’esperienza pionieristica al rifugio Erterle (a 1.460 metri di quota in località Cinque Valli, sopra Roncegno Terme, 6 camere con 24 posti letto in totale), chiuso fino al 2013 e poi sistemato, riaperto e preso in gestione dall’Associazione Montagna Solidale, all'interno della quale operano alcuni soci della Sat, fa scuola. Il rifugio è gestito come un qualunque altro rifugio escursionistico aperto al pubblico, ma è anche un luogo dove si svolgono stage lavorativi di pazienti del Centro di Salute Mentale di Trento, grazie alla collaborazione con l’associazione di otto cooperative sociali trentine. Da questa positiva esperienza è nata all’interno della Sat l'idea di estendere il progetto ad altri rifugi.

“Sono esperienze con esiti clinici importanti – dice l’assessore provinciale alla salute, Luca Zeni, sottolineando il valore delle iniziative di Montagnaterapia Sat –. Per le persone coinvolte si tratta di un salto qualitativo importantissimo per il recupero di autostima e fiducia in se stessi e nel prossimo”.

La presidente della Sat, Anna Facchini, spiega che “dopo una prima fase sperimentale che si svolgerà durante l’estate 2018, verrà effettuato un monitoraggio. In questo modo, negli anni successivi, metodi e sistemi verranno perfezionati nel tempo”.

Come funzionano gli stage formativi? Lo spiega Claudio Colpo, che siede nella Giunta della Sat ed è responsabile del progetto Motagnaterapia: ”Si tratta di un originale approccio metodologico a carattere terapeutico– riabilitativo oppure socio-educativo, finalizzato alla prevenzione secondaria, alla cura e alla riabilitazione di individui portatori di differenti disagi, o patologie riabilitative”. Ogni partecipante sarà accompagnato e seguito da un volontario, con funzioni di "ufficiale di collegamento" tra l’Ente di provenienza della persona impegnata al rifugio ed il gestore del rifugio stesso; questo volontario avrà compiti di assistenza, mediazione e supporto della persona coinvolta. Lo stage si svolgerà lungo quattro giornate lavorative. La prima giornata è dedicata alla salita al rifugio, all’ambientazione e all’illustrazione delle caratteristiche del rifugio e delle attività da svolgere. Nella seconda e nella terza giornata vengono svolte le attività lavorative per 5/6 ore giornaliere. Il quarto giorno si conclude lo stage e si ritorna a valle. Al termine di ogni stage formativo la persona interessata sarà ricompensata per il lavoro svolto con una retribuzione pagata dalla Sat Centrale.

Per le otto cooperative partecipanti, sottolineano i responsabili della cooperativa sociale Gruppo 78, un punto di forza del progetto è l’elasticità della proposta, che permette di rispondere alle particolari esigenze delle singole cooperative.

C’è interesse anche a livello nazionale per questa iniziativa. “In Sat – spiega Sara Foradori, “ufficiale di collegamento” dentro la Sat con tutta la rete nazionale che riguarda le iniziative di Montagnaterapia - lavoriamo ormai da molti anni su questo fronte, mentre a livello nazionale stanno partendo ora i primi esperimenti”.

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