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Coronavirus, con il vicario generale don Marco Saiani un bilancio dei primi giorni

Coronavirus, nuove disposizioni in diocesi: “Non si toglie la preghiera, anzi. Se ne riscopre un’altra forma”, dice don Marco Saiani

 Il vicario generale don Marco Saiani, in prima linea in queste settimane nel coordinare le misure anti coronavirus, registra la preoccupazione degli ambienti ecclesiali e in quest’intervista le rilancia in chiave pastorale.

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Coronavirsu: nuove disposizioni ai fedeli . Foto Zotta

Coronavirsu: nuove disposizioni ai fedeli . Foto Zotta

“Le indicazioni date ai fedeli sono quelle che vengono suggerite dagli esperti dell’Azienda sanitaria. Puntano da una parte a rispettare i fedeli e dall’altra al contenimento del virus, a limitarne la propagazione”. Il vicario generale don Marco Saiani, in prima linea in queste settimane nel coordinare le misure anti coronavirus, registra la preoccupazione degli ambienti ecclesiali e in quest’intervista le rilancia in chiave pastorale.

Don Marco, c’è chi percepisce alcune restrizioni come una limitazione alla preghiera in un momento in cui si dovrebbe avvertire il bisogno di pregare. Cosa rispondete?

Direi che non viene tolta la preghiera, anzi. Si deve riscoprire forse un’altra forma di preghiera che è quella personale, familiare, dei gruppi molto piccoli. Dovremo ricordare quanto ci diceva uno dei Vangeli di questi primi giorni di quaresima: entra nel segreto della tua stanza e del tuo cuore. In questa situazione che cambia le nostre abitudini, siamo anche invitati a mettere al centro della nostra vita il Signore. Certo, ogni anno la quaresima ne è occasione propizia ma questa situazione ci spinge a riscoprire le cose importanti della vita e della vita cristiana. Ci riscopriamo esseri fragili, in un mondo che sentiamo interdipendente, i comportamenti di alcuni si riversano sugli altri.

Un’altra preoccupazione si riferisce alle persone che in questi giorni arrivano in Trentino dal Veneto o dalla Lombardia, per poter partecipare alle Messe.

Anche a loro dobbiamo dire che non si muovano, è importante attenersi a quanto disposto dalle autorità sanitarie per arginare il virus: dobbiamo evitare lo spostamento di persone dalle zone del contagio, per qualsiasi motivo e quindi anche religioso. Lo dobbiamo dire per salvaguardare le nostre e le altre comunità.

Usate l’avverbio “tassativamente” per raccomandare che non si rechi in chiesa chi ha febbre, tosse e altri sintomi...

Sì, è importante che tutte le persone che non stanno bene rimangano a casa. Per rispetto a loro stessi e anche agli altri. E’ anche una richiesta di Dio quella di voler bene e rispettare gli altri.

Per chi deve stare a casa ricordate la possibilità di assistere a distanza attraverso radio, tv e streaming?

Certamente. E’ possibile seguire la celebrazione dell’Eucaristia e altri momenti comunitari, mettendosi in ascolto e in preghiera attraverso questi strumenti.

Un’impressione: come sono state accolte finore le indicazioni dai fedeli?

Nel complesso, bene. Riceviamo varie richieste di precisazioni, perché alcune disposizioni, inevitabilmente, sembrano destare ulteriori preccupazioni. Ma noi dobbiamo muoverci d’intesa con le autorità sanitarie. Il cristiano deve osservare le indicazioni erogate dai responsabili civili nella prospettiva del bene di tutti. Il Signore ci ha dato il dono dell’intelligenza per capire come comportarci.

Coronavirus, nuove disposizioni in diocesi: “Non si toglie la preghiera, anzi. Se ne riscopre un’altra forma”, dice don Marco Saiani
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