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Nostra intervista al nuovo direttore dell’Azienda Sanitaria

“La mia sanità guarda al paziente”

Lunedì 18 aprile l'ufficializzazione della nomina, martedì 19 la firma del contratto. Paolo Bordon, 52 anni, originario di Rovigo, è il nuovo direttore dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autonoma di Trento. Ai microfoni di radio Trentino inBlu spiega perché ha scelto il Trentino.

Parole chiave: sanità (608)

Paolo Bordon, 52 anni, prenderà servizio il prossimo 9 maggio

Trento - Paolo Bordon, 52 anni, originario di Rovigo, è il nuovo direttore dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autono...

Trento - Paolo Bordon, 52 anni, originario di Rovigo, è il nuovo direttore dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autonoma di Trento. - 19/04/2016 - Ufficio stampa Pat

Lunedì 18 aprile l'ufficializzazione della nomina, martedì 19 la firma del contratto. Paolo Bordon, 52 anni, originario di Rovigo, è il nuovo direttore dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari della Provincia autonoma di Trento. Prenderà servizio il prossimo 9 maggio. Lascia la guida dell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale, dove ha appena inaugurato l’ospedale di Pordenone, per prendere il posto che fu di Luciano Flor. “A Pordenone stavo bene, professionalmente la mia posizione era interessante e avevo un contratto ancora lungo. Il fatto è che da un po’ di tempo pensavo di fare un’esperienza fuori regione, per confrontarmi con realtà nuove e stimolanti. E Trento era in testa alle mie priorità”. Bordon spiega così ai microfoni di radio Trentino inBlu il suo arrivo in Trentino.

Come potrà esserle utile la sua esperienza in Friuli qui a Trento?

“Ho avuto il privilegio di fare il direttore in varie realtà, in aziende molto orientate alle funzioni territoriali, penso ai cinque anni nella Bassa Friuliana, dove si sono raggiunti livelli di assistenza domiciliare molto elevati con la conseguente riduzione di ricoveri inappropriati negli ospedali. Questo è un bagaglio che porto con me e che penso possa servire anche a Trento”.

Lei ha lavorato anche alla riorganizzazione della funzione degli ospedali. A fine marzo la giunta provinciale ha approvato un nuovo bando di gara per il nuovo ospedale.

“A Pordenone negli ultimi due anni e mezzo abbiamo lavorato per differenziare l’offerta tra ospedale di riferimento, che è l'hub di Pordenone, e gli altri della rete provinciale. Siamo partiti da zero, dalla progettazione, con vicissitudini complicate. Se la Provincia me lo chiederà metterò a disposizione le mie competenze, che sono anche amministrative e tecniche, per il nuovo ospedale”.

Quali sono le priorità?

“Credo la sanità trentina sia di un sistema di ottimo livello. Ha bisogno solo di alcuni aggiustamenti, di un lifting per affrontare meglio i prossimi anni. Il discorso di continuità ospedale-territorio, ad esempio, è molto interessante e può dare dei vantaggi, tenendo conto che la Provincia di Trento presenta delle situazioni di disagio logistico, sulle quali è opportuno investire”.

Ci sono somiglianze tra Friuli e Trentino?

“Entrambe sono realtà autonome, fuori dal Fondo sanitario nazionale, che finanziano la sanità con i propri proventi. Questo è un valore, responsabilizza maggiormente amministratori pubblici e direttori delle aziende a lavorare con oculatezza perché i fondi sono di proprietà dei residenti. Inoltre le situazioni morfologiche sono molto simili per le difficoltà di accesso e per l'organizzazione dei servizi territoriali”.

Come vede il rapporto con il paziente?

“Il paziente deve essere al centro del sistema. In un mondo pieno di opportunità tecnologiche, si va verso un tentativo di umanizzare il percorso di cura. La tecnologia è uno strumento, non può essere un riferimento: penso che dedicare attenzioni umane alla persona sia una priorità”.

E quello tra professioni sanitarie?

“È un rapporto complesso, ma deve essere sinergico. Ci sono 23 professioni nel mondo della sanità. Sono tutte necessarie e complementari, non ci può essere prevalenza dell’una a discapito dell’altra. È come una grande orchestra che deve interpretare al meglio uno spartito condiviso. Qui ho avuto una percezione di grande attaccamento e di orgoglio di appartenenza al sistema sanitario provinciale, che mi ha positivamente sorpreso. Vuol dire che gli operatori credono al sistema pubblico trentino. Ciò mi fa piacere e spero di poter dare il mio contributo per radicare questo senso di appartenenza”.

Come ha trovato Trento?

“È una città pulita e ordinata, si coglie il senso di orgoglio e appartenenza dei trentini. Non ho ancora deciso se vivrò qui, devo ancora organizzare la mia vita privata. All’inizio durante la settimana sarò solo qui, poi vedrò come fare con la mia famiglia. Comunque Trento è sicuramente un posto attrattivo dove vivere”.

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