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La normativa europea e il piano provinciale impone tagli

Punti nascita, protesta dalle valli

Non poche valli trentine si mobilitano contro il piano deciso dall'Azienda sanitaria che prevede il riassetto dei servizi ospedalieri nei nosocomi di periferia, in particolare Cavalese, Tione, Arco e Borgo Valsugana.

Parole chiave: Pat (701), sanità (608), territorio (20691)

Mobilitazione in Fiemme, Valsugana, Tione e Arco per la possibile chiusura: “Vogliamo reparti aperti 24 ore su 24!”

Fiocco rosa in una casa trentina. Foto Gianni Zotta.

Fiocco rosa in una casa trentina. Foto Gianni Zotta.

Non poche valli trentine si mobilitano contro il piano deciso dall'Azienda sanitaria che prevede il riassetto dei servizi ospedalieri, con la riduzione dell'operatività dei punti nascita e delle urgenze notturne (i codici rossi) nei nosocomi di periferia, in particolare Cavalese, Tione, Arco e Borgo Valsugana. I servizi nelle ore notturne, dopo le 18, nei fine settimana e festivi verranno trasferiti nell'ospedale centrale più vicino: Trento, Rovereto o Cles.

Una “rivoluzione” che ha fatto discutere questa settimana anche in Consiglio provinciale e che è legata anche ad una novità europea: con l'entrata in vigore, il 25 novembre, della normativa europea sugli orari di lavoro, che introduce l’obbligo per medici ed infermieri di non lavorare più di 13 ore consecutive e di alternarle con 11 ore di riposo, senza superare il limite delle 48 ore settimanali, la sanità trentina si è trovata infatti a fare i conti con una carenza di organico strutturale, in particolare medici anestesisti e infermieri. Da qui la decisione di ridurre l'operatività negli ospedali periferici.

“A rischio è il servizio sanitario universale – ammonisce Marco Ioppi, presidente dell'ordine dei medici. - Le difficoltà a cui si trova a far fronte la sanità trentina sono dovute ad un'organizzazione ormai superata. La salute va finanziata”.

Contro il piano dell'Azienda sanitaria si sono schierati cittadini e amministratori di comunità di valle, scesi in piazza a Cavalese, Tione e Arco per chiedere che venga garantito il diritto al parto e alle cure urgenti 24 ore su 24, sette giorni su sette.

“Una scelta dirompente per le periferie – commenta il sindaco di Arco, Alessandro Betta, che si fa portavoce del malcontento dei cittadini dell'Alto Garda, - annunciata senza preavviso. I problemi di salute non rispettano le fasce orarie; il servizio va garantito sempre. In particolare è necessaria la presenza di anestesisti e rianimatori. L'ospedale di Arco serve una zona abitata da 50 mila persone, oltre ai turisti”.

Per far fronte alla carenza di organico, la Giunta provinciale ha stanziato 9 milioni di euro e ha dato mandato all'Azienda sanitaria di avviare le procedure di concorso per l'assunzione di personale medico e infermieristico. “Servono anche tecnici di laboratorio e radiologia, ostetriche, operatori socio-sanitari e personale amministrativo sanitario” chiedono i sindacati di Cgil, Cisl e Uil.

“La carenza di organico è strutturale - spiega Ettore Tabarelli della Uil. - Per far funzionare la sanità serve assumere personale: mancano almeno 300 dipendenti. La finanziaria provinciale deve togliere il blocco del turn over, per garantire anche in futuro il funzionamento dei servizi”. Gli fa eco Franco Ianeselli segretario della Cgil trentina. “Il confronto è aperto su due punti: da una parte il tema dei punti nascita il cui presidio territoriale deve essere subordinato alla questione centrale della sicurezza e dall'altra la necessita di un'organizzazione della sanità che tena conto di nuovi organici”.

Preoccupazione anche in val di Fassa. “Ci rassicurano i 9 milioni di euro da investire per nuove assunzioni – interviene la procuradora Elena Testor - ma chiediamo che i tempi siano stretti per garantire tutti i servizi tenendo conto che entriamo nel vivo della stagione invernale con l’arrivo dei turisti”.

Dal canto suo l’assessore provinciale alla sanità Luca Zeni ha precisato che con l'entrata in vigore della direttiva europea per il riposo dei medici “che di colpo ha fatto mancare 40 turni” le soluzioni erano due:”La chiusura totale dei punti nascita o il riassetto deciso dalla Giunta e dall'Azienda sanitaria che – ha rivendicato Zeni – garantisce i servizi ai cittadini e l'attività programmata in attesa di un chiarimento sulla disciplina che renderebbe più facile la gestione di questa fase e in attesa della decisione ministeriale sulla deroga alla chiusura per gli ospedali con meno di 500 parti”.

Durante il dibattito in aula del Consiglio provinciale Zeni ha inoltre chiarito che “per quanto riguarda l’Ortopedia, durante la stagione invernale in tutti gli ospedali pubblici sarà garantita l’attività chirurgica programmata e d’urgenza in orario diurno”. Presso l’Ospedale di Cavalese, in particolare, sarà garantita dalle 8 alle 20 e ci si sta attrezzando anche per la copertura della giornata di sabato, come avveniva prima della rimodulazione”.

Antonella Carlin

Sara Marcolla

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