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L'ESPERIENZA – Dove le ostetriche accompagnano da vicino le gravidanze fisiologiche

Verso il parto con fiducia

Siamo saliti nella frazione di Baselga di Pinè per documentare una realtà ancora troppo poco conosciuta, nonostante il gran dibattito giornalistico sul tema “nascere in periferia”. Parliamo del ben più articolato “Percorso nascita” che alcuni distretti sanitari stanno sviluppando come modello di gestione sul territorio dell’assistenza alla nascita.

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Ecco cosa prevede il “Percorso nascita”, avviato in quattro realtà trentine e previsto su tutto il territorio provinciale entro due anni. Una visita a domicilio sul Pinetano][Ecco cosa prevede il “Percorso nascita”, avviato in quattro realtà trentine e previsto su tutto il territorio provinciale entro due anni. Una visita a domicilio sul Pinetano

Baselga di Pinè - La visita domiciliare dell'ostetrica consente anche di affrontare gli aspetti psicologici della gravidanza. - 2015 - Gianni Zotta

Baselga di Pinè - La visita domiciliare dell'ostetrica consente anche di affrontare gli aspetti psicologici della gravidanza. - 2015 - Gianni Zotta

San Mauro di Pinè, lunedì 30 novembre – “E il pancione come va? Comincia a crescere…” Il dialogo fra l’ostetrica e la mamma s’allunga spontaneamente dentro il calore domestico, come i raggi rosati di questo tramonto sul Pinetano. “Bene, grazie. Anche la primogenita adesso ha scoperto che lì dentro aspettiamo un fratellino e una sorellina… a proposito, quando potremo saperlo…?” chiede allora la signora e c’è tutto il tempo per precorrere le prossime tappe di questa seconda gravidanza.

Siamo saliti nella frazione di Baselga di Pinè, sul balcone che guarda verso Fornace, per documentare una realtà ancora troppo poco conosciuta, nonostante il gran dibattito giornalistico sul tema “nascere in periferia”, spesso limitato alla fase del parto. Parliamo infatti del ben più articolato “Percorso nascita” che alcuni distretti sanitari stanno sviluppando (qui siamo in Valsugana, ma la sperimentazione è stata avviata anche in, Primiero, valli di Fiemme e Fassa) come modello di gestione sul territorio dell’assistenza alla nascita che possa essere più appropriato possibile, sia per le mamme coinvolte che per la stessa organizzazione sanitaria.
Sul piano teorico i fondamenti sono presto detti (la continuità, l’integrazione, la multiprofessionalità e la valutazione sistematica dei bisogni e degli esiti), ma è sul piano pratico che si possono vedere realizzati obiettivi non da poco: identificare i fattori di rischio e le relative azioni di protezione, distinguere fra decorso fisiologico e patologico, garantire una risposta globale ai bisogni della donna, assicurando l'appropriatezza degli interventi in base alle evidenze scientifiche disponibili. Va premesso che questo servizio è rivolto all’accompagnamento delle gravidanze che si presentino fisiologiche a basso rischio e punta con forza sul ruolo dell’ostetrica di riferimento (o un gruppo di ostetriche conosciute dalla gestante).

Ci lasciamo guidare da una di loro, Annamaria Costella, ostetrica di lunga esperienza che assieme ad altre tre colleghe porta avanti questo modello in Alta Valsugana nel Distretto sanitario est diretto dal dott. Arrigo Andrenacci, d'intesa col dott. Giovanni Menegoni, che è direttore dell'Unità operativa cure primarie.
“Ci muoviamo secondo le linee guida predisposte dall’Azienda Provinciale per i servizi sanitari”, precisa Costella, mentre prepara gli strumenti del mestiere per i controlli di routine. La nostra gestante “testimonial” – la
signora Annemie, già mamma di Viola che ha 13 mesi e non la molla un attimo, in attesa del rientro del papà – conferma il rapporto di fiducia che si è creato con l’ostetrica di Pergine fin dal corso preparto nella prima gravidanza: “Ormai sento di potermi fidare, condividere con lei le mie preoccupazioni e anche le mie scoperte”, osserva.

il progetto

Nell'aprile scorso la Provincia autonoma di Trento ha previsto 500.000 euro a supporto dei “Percorsi nascita”, affidando all'Azienda provinciale per i Servizi sanitari l'estensione del progetto-pilota NathCare (sperimentato lo scorso anno nelle Giudicarie) anche a Valsugana e Primiero, nelle valli di Fiemme e Fassa per poi ampliarsi gradualmente su tutto il territorio provinciale durante il prossimo biennio. L'idea alla base del servizio è quella di garantire sul territorio in condizioni di prossimità, ovvero più vicino possibile alle persone, la "presa in carico" di madre e bambino dall’inizio della gravidanza a tutto il puerperio, con un'ostetrica di riferimento che operi in costante collaborazione con il ginecologo e le altre professionalità coinvolte nel percorso. 

Ma quali fasi prevede il “Percorso nascita”, mutuato da esperienze del Nord Europa? Nei colloqui iniziali l’ostetrica introduce il percorso, illustra i tempi e il significato di alcuni esami (compresa la diagnosi prenatale) fino alla prima valutazione da parte del medico che valuta la presenza di un eventuale rischio ostetrico. Tre le possibilità: se il rischio è basso (la maggioranza dei casi, n.d.r.), l’ostetrica prosegue in autonomia la gestione del percorso normale; se è medio, in collaborazione col medico l’ostetrica assicura la circolarità delle informazioni; se invece il rischio è alto la donna rimane in carico al medico supportato dall’ostetrica.

Mamma e neonato rimangono centrali, si punta a promuovere il loro benessere complessivo: a questo guarda l’ostetrica che nell’accompagnamento di questa gravidanza fisiologica favorisce – come una regista – le relazioni nell’equipe di assistenza (col medico ostetrico, il medico di base, le altre ostetriche, il pediatra…) e dentro la rete assistenziale dell’Azienda sanitaria che coordina l’integrazione fra i punti nascita e le cure primarie.

Basta guardare Annemie, mentre si sottopone volentieri alla misurazione della pressione, per capire come il supporto dell’ostetrica di riferimento rende anche più facile affrontare il pensiero dei dubbi inevitabili di quando “sarà l’ora di andare in ospedale” o quando “sono arrivate le contrazioni vere, quelle giuste”. L’esperienza di questi mesi dice che l’ostetrica diventa presenza non solo rassicurante ma anche utile nella diagnosi del travaglio, proprio in virtù del rapporto a tu per tu costruito insieme alla donna. Innegabili appaiono le ricadute positive anche rispetto all’organizzazione sanitaria sul territorio: la partoriente può rivolgersi direttamente all’ostetrica prima di decidersi ad andare in ospedale (evitando magari trasferte inutili). E altrettanto importante è la fase del puerperio in cui le visite domiciliari consentono di affrontare le piccole grandi fatiche del dopo-parto. Va anche sottolineato il ruolo del padre che – anche grazie al rapporto con l’ostetrica “di casa” – viene sempre più compreso nell’accompagnamento ed è aiutato a condividere in modo più consapevole non solo l’evento parto, ma anche le fasi precedenti e successive.

“Stiamo seguendo con entusiasmo questo modello – spiega Costella – perché aiuta le donne a valorizzare maggiormente le proprie risorse per mantenersi in salute. La salute è un processo dinamico da conquistare e mantenere, che si può perdere, ma si può ritrovare. Senza sottovalutare tutti gli eventuali rischi che ogni evento può portare, una visione positiva e un accompagnamento personalizzato ed empatico è un potenziale di salute”.

La rilassata disponibilità di Annemie a farsi accompagnare verso il parto conferma quest’indicazione che lo stesso Collegio Ostetriche, presieduto da Caterina Masè, indica come una prospettiva da favorire e incentivare su tutto il territorio trentino per garantire sicurezza e appropriatezza delle prestazioni.

Verso il parto con fiducia
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