Covid-19
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 Giulio Bertoluzza organizza i servizi rivolti ai senza dimora a Trento, nell'ambito del progetto Fareassieme

“Le nostre case, aperte H24”. Parla un operatore dell'accoglienza dei senza dimora

Come si traduce l’appello #restateacasa per chi vive per strada? Le strutture di accoglienza si sono attrezzate per offrire ospitalità anche diurna. Giulio Bertoluzza di Fondazione Comunità Solidale racconta come sono cambiati i servizi rivolti ai senza dimora.

Parole chiave: coronavirus (71), Covid-19 (26), senza dimora (109)

Come si traduce l’appello #restateacasa per chi vive per strada? Le strutture di accoglienza si sono attrezzate per offrire ospitalità anche diurna

Trento - Anche a Casa Giuseppe a Trento, gestita da Fondazione Comunità Solidale e Villa Sant’Ignazio nell’ambito del progetto Fareassieme, nuo...

Trento - Anche a Casa Giuseppe a Trento, gestita da Fondazione Comunità Solidale e Villa Sant’Ignazio nell’ambito del progetto Fareassieme, nuove regole. - 17/03/2020 - Gianni Zotta

#iorestoacasa, ripetono incessantemente col megafono i mezzi dei Vigili del Fuoco nelle ultime ore, passando per le strade. “Restate a casa”, ripetono le autorità, intensificando i controlli. “E ai poveri che vivono per strada chi ci pensa in questo periodo di emergenza da coronavirus?”, si è chiesto il cardinale Konrad Krajewskj, titolare dell'Elemosineria pontificia, che di fronte alle disposizioni emanate dalle autorità per restare in casa ha rivolto un appello alle famiglie per offrire pasti a senza fissa dimora presenti nei quartieri per evitare di affollare le mense dei poveri rimaste in funzione.

Per le persone senza dimora “casa” diventano ora, giocoforza, le strutture di accoglienza. A Trento e a Rovereto da martedì 17 marzo restano aperte ben oltre l’orario usuale. Una decisione che va nella direzione auspicata dall’Assemblea antirazzista Trento, e sottoscritta da numerose associazioni, che il 16 marzo aveva chiesto al Comune di aprire i dormitori pubblici 24 al giorno per farne a tutti gli effetti “strutture comunitarie dove stare come a casa”, anche nelle ore del giorno, senza l'obbligo di uscire durante la giornata.

Sono state attivate le misure di prevenzione stabilite a livello nazionale e locale: installazione di distributori di disinfettante, mantenimento delle distanze di sicurezza, aerazione ogni 45 minuti. Vengono anche svolti interventi di pulizia e di sanificazione più frequenti.

Gli orari di apertura delle strutture sono stati ampliati, per permettere quanto più possibile agli ospiti di stare in ambiente chiuso limitando gli spostamenti esterni. A Trento il Punto d’incontro ha ampliato l’offerta di accoglienza diurna, nel rispetto delle misure di sicurezza. La mensa dei Cappuccini è chiusa per quarantena, ma assicura la distribuzione di panini.

Sono aperte 24 ore su 24 la Casa di accoglienza Bonomelli e Casa Santa Maria (24 posti) a Trento e “Il Portico” a Rovereto, gestite da Caritas e Fondazione Comunità Solidale, così come, sempre a Trento, Casa Orlando e Casa Giuseppe. “E’ una situazione completamente nuova, che ha costretto a ripensare le modalità del servizio che viene offerto”, osserva Giulio Bertoluzza, coordinatore del progetto Fareassieme, attivato dal Comune di Trento con la Fondazione Comunità Solidale e Villa Sant’Ignazio. “Per noi, come per tutti, credo, si è trattato di adattare via via il servizio offerto in base alle notizie e alle indicazioni che arrivavano sulla diffusione del contagio da coronavirus”. Con l’aumentare della consapevolezza della dimensione del problema, si è posta la questione di come conciliare l’esigenza di rispettare le regole del distanziamento sociale con il rispetto della fragilità delle persone accolte abitualmente. E’ una preoccupazione evidenziata fin dal 12 marzo dall’European Centre for Disease Control (si veda “Novel coronavirus disease 2019 (COVID-19) pandemic: increased transmission in the EU/EEA and the UK–sixth update”), che invitava a un supplemento di attenzione per i membri più vulnerabili della comunità, come anziani, disabili - l'ultimo decreto approvato dal Consiglio dei Ministri ha previsto tre misure che riguardano direttamente la disabilità: lavoro e permessi (congedi parentali e legge 104), chiusura dei centri diurni e prestazioni domiciliari -, persone con problemi di salute mentale, senza dimora e migranti sans papier, ai quali occorre rivolgersi con una comunicazione e un linguaggio specifico. “E’ una preoccupazione anche nostra – precisa Bertoluzza -, e l’abbiamo tenuto presente quando si è trattato di comunicare alcune nuove regole di convivenza nelle nostre strutture, introdotte per limitare il più possibile le possibilità di contagio”. Nell’interesse, ben inteso, della tutela della salute dell’intera comunità ma anche, evidentemente, della salute delle persone senza dimora stesse.

A tenere aperte le case di accoglienza sono gli operatori, che stanno coprendo l’ampliamento di orario evitando sovrapposizioni nella presenza, e gli Hope, gli Homeless Peer (utenti esperti, “ponte” tra ospiti e servizi), dal momento che volontari e ragazzi e ragazze del servizio civile sono stati posti forzatamente in congedo, per ora. Anche grazie agli Hope diventa più facile comunicare le regole più stringenti richieste dalla situazione e poste ben in vista all’ingresso delle strutture, dove l’organizzazione della giornata è stata rimodulata sulle 24 ore.

“Se stiamo a disagio noi costretti nelle nostre case, figuriamoci cosa può voler dire una convivenza tra 14-16 persone, come nelle nostre case”. Dentro le case di accoglienza è stato fatto un grosso lavoro di sensibilizzazione per far comprendere le novità introdotte, che rispondono a un’esigenza di maggior controllo. “La risposta è stata molto positiva da parte di tanti nostri ospiti”, continua Bertoluzza. “Si gestiscono la maggior parte della giornata da soli, con maggior senso di responsabilità. Capiscono che la situazione è particolare”. Tanto particolare, che il confronto è quotidiano tra gli operatori, il coordinatore dell’Area accoglienza della Fondazione Comunità Solidale Alberto Viola e Alessandro Martinelli, referente della Caritas di Trento. Ci si aggiorna giorno per giorno per capire come muoversi conciliando il proseguimento del servizio di accoglienza e il rispetto delle regole, che vale per tutti.

“Le nostre case, aperte H24”. Parla un operatore dell'accoglienza dei senza dimora
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