Covid-19
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Dipendiamo dall’estero per prodotti di importanza vitale

Meno armi, più mascherine

“E’ nel tempo ordinario che si progetta e si costruisce anche per i tempi di crisi e di emergenza. E’ una lezione che l’epidemia di coronavirus ci sta insegnando. A caro prezzo e sulla pelle di molti concittadini inermi”, ha scritto Giorgio Beretta, analista di Opal (Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di difesa), in un articolo per Unimondo.

Parole chiave: coronavirus (71), industria (212), salute (1017), armi (128), Covid-19 (26)

“E’ nel tempo ordinario che si progetta e si costruisce anche per i tempi di crisi e di emergenza. E’ una lezione che l’epidemia di coronavirus ci sta insegnando. A caro prezzo e sulla pelle di molti concittadini inermi”, ha scritto Giorgio Beretta, analista di Opal (Osservatorio permanente sulle armi leggere e politiche di difesa), in un articolo per Unimondo, dove evidenzia un paradosso: “in Italia vi sono 231 aziende produttrici di armi e munizioni e una sola azienda che produce ventilatori polmonari”. E ora mancano, così come mancano le mascherine sanitarie, i camici e le protezioni per i medici, i tamponi per fare i test e siamo costretti a dipendere da fornitori esteri. “La produzione risponde esclusivamente alla domanda di mercato e alla massimizzazione del profitto privato e non tiene alcun conto della necessità di produrre quei beni e prodotti che sono di importanza fondamentale, vitale, per una comunità”, ragiona Beretta: “In periodi di crisi si comprende, drammaticamente e a spese della salute e della vita dei cittadini, l’importanza di avere un’industria nazionale che risponda alle effettive esigenze di tutela, di salute e di sicurezza dei cittadini e non solamente alla domanda di mercato e agli interessi del profitto. Peccato che per promuoverla si invochi l’’economia di guerra’. Non c’è alcun bisogno di un’economia di guerra. Sarebbe infatti bastato aver messo in campo qualche progetto industriale più attento alle necessità della popolazione”. Come avrebbe potuto fare la Regione Lombardia, “che, invece – rimarca Beretta -, con i governi di centro-destra ha gettato alle ortiche l’Agenzia Regionale per la riconversione dell’industria bellica, istituita nel marzo del 1994 dalla giunta di centro-sinistra. La Legge di iniziativa popolare del 2006 non chiedeva di riconvertire tutte le aziende del settore armiero, ma cercava di rispondere a due esigenze: ‘la promozione dei progetti e dei processi di disarmo e di riduzione degli armamenti’ e, soprattutto, “’la promozione sul mercato di prodotti alternativi sviluppati in base alla utilità sociale dei prodotti stessi’”.

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