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Il ricordo di tutte le vittime dell’epidemia, in particolare i due frati cappuccini Gianpietro Vignandel e Bernardo Maines, deceduti ieri

"Restate a casa, è un atto d'amore": il vescovo Lauro all'omelia in cattedrale

Con il ricordo di tutte le vittime dell’epidemia - in particolare i due frati cappuccini Gianpietro Vignandel e Bernardo Maines, deceduti ieri -  l’arcivescovo di Trento Lauro Tisi ha aperto la s. Messa delle 10 trasmessa in diretta streaming audio e video dalla cattedrale a porte chiuse.

Parole chiave: coronavirus (71)
Trento - Santa Messa dal Duomo di Trento. - 22/03/2020 -

"Restate a casa, non è un decreto governativo, è un atto d'amore, ripeto, non l'obbedienza a un decreto. Questa, per noi cristiani, è l'Eucaristia da vivere. Viviamo questo come un atto d'amore verso i nostri fratelli e verso chi è in trincea nei reparti degli ospedali". Al termine della s. Messa celebrata in cattedrale a porte chiuse alle 10 e trasmessa in diretta streaming audio e video, l'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, ha rivolto con accenti accorati l'invito a restare a casa, come strumento per arginare il contagio da coronavirus.

Nel corso della celebrazione don Lauro ha ricordato tutte le vittime dell’epidemia - in particolare i due frati cappuccini Gianpietro Vignandel e Bernardo Maines, deceduti ieri. “L’ora che stiamo attraversando è segnata dal completo annebbiamento della vista; sotto il peso degli avvenimenti di questi giorni, ansiosamente mendichiamo il senso del dramma che ci avvolge”, ha detto nell’omelia. Il riferimento è al mendicante protagonista del Vangelo di oggi, cieco dalla nascita, guarito da Gesù.  “Vi invito - ha detto don Lauro -  a soffermarvi, ancora una volta, sul Viandante di Nazareth: pur non richiesto, egli impasta del fango con polvere e saliva, lo stende sugli occhi del cieco e gli restituisce la possibilità di vedere. Fango e saliva ci raccontano Dio che si ‘sporca le mani’  con l’uomo e un uomo che, a sua volta, ha la possibilità di ‘toccare’ Dio”.Monsignor Tisi ha contrapposto il “Dio dei farisei” , un Dio “imbarazzante” perché “schiavo di osservanze e dettagli”, al “Figlio dell’uomo, bellissimo nome con cui Gesù si presenta” e che “conosce le lacrime, la paura e l’angoscia, frequenta le stanze del dolore e della sofferenza, si ferma per sollevare e guarire”. “In questa nostra dolorosa notte, abbiamo bisogno di questo Dio - ha riconosciuto l’Arcivescovo -  pronto ad accogliere affanno e lacrime. Un Dio dalla nostra parte, Lui, uomo dei dolori che ben conosce il patire”. Don Lauro ha poi ricordato che nel dramma di questi giorni “stanno avvenendo autentici miracoli di vicinanza, di solidarietà, di prossimità e accoglienza che ci permettono di guardare con speranza al domani”. E ha concluso: “Non impediamo a questi segni di speranza di sorprenderci”.

Don Lauro ha voluto anche ricordare "il giovane Matteo della comunità di Praso", ha espresso vicinanza a don Enrico Pret per la perdita della mamma e alla comunità del convento dei Cappuccini, duramente provata in rqueste ore.

"Restate a casa, è un atto d'amore": il vescovo Lauro all'omelia in cattedrale
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