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L’INIZIATIVA Le Canossiane di Trento confezionano le mascherine

Taglia, cuci e intanto prega

E’ un gesto significativo e semplice (“una piccola goccia fra le tante”, dicono loro) quello avviato in questi giorni dalle suore canossiane di Trento, note anche per la scuola professionale di alta formazione Centro moda Canossa. Considerata la penuria di dispositivi veri e propri, hanno prodotto delle mascherine non certificate, ma comunque utili, per due case di riposo.

«L’idea – racconta la superiora suor Daniela Rizzardi – ci è arrivata inizialmente da suor Barbara di Drena, in servizio alla Rsa di Dro; lì si sono attivati per confezionare queste mascherine di stoffa, bianca possibilmente, predisposte in modo che all’interno si possa eventualmente inserire un altro tessuto.

Parole chiave: territorio (20725)

E’ un gesto significativo e semplice (“una piccola goccia fra le tante”, dicono loro) quello avviato in questi giorni dalle suore canossiane di Trento, note anche per la scuola professionale di alta formazione Centro moda Canossa. Considerata la penuria di dispositivi veri e propri, hanno prodotto delle mascherine non certificate, ma comunque utili, per due case di riposo.

«L’idea – racconta la superiora suor Daniela Rizzardi – ci è arrivata inizialmente da suor Barbara di Drena, in servizio alla Rsa di Dro; lì si sono attivati per confezionare queste mascherine di stoffa, bianca possibilmente, predisposte in modo che all’interno si possa eventualmente inserire un altro tessuto. Non appena ci è stata fatta la proposta – che risponde al desiderio di poter fare qualcosa di utile - abbiamo preso forbici e macchine da cucire, che qui non mancano, e ci siamo messe all’opera. Abbiamo chiesto aiuto ai nostri docenti, esperti con la macchina da cucire. Ci siamo e si sono messi al lavoro e nel giro di quattro - cinque giorni ne abbiamo preparate un bel numero. E’ stato per noi un modo molto semplice per collaborare con chi sta lavorando sul fronte.

Abbiamo tagliato e cucito mentre contemporaneamente intensificavamo la preghiera, su invito del Papa che raccomanda per la vera preghiera tre cose: la fede, la perseveranza e il coraggio”.

Mai come in questo tempo, in cui non si può dare una mano a nessuno – spiega suor Daniela - la forza della preghiera alimenti (non sostituisca), sostenga e chiami continuamente in causa Dio di fronte a queste situazioni. Noi portiamo dentro mille domande insieme alle nostre paure e alla nostra fragilità. Dobbiamo assumere il male, portarlo dentro la nostra preghiera; portare chi è colpito anzitutto, chi è degente in ospedale, portare davanti al Signore chi purtroppo non ce l’ha fatta. E i familiari che vivono il grande dramma di non poter accompagnare, se non in forma ristretta, all’ultima dimora i propri cari”.

“Mentre confezioniamo le mascherine - conclude suor Daniela - il nostro pensiero va anche alle famiglie, ai bambini, agli anziani, a chi in casa deve fare i conti con i metri quadrati, con una vicinanza che a volte può anche creare fatica, tensione. Nella nostra cappellina abbiamo messo il mappamondo davanti al tabernacolo e, insieme a Gesù, a vegliare su queste situazioni abbiamo posto le nostre sante. Lo abbiamo fatto perché al Signore chiediamo che entri dentro questa storia, entri dentro le paure delle persone, entri dentro le domande e mantenga accesa la speranza che da questa situazione piano piano possiamo uscirne. Questo è un momento di partecipazione alla vita del mondo, perché il dire “sto a casa” e praticarlo, lo faccio per me e lo faccio anche per le persone che mi stanno vicine”.

Testimonianza raccolta da Vanda Giuliani

Taglia, cuci e intanto prega
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