Fermi tutti, passa il Giro

Dalle penne nere alla corsa rosa, sotto la cattedrale di San Vigilio si continua a respirare un clima di contagiosa allegria…

Fermi tutti, passa il Giro. Due città in attesa, una valle e i suoi paesi in fermento per la corsa rosa e quel suo fascino che non tramonta mai. Che ti fa scendere in strada, che ti fa sgranare gli occhi davanti a quei leggerissimi telai che saranno lanciati a tutta velocità sui trentacinque chilometri di asfalto che collegano Trento a Rovereto.

Nessuna montagna da scalare oggi – strano, no? – ma una spettacolare lotta contro il tempo che può decidere le sorti del giro. Pioggerellina leggera, poi il cielo decide di essere clemente con gli acrobati delle due ruote che anche oggi spremeranno i propri muscoli al massimo e anche oltre.

Arrivano alla spicciolata i corridori al piazzale di San Severino dove ci sono i pullman delle squadre e i tendoni degli sponsor. E tanta gente. Qualche ciclista è già sui rulli a scaldare le gambe. Un piccolo capannello di folla attornia Elia Viviani, maglia ciclamino, simbolo del primato nella classifica a punti: un selfie, qualche autografo ed è già ora di montare in sella. Poco più in là Mario Cipollini scherza davanti alla telecamera: un altro che di voltate ci capiva qualcosina…

Un fiume di tifosi e addetti ai lavori collega il “quartier generale” degli atleti alla zona di partenza. Tante le bandiere che sventolano sotto il Nettuno, dalla Colombia alla Sardegna che non abbandona il suo Cavaliere, Fabio Aru. E anche i vessilli palestinesi, attraverso i quali, anche oggi da Trento, si levano voci di protesta.

In piazza Duomo è iniziato il conto alla rovescia, i tifosi già assiepati lungo le transenne che delimitano i primi metri del percorso. “Per Trento è un onore ospitare una tappa della corsa rosa partita da Gerusalemme, città della Pace, oggi purtroppo soltanto un auspicio e non la realtà”, ci dice l'arcivescovo emerito mons. Luigi Bressan che attende la partenza del primo corridore assieme a don Daniele Laghi, consulente ecclesiastico del CSI Comitato di Trento e membro della giunta regionale del CONI. “L’abbraccio di questa piazza – è il commento del parroco della valle dei Mòcheni – è quello di tutto in Trentino che saluta il Giro d'Italia, che soprattutto oggi con l'arrivo a Rovereto ci ricorda il valore della Pace e che il ciclismo aiuta a unire popoli, culture e religioni”.

Dalle penne nere alla corsa rosa, sotto la cattedrale di San Vigilio si continua a respirare un clima di contagiosa allegria. “Una grande festa di popolo, il ciclismo è forse lo sport più trentino di tutti”, spiega il sindaco di Trento Alessandro Andreatta prima di sbilanciarsi in un pronostico: Simon Yates arriverà in rosa a Roma. “Il Giro d'Italia è nell’immaginario di tutti noi, soprattutto in una terra di campioni come la nostra dai fratelli Moser a Simoni”, gli fa eco Giuseppe Ferrandi, direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino pochi secondi prima della partenza della partenza del primo corridore.

Una pedalata secca per lanciarsi dalla pedana e le gambe già cominciano a macinare asfalto. Sfilano i ciclisti velocissimi e sinuosi, uno dopo l'altro senza quasi accorgersene, dall'ultimo della graduatoria al primo, di rosa vestito.

Fermi tutti, ma il Giro è già passato?

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