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Ai microfoni della Noche del 10, Mirko Stefani, originario di Borgo Valsugana e capitano dei "ramarri" neroverdi

Inter- Pordenone, il trentino Mirko Stefani alla Scala del calcio: "Privilegio per pochi. E se ci sottovalutano..."

Non è una partita come tutte le altre quella di stasera allo stadio Meazza di Milano, perché ad affrontare l’Inter negli ottavi di finale di Coppa Italia arriva il piccolo Pordenone, squadra di serie C. Per approfondire il clima che anima lo spogliatoio dei friulani, è intervenuto alla Noche del 10 Mirko Stefani, originario di Borgo Valsugana e capitano dei "ramarri" neroverdi.

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Il capitano del Pordenone, Mirko Stefani - foto PordenoneCalcio/AR

Non è una partita come tutte le altre quella di stasera allo stadio Meazza di Milano, perché ad affrontare l’Inter negli ottavi di finale di Coppa Italia arriva il piccolo Pordenone, una compagine che definire “matricola” è poco, ma che sta attraversando un periodo di forma strepitoso che le ha permesso di raggiungere questo storico risultato. I neroverdi dopo una storia trascorsa tra la Serie C e le categorie inferiori, quest’anno fanno sul serio e, superati gli ostacoli di Venezia, Lecce e addirittura Cagliari nei turni precedenti, proveranno il colpaccio anche contro l’Inter di Spalletti, attualmente capolista in Serie A.

Per approfondire il clima che anima lo spogliatoio dei friulani, è intervenuto alla Noche del 10 di domenica il capitano di lungo corso, Mirko Stefani, che, originario di Borgo Valsugana è approdato a Pordenone nel 2015, dopo una carriera nel calcio professionistico iniziata dalle giovanili del Milan.

Mirko, martedì scenderete in campo a San Siro, un campo che tu ben conosci avendolo calcato con la casacca rossonera.

E’ un campo che conosco ma che ho dimenticato, ormai sono 15 anni che sono andato via dal settore giovanile del Milan, ma sono contento di tornarci perché in questa occasione ci torniamo da protagonisti e sarà sicuramente un’esperienza indimenticabile.

Immaginiamo che molti dei tuoi compagni non abbiano mai percorso quel tunnel che dagli spogliatoi porta al campo del Meazza, tu da capitano sarai chiamato a dare qualche suggerimento, soprattutto ai più giovani.

Indubbiamente poter giocare alla “Scala del calcio” è un privilegio per pochi. Da capitano mi sento orgoglioso soprattutto nel vedere i ragazzi più giovani che avranno questa possibilità; la cosa importante sarà far capire loro che un’occasione del genere non capita tutti i giorni nella carriera di un calciatore, noi ci siamo arrivati meritatamente e quindi è giusto cercare di goderci questo momento e allo stesso tempo provare a fare bella figura.

Come avete fatto sul campo di Cagliari, dove avete dimostrato di avere la sfrontatezza giusta per giocarvela anche con compagini di categoria superiore. Come vi state avvicinando alla sfida con l’Inter?

È stata una settimana entusiasmante, la stiamo vivendo in modo allegro però ci siamo preparati bene, non partiamo sconfitti, anche se siamo consapevoli delle due categorie di differenza e soprattutto del valore dei giocatori dell’Inter: che giochino i titolari o meno sappiamo che il livello è sproporzionato. Cercheremo di mettere in campo le nostre armi sperando di poterli mettere un po’ in difficoltà. Noi abbiamo un gioco propositivo e fatto di palleggio, ma allo stesso tempo sappiamo che come prima cosa ci vorrà organizzazione in fase difensiva. Dovremo sfruttare qualche ripartenza e concretizzare le occasioni che ci verranno concesse, sperando che loro sottovalutino un po’ la partita. È chiaro che se l’Inter affronterà la partita al massimo per noi sarà veramente dura, ma cercheremo comunque di fare il nostro meglio e poi si vedrà.

Difficile che l’Inter riproponga una partita difensiva come quella di sabato scorso contro la Juventus…

È normale che contro squadre di livello anche le grandi debbano adottare tattiche difensive, ma non penso sarà il caso di martedì, mi immagino un’Inter schierata giustamente anche con qualche rincalzo e sono curioso di vedere Pinamonti davanti: insomma mi aspetta un derby anche da quel punto di vista.

Infatti, non siete in tanti che dal Trentino siete approdati al calcio professionistico, qual è stato il tuo percorso partendo da Borgo?

Diciamo che il percorso di qualunque calciatore professionista è abbastanza simile: io ho iniziato a Borgo, poi sono andato al Bassano e a 14 anni sono stato chiamato dal Milan. Lì ho fatto altri 4 anni dagli allievi alla primavera, quindi sempre in Serie C ho girato un po’ tutta l’Italia da nord a sud. È un percorso fatto di sacrifici e a volte anche di colpi di fortuna, proprio l’altro giorno mi è saltato all’occhio un dato: tra tutti i ragazzi che iniziano a giocare a calcio soltanto uno su 18mila arriva a fare il professionista: basta questo a capire quanto sia difficile e quanto io nel mio piccolo debba essere orgoglioso della carriera che ho fatto in terza serie.

Il capitano Mirko Stefani in azione - foto PordenoneCalcio/AR

Sei rimasto legato ai colori rossoneri avendo di fatto iniziato la carriera al Milan?

Sono milanista a prescindere dal fatto di essere passato nel settore giovanile, gli anni passano velocemente nella carriera di un calciatore e ogni tanto quando mi fermo e mi guardo indietro sono contento di notare che qualche piccola soddisfazione me la sono tolta anch’io.

Un consiglio che dall’alto della tua esperienza puoi dare a Pinamonti?

Non penso di essere la persona adatta per dispensare consigli, ma ho sempre sentito parlare un gran bene di questo ragazzo, per cui penso che sia veramente un predestinato. Quando ad un ragazzo di 18 anni viene accordata tutta questa considerazione e tutta questa fiducia significa che ha un talento di natura, con il lavoro e la dedizione e avendo davanti degli ottimi giocatori dai quali imparare ha tutte le carte in regola per fare una carriera di altissimo livello e io glielo auguro. È un ragazzo con la testa sulle spalle e tanta voglia di migliorarsi e se in più ha la mentalità trentina è ancora meglio.

Ovviamente ti auguriamo di giocare ancora tanti anni tra i professionisti, ma per quanto riguarda il tuo futuro prima o poi ti vedremo a calcare i campi del calcio provinciale?

So che il Borgo sta facendo benissimo e vincerà il campionato a mani basse, sto seguendo con interesse le sorti del Trento, ci giocano dei ragazzi con cui ho un bel rapporto ed è una società particolarmente sana e con ambizione: questo è un anno un po’ delicato, le cose non stanno andando come ci si aspettava ma quando si vince un campionato ripetersi l’anno successivo è sempre difficile in tutte le categorie. Se riuscirà a superare questo momento difficile sono convinto che nelle prossime stagioni il Trento, con questa società solida, sarà una squadra che potrà lottare per il vertice.

Cosa pensi della crisi che sta attraversando il calcio italiano dopo l’eliminazione dal Mondiale? Secondo te cosa non funziona più nel percorso di maturazione dei giovani italiani e quindi nella crescita di tutto il movimento?

È chiaro che l’eliminazione dal Mondiale ha fatto scalpore, però obiettivamente sapevamo che l’Italia molto probabilmente sarebbe arrivata seconda dietro la Spagna e quindi sarebbe dovuta passare dagli spareggi. Nel calcio quando si tratta di una partita secca o in questo caso una sfida con andata e ritorno può succedere di tutto, ormai tutte le squadre sono attrezzate sia tecnicamente che fisicamente e partite del genere si vincono e si perdono davvero per degli episodi e piccoli dettagli.

Questo è un punto a favore delle vostre speranze di passaggio del turno in coppa Italia, al Meazza sarà partita secca, non ce ne vogliano i tifosi dell’Inter ma noi ci auguriamo un’altra sorpresa…

Queste sono le partite belle del calcio perché a volte anche le cosiddette “piccole” possono togliersi delle soddisfazioni che nel nostro caso sono veramente sproporzionate, ma danno modo un po’ a tutti di poterci credere.

Inter- Pordenone, il trentino Mirko Stefani alla Scala del calcio: "Privilegio per pochi. E se ci sottovalutano..."
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