Valli

Sono passati quasi 90 anni ormai da quando, nel lontano 1930, lo storico e studioso trentino di toponomastica Ernesto Lorenzi diede alle stampe per la prima volta il suo “Toponomastica Mòchena”, un testo ancora oggi più che mai attuale per conoscere e comprendere il ricco patrimonio dei nomi di luogo delle nostre valli, in particolare della Valle dei Mòcheni, ma anche le origini di tanti termini dialettali tuttora in uso.

Una mostra che non abbisogna di chissà quali parole, tanta è la potenza delle cinquantacinque immagini che la connotano. Raccontano, urtando la sensibilità dell’osservatore, lo spettrale paesaggio restituito dal fortunale Vaia nella notte del 29 ottobre scorso.

È stata inaugurata martedì 18 giugno, negli ambienti dell'Urban Center, la mostra fotografica per il centenario della sezione scout CNGEI locale. L'esposizione rimarrà aperta fino al 29 giugno con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20 e il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

“Vogliamoci bene e ricordiamo sempre che solo la memoria ci può salvare dagli errori e dalle guerre, mentre la vita continuerà nel tempo, anche senza di noi”. Lo ricordava, Guido Vettorazzo, durante una delle celebrazioni dell’anniversario della battaglia di Nikolajewka, tragico epilogo della sciagurata spedizione italiana in Russia. Un messaggio di pace e amicizia, un monito, una sorta testamento spirituale venuto da chi, quell’ultima battaglia, combattuta allo spasimo per sfondare l'ultimo ostacolo frapposto dall'Armata Rossa e ritrovare la via di casa, dopo la fallita occupazione di Staligrado, l’aveva vissuta in prima persona da sottotenenente del Battaglione Tolmezzo.

Da tre anni, seguendo i turni scritti su una graziosa lavagnetta, i richiedenti asilo e i volontari del paese si occupano dell'orto vicino alla canonica. Cinquecento metri di terreno fertile che una volta veniva parzialmente coltivato dai parrocchiani, ma che dal 2016 don Augusto ha messo a disposizione del progetto “PassapOrto”.

Si appella al buon senso Alessandra Degasperi, portavoce di quello che preferisce non definire impropriamente “comitato” - come da gennaio 2015 tratteggiato sotto la guida del suo predecessore Gabriele Gattozzi - bensì “gruppo di persone di Sardagna”. Dietro alle 450 firme apposte lo scorso tardo autunno alla rumorosa petizione indirizzata agli assessorati all’ambiente di Palazzo Thun e di Piazza Dante risuona perentoria la contrarietà alla riapertura della discarica in quella che, sovrastante il quartiere cittadino di Piedicastello, era fino al 1976 la cava Italcementi.

Era il 1649 quando la comunità di Arco decideva di erigere in onore di San Bernardino un altare nella nuova Collegiata di Arco; egli era il compatrono della città unitamente a Santa Maria Assunta, a cui è dedicata la parrocchiale. Lo stemma della Comunità, che sovrasta l’altare, reca la data 1652, anno di consacrazione dell’altare. Il culto di S. Bernardino quindi era vivo in Arco e si ritiene sia stato voluto o promosso da Francesco conte d’Arco, che era stato capitano del popolo a Siena, negli anni in cui viveva in quella città San Bernardino.

Trasmesso di generazione in generazione, si è svolto martedì 5 marzo a Palù del Fèrsina/Palai en Bersntol uno dei riti carnevaleschi più arcaici del Trentino. Il mascheramento delle tre principali figure, l'insieme delle gestualità e il percorso che svolgono, richiamano infatti elementi ancestrali e profondamente legati alla comunità germanica che ha colonizzato nel XIII secolo la parte superiore del torrente Fersina.

Da Palù del Fersina a Piazza San Marco, il fascino del Betschato, antico rito carnevalizio mòcheno, ha conquistato Venezia.

Risulta piuttosto diffusa, presso chi si interessa di storia locale, la consapevolezza che, almeno a partire dal basso Medioevo, l’organizzazione ecclesiastica della Val di Sole si è dispiegata attorno a tre centri fondamentali, anticamente definiti come “pievi”: Ossana, Malè e Livo.

C’è forte preoccupazione sull’altopiano di Lavarone per il futuro del progetto che ha coinvolto la comunità negli ultimi due anni e mezzo. Secondo i provvedimenti annunciati dalla Giunta Fugatti dovrebberi essere sospesi i finanziamento alle iniziative di accoglienza nelle valli e quindi le persone accolte e poi inserite nella comunità di Lavarone si troverebbero trasferite a Trento o a Rovereto, ritrovandosi così anche nella precarietà lavorativa.

Il campanile sta battendo le 9 e la piazza di Aldeno è inondata dal sole. Suoniamo il campanello della canonica, Alma si affaccia dal corrimano del giroscale. “Salga pure, prego!”. Ci accomodiamo nell'ufficio del parroco, al primo piano.

“Ogni cristiano ha una missione nei confronti di tutti gli uomini: è stato mandato a portare la luce e l’amore di Gesù nel mondo. Ma anche chi non si allontana dalla propria casa e dal proprio paese può essere sempre portatore di luce”. È il forte messaggio che don Giorgio Cavagna ha lanciato ai fedeli durante la tradizionale Messa del giorno 14 febbraio concelebrata assieme a don Bruno e don Alfredo, nella chiesetta di San Valentino in Carpeneda, sull’Altopiano di Folgaria.

All’imbocco della suggestiva e caratteristica valle di Tovel, sopra Tuenno, spicca la chiesetta di Sant’Emerenziana, eretta a metà del 500 su impulso dei Madruzzo e considerata da secoli come la custode della valle..

Valorizzare il territorio, in particolare quei beni comuni visti come “terra di nessuno”, facendo partecipare attivamente i cittadini: questi i due obiettivi principali di “Comunità in azione”. Che avrà come teatro d’azione i comuni di Caldonazzo, Calceranica e Arco

Giacomo Torboli, 76 anni, e Anna Galvagni (79) di Mori, sono spostati dal 1970. Giacomo è fiduciario dal 1° gennaio del 1969. Mezzo secolo di impegno che, da una decina d'anni, divide con la moglie.

Un lavoro silenzioso, preziosissimo che da sempre accompagna la storia di Vita Trentina. È quello dei fiduciari che, in tutto il Trentino, da anni offrono il loro lavoro volontario nella raccolta degli abbonamenti “porta a porta”. Una rete preziosa e “unica”, fatta di persone e di storie che vogliamo raccontarvi in questa nuova rubrica intitolata “Un caffè con il fiduciario”.

“Ecco qui, guardi. Questo l'ho tenuto apposta. Mezzo secolo, ormai sono vicino alla pensione...”. Sorride orgoglioso Giacomo Torboli, 76 anni, mentre tira fuori dalla sua teca un vecchio numero di Vita Trentina. Sulla testata una scritta stampata in inchiostro blu che dice “Sign. fiduciario, 1.1.69”.

A 500 anni dalla costruzione della chiesa di Revò, ampliata successivamente agli inizi del 1800, la parrocchia festeggia con una serie di eventi che porteranno all’approfondimento dell’architettura e dell’arte di uno degli edifici religiosi più interessanti della Valle.

La tradizione della Stella, in passato diffusa un po' su tutto l'arco alpino, è ben radicata in valle dei Mòcheni, dove anche quest'anno gli “stelàri” dei paesi di Palù del Fersina e di Fierozzo hanno intonato i canti epifanici maso per maso. Il rito coinvolge giovani, i coscritti, i coristi dei due paesi, bambini, appassionati, oltre che gli abitanti che attendono l'arrivo dei cantori.