Valli

Niente di concreto per ora, ma l'entusiasmo è positivo e l'impressione è che qualcosa possa nascere. Così il sindaco di Vallarsa Massimo Plazzer commenta la partecipata assemblea aperta a tutta la cittadinanza convocata nella serata di martedì scorso per provare a risolvere il problema della mancanza di pane che rischia di affliggere soprattutto le piccole frazioni del suo comune.

Sette comunità del lembo meridionale della Valle dei Laghi hanno spalancato le porte alla loro nuova guida spirituale, don Bruno Morandini, accolto “come padre e maestro, ma anche fratello”.

Una partenza infonde sempre tristezza, tanto maggiore quanto più lungo è stato il tempo condiviso. La comunità di Tesero ha salutato domenica 22 settembre il suo parroco don Bruno Daprà, dopo averlo avuto come guida nel cammino pastorale per ben 22 anni.

C’è sempre tempo per abbonarsi a “Vita Trentina”. Da oggi Ambrosina, all’età di 90 anni, è una nostra nuova abbonata, grazie all'apprezzato regalo fattole degli affezionati nipoti.

No sta nar ne la Gon popo, che ghé la Brava Part che te porta via”. Così le mamme folgaretane di un tempo passato ammonivano i figlioli per farli stare bravi e lontani dai pericoli della Valle del Rio Cavallo.

Con una settimana di ritardo (causa maltempo) la “desmontegada de le caore”, il rientro delle capre dall’alpeggio, si è celebrata domenica 15 settembre per le strade di Cavalese. Accompagnati dai pastori gli animali, ornati con corone di fiori, sono stati i protagonisti di un appuntamento legato alla tradizione ma anche ultima attrazione al termine di una estate positiva per il comparto turistico. Oltre trecentocinquanta capre hanno attraversato il centro abitato guidate dai loro pastori, in un contesto fatto di musicisti, figuranti e personaggi con il compito di rievocare i mestieri di un tempo.

La sezione Auta Fascia del Cai-Sat festeggia i 50 anni di vita. Nel 1969 due pionieri, Luciano Ploner e Renzo Favè, maturano la decisione di aprire la sezione della Società Alpinisti Tridentini dell’Alta Val di Fassa. L’obiettivo, dopo una serie di passaggi burocratici avviene nel febbraio del 1970 con l’elezione del primo direttivo.

Il prestigioso premio “Uomo probo” dopo la signora Martha Flies Ebner (classe 1922) protagonista di mezzo secolo di storia per difendere i diritti dei tirolesi, il prof. Franco Pedrotti, il coro della Sosat, Michele Lanzinger e altre insigni personalità dell’arco alpino, è stato assegnato, quest’anno, a Germano Sottovia, abitante di San Lorenzo in Banale e rappresentante più genuino della gente di montagna volenterosa, generosa, disponibile.

Compie 50 anni ma non li dimostra proprio, il Settembre Rotaliano, la principale manifestazione del paese di Mezzocorona, che negli anni è cresciuta fino a diventare un punto di riferimento per l’intera Piana Rotaliana e una tappa obbligata per gli appassionati di enogastronomia del Trentino e non solo.

Sono passati quasi 90 anni ormai da quando, nel lontano 1930, lo storico e studioso trentino di toponomastica Ernesto Lorenzi diede alle stampe per la prima volta il suo “Toponomastica Mòchena”, un testo ancora oggi più che mai attuale per conoscere e comprendere il ricco patrimonio dei nomi di luogo delle nostre valli, in particolare della Valle dei Mòcheni, ma anche le origini di tanti termini dialettali tuttora in uso.

Una mostra che non abbisogna di chissà quali parole, tanta è la potenza delle cinquantacinque immagini che la connotano. Raccontano, urtando la sensibilità dell’osservatore, lo spettrale paesaggio restituito dal fortunale Vaia nella notte del 29 ottobre scorso.

È stata inaugurata martedì 18 giugno, negli ambienti dell'Urban Center, la mostra fotografica per il centenario della sezione scout CNGEI locale. L'esposizione rimarrà aperta fino al 29 giugno con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 20 e il sabato dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20.

“Vogliamoci bene e ricordiamo sempre che solo la memoria ci può salvare dagli errori e dalle guerre, mentre la vita continuerà nel tempo, anche senza di noi”. Lo ricordava, Guido Vettorazzo, durante una delle celebrazioni dell’anniversario della battaglia di Nikolajewka, tragico epilogo della sciagurata spedizione italiana in Russia. Un messaggio di pace e amicizia, un monito, una sorta testamento spirituale venuto da chi, quell’ultima battaglia, combattuta allo spasimo per sfondare l'ultimo ostacolo frapposto dall'Armata Rossa e ritrovare la via di casa, dopo la fallita occupazione di Staligrado, l’aveva vissuta in prima persona da sottotenenente del Battaglione Tolmezzo.

Da tre anni, seguendo i turni scritti su una graziosa lavagnetta, i richiedenti asilo e i volontari del paese si occupano dell'orto vicino alla canonica. Cinquecento metri di terreno fertile che una volta veniva parzialmente coltivato dai parrocchiani, ma che dal 2016 don Augusto ha messo a disposizione del progetto “PassapOrto”.

Si appella al buon senso Alessandra Degasperi, portavoce di quello che preferisce non definire impropriamente “comitato” - come da gennaio 2015 tratteggiato sotto la guida del suo predecessore Gabriele Gattozzi - bensì “gruppo di persone di Sardagna”. Dietro alle 450 firme apposte lo scorso tardo autunno alla rumorosa petizione indirizzata agli assessorati all’ambiente di Palazzo Thun e di Piazza Dante risuona perentoria la contrarietà alla riapertura della discarica in quella che, sovrastante il quartiere cittadino di Piedicastello, era fino al 1976 la cava Italcementi.

Era il 1649 quando la comunità di Arco decideva di erigere in onore di San Bernardino un altare nella nuova Collegiata di Arco; egli era il compatrono della città unitamente a Santa Maria Assunta, a cui è dedicata la parrocchiale. Lo stemma della Comunità, che sovrasta l’altare, reca la data 1652, anno di consacrazione dell’altare. Il culto di S. Bernardino quindi era vivo in Arco e si ritiene sia stato voluto o promosso da Francesco conte d’Arco, che era stato capitano del popolo a Siena, negli anni in cui viveva in quella città San Bernardino.

Trasmesso di generazione in generazione, si è svolto martedì 5 marzo a Palù del Fèrsina/Palai en Bersntol uno dei riti carnevaleschi più arcaici del Trentino. Il mascheramento delle tre principali figure, l'insieme delle gestualità e il percorso che svolgono, richiamano infatti elementi ancestrali e profondamente legati alla comunità germanica che ha colonizzato nel XIII secolo la parte superiore del torrente Fersina.

Da Palù del Fersina a Piazza San Marco, il fascino del Betschato, antico rito carnevalizio mòcheno, ha conquistato Venezia.

Risulta piuttosto diffusa, presso chi si interessa di storia locale, la consapevolezza che, almeno a partire dal basso Medioevo, l’organizzazione ecclesiastica della Val di Sole si è dispiegata attorno a tre centri fondamentali, anticamente definiti come “pievi”: Ossana, Malè e Livo.