Valli

Trasmesso di generazione in generazione, si è svolto martedì 5 marzo a Palù del Fèrsina/Palai en Bersntol uno dei riti carnevaleschi più arcaici del Trentino. Il mascheramento delle tre principali figure, l'insieme delle gestualità e il percorso che svolgono, richiamano infatti elementi ancestrali e profondamente legati alla comunità germanica che ha colonizzato nel XIII secolo la parte superiore del torrente Fersina.

Da Palù del Fersina a Piazza San Marco, il fascino del Betschato, antico rito carnevalizio mòcheno, ha conquistato Venezia.

Risulta piuttosto diffusa, presso chi si interessa di storia locale, la consapevolezza che, almeno a partire dal basso Medioevo, l’organizzazione ecclesiastica della Val di Sole si è dispiegata attorno a tre centri fondamentali, anticamente definiti come “pievi”: Ossana, Malè e Livo.

C’è forte preoccupazione sull’altopiano di Lavarone per il futuro del progetto che ha coinvolto la comunità negli ultimi due anni e mezzo. Secondo i provvedimenti annunciati dalla Giunta Fugatti dovrebberi essere sospesi i finanziamento alle iniziative di accoglienza nelle valli e quindi le persone accolte e poi inserite nella comunità di Lavarone si troverebbero trasferite a Trento o a Rovereto, ritrovandosi così anche nella precarietà lavorativa.

Il campanile sta battendo le 9 e la piazza di Aldeno è inondata dal sole. Suoniamo il campanello della canonica, Alma si affaccia dal corrimano del giroscale. “Salga pure, prego!”. Ci accomodiamo nell'ufficio del parroco, al primo piano.

“Ogni cristiano ha una missione nei confronti di tutti gli uomini: è stato mandato a portare la luce e l’amore di Gesù nel mondo. Ma anche chi non si allontana dalla propria casa e dal proprio paese può essere sempre portatore di luce”. È il forte messaggio che don Giorgio Cavagna ha lanciato ai fedeli durante la tradizionale Messa del giorno 14 febbraio concelebrata assieme a don Bruno e don Alfredo, nella chiesetta di San Valentino in Carpeneda, sull’Altopiano di Folgaria.

All’imbocco della suggestiva e caratteristica valle di Tovel, sopra Tuenno, spicca la chiesetta di Sant’Emerenziana, eretta a metà del 500 su impulso dei Madruzzo e considerata da secoli come la custode della valle..

Valorizzare il territorio, in particolare quei beni comuni visti come “terra di nessuno”, facendo partecipare attivamente i cittadini: questi i due obiettivi principali di “Comunità in azione”. Che avrà come teatro d’azione i comuni di Caldonazzo, Calceranica e Arco

Giacomo Torboli, 76 anni, e Anna Galvagni (79) di Mori, sono spostati dal 1970. Giacomo è fiduciario dal 1° gennaio del 1969. Mezzo secolo di impegno che, da una decina d'anni, divide con la moglie.

Un lavoro silenzioso, preziosissimo che da sempre accompagna la storia di Vita Trentina. È quello dei fiduciari che, in tutto il Trentino, da anni offrono il loro lavoro volontario nella raccolta degli abbonamenti “porta a porta”. Una rete preziosa e “unica”, fatta di persone e di storie che vogliamo raccontarvi in questa nuova rubrica intitolata “Un caffè con il fiduciario”.

“Ecco qui, guardi. Questo l'ho tenuto apposta. Mezzo secolo, ormai sono vicino alla pensione...”. Sorride orgoglioso Giacomo Torboli, 76 anni, mentre tira fuori dalla sua teca un vecchio numero di Vita Trentina. Sulla testata una scritta stampata in inchiostro blu che dice “Sign. fiduciario, 1.1.69”.

A 500 anni dalla costruzione della chiesa di Revò, ampliata successivamente agli inizi del 1800, la parrocchia festeggia con una serie di eventi che porteranno all’approfondimento dell’architettura e dell’arte di uno degli edifici religiosi più interessanti della Valle.

La tradizione della Stella, in passato diffusa un po' su tutto l'arco alpino, è ben radicata in valle dei Mòcheni, dove anche quest'anno gli “stelàri” dei paesi di Palù del Fersina e di Fierozzo hanno intonato i canti epifanici maso per maso. Il rito coinvolge giovani, i coscritti, i coristi dei due paesi, bambini, appassionati, oltre che gli abitanti che attendono l'arrivo dei cantori.

Sono passati 20 anni, da quando i coniugi Irma Bolognani e Giuseppe Zuccatti, partendo da Lasino con il loro presepio di sassi, hanno esposto la loro Natività nel salone della Casa di riposo di Cavedine. Un centinaio di personaggi allora, oltre 500 adesso: un lavoro certosino negli anni per rendere più bello il loro presepio per la gioia degli ospiti della casa di riposo,che anche quest'anno hanno fatto da contorno,ammirati, ai due artisti durante la costruzione, per i tanti parenti e visitatori.

Torna in paese il classico appuntamento natalizio con i presepi allestiti sulle fontane delle frazioni. Un evento inserito nel calendario dell’Avvento della Valle del Chiese con la novità del nome: “Borgo Christmas. Il giro dei presepi sulle fontane”.

Da oltre un lustro, tra mille attesati di partecipazione, Castel Madruzzo è il borgo dei presepi per antonomasia in Valle dei Laghi: un tripudio d’estro creativo sprigionato da volenterosi compaesani che ad ogni dicembre, anche quset'anno fino all'Epifania, per adorare il Bambino in fasce deposto nella mangiatoia, si adopera “seguendo la stella” come vuole il titolo dell’esposizione presepiale dispiegata all’interno di scantinati, androni e giardini piuttosto che su scalinate, balconi e davanzali.

Oltre trenta figuranti dislocati lungo gli androni e le strette viuzze, fra i cortili e le cantine del paese, hanno dato vita alla sacra rappresentazione rievocando l’atmosfera che circondò, oltre mille anni fa, la nascita di Gesù.

Il quartiere sotto il Doss Trento ha resistito alle scelte urbanistiche degli ultimi decenni, ancorandosi alle tradizioni più antiche portate avanti da una comunità coesa. E domenica scorsa, al termine dei lavori durati un anno mezzo, si è presentato alla città completamente rinnovato

“Sulla strada di Emmaus” è il titolo del progetto del gruppo “La storia siamo noi” dell’alta Val di Non, di cui fanno parte 170 giovani. Gli incontri proposti a ragazze e ragazzi avranno come filo conduttore il tema dell'incontro: le prime due serate hanno visto la partecipazione di personalità importanti come don Marco Pozza, cappellano delle carceri di Padova, e l’attore Giacomo Rossetto, che venerdì scorso, nel teatro parrocchiale di Cloz, ha interpretato in un lungo monologo la vita del giudice Paolo Borsellino, aiutandosi anche con i filmati dei telegiornali d’epoca.

“Il mio affetto per voi non morirà. Vi amerò in cielo come vi ho amato sulla terra”. Per l’annuncio di morte, i familiari di Michela Ramponi, hanno scelto queste parole risuonate nel silenzio della chiesa di Dimaro mercoledì 31 ottobre insieme alla comunità. Una folla attonita ha cercato consolazioni nelle parole del Vangelo alla Messa celebrata da tanti sacerdoti col parroco don Gaetano Castiglia e presieduta dall’Arcivescovo che ha pronunciato l'omelia.