170 giovani sulla strada di Emmaus

Falcone e Borsellino testimoni di legalità
“Sulla strada di Emmaus” è il titolo del progetto del gruppo “La storia siamo noi” dell’alta Val di Non, di cui fanno parte 170 giovani. Gli incontri proposti a ragazze e ragazzi avranno come filo conduttore il tema dell’incontro: le prime due serate hanno visto la partecipazione di personalità importanti come don Marco Pozza, cappellano delle carceri di Padova, e l’attore Giacomo Rossetto, che venerdì scorso, nel teatro parrocchiale di Cloz, ha interpretato in un lungo monologo la vita del giudice Paolo Borsellino, aiutandosi anche con i filmati dei telegiornali d’epoca.Un monologo intenso di settanta minuti in cui l’attore ha fatto rivivere la figura del magistrato, ma anche dell’uomo Paolo. Un uomo tutto d’un pezzo, che non accetta compromessi, con un forte rigore morale, uno semplice diventato eroe, il cui lavoro però non è ancora finito. Dopo la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone, il coraggio è ciò che spinge, nonostante la paura, il giudice a compiere fino in fondo il proprio dovere: di magistrato e di uomo, perché pubblico e privato si contaminano sempre nella sua vita.È stata ricordata anche Rita Borsellino, scomparsa due mesi fa e che i più anziani del gruppo avevano avuto modo di conoscere in un precedente percorso formativo, con queste parole: “Via D’Amelio è una via in mezzo ad auto parcheggiate. Davanti ai palazzi c’è un ulivo chiamato l’albero della Pace e una lapide con i nomi. Una foto di Paolo Borsellino che sorride. Sull’albero e sulla base, biglietti con messaggi, cappellini, indumenti, oggetti di ogni genere lasciati lì, da chi passa e non vuole dimenticare. Lì ti abbiamo incontrata in una sera primaverile, il sorriso rivolto a tutti noi, ci hai trasmesso valori forti. Ti ricorderemo per il tuo costante impegno, per aver speso il tuo tempo per raccontare e raccontarci che un mondo migliore si può costruire. Nei giovani riversavi tanta fiducia. Ti portiamo nei nostri cuori, che la terra ti sia lieve! Grazie Rita”.

Giorgio Giuliani, da diversi anni coordinatore dell’attività di questo gruppo, spiega: “Questo incontro era dedicati ai ragazzi che faranno un viaggio in Sicilia, adolescenti che si recheranno dove è nata la lotta alla mafia. Impressionante l’ora di assoluto silenzio durante il monologo. Anche i più giovani che non erano ancora nati, che poco ne sapevano, mi hanno fatto capire che la storia va studiata anche così e che non si deve dimenticare”.

Al termine è intervenuto padre Placido Pircali, che da diversi anni segue “La storia siamo noi”, prima assieme a don Mauro Leonardelli e adesso con don Carlo Crepaz: “Questa è una pagina della nostra storia molto dolorosa; con molti di voi abbiamo sostato vicino alla casa di Borsellino. È importante parlare della mafia, perché da un recente sondaggio il 34 per cento crede che non sia un pericolo, altri che sia una cosa solo del Sud, ma non è così. I giovani possono imparare a vivere da serate come queste e imparare a mettere buone radici”.

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