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Silvia Delpero, ospite della “Bontempelli” di Pellizzano, compie cento anni

Pellizzano, i cento anni di Silvia Delpero: “La mia vita, un romanzo...”

Pellizzano - Dall'atrio della Apsp “Bontempelli” un piccolo corridoio ci porta alla stanza dove Silvia Delpero sta giocando a briscola con un'altra ospite e due operatori. Don Enrico Pret, che ci accompagna, le mette una mano sulla spalla, lei ricambia affettuosamente il saluto. “Buongiorno, vi stavo aspettando”, ci dice la “nonna” della casa di riposo e probabilmente anche della valle.

Parole chiave: Bontempelli (2), Territorio (19553), storia (1675), centenaria (63), casa di riposo (95), Apsp (93), Pellizzano (8)

Silvia è lucidissima, ricorda nomi, luoghi e date. Bastano pochi minuti di racconto per capire che, diventare centenaria, per lei non è un traguardo ma una tappa

Pellizzano - Silvia Delpero, cento anni il 31 ottobre, impegnata in una partita di briscola - 25/10/2019

Pellizzano - Silvia Delpero, cento anni il 31 ottobre, impegnata in una partita di briscola - 25/10/2019

Pellizzano - Dall'atrio della Apsp “Bontempelli” un piccolo corridoio ci porta alla stanza dove Silvia Delpero sta giocando a briscola con un'altra ospite e due operatori. Don Enrico Pret, che ci accompagna, le mette una mano sulla spalla, lei ricambia affettuosamente il saluto. “Buongiorno, vi stavo aspettando”, ci dice la “nonna” della casa di riposo e probabilmente anche della valle.

Mancano pochi giorni al 31 ottobre, il suo centesimo compleanno, e naturalmente fervono i preparativi per la doverosa festa. “Io non avrei fatto niente, ma loro vogliono organizzare tante cose...”, ci dice l'anziana ospite mentre un sorriso serenamente rassegnato le si dipinge sulle labbra.

Silvia è lucidissima, ricorda nomi, luoghi e date. Bastano pochi minuti di racconto per capire che, diventare centenaria, per lei non è un traguardo ma una tappa. L'ennesima, di una vita che di momenti intensi, anche tristi e sofferti, ne ha avuti tanti. Che l'ha strappata dalla “sua” Vermiglio a 14 anni, mettendola su un treno direzione Milano. Ce l'ha scolpito nella memoria Silvia, quel 21 maggio 1934, “un viaggio tremendo”, iniziato con molte ore di cammino assieme alla sorella per raggiungere Ponte di Legno, perché da lì il biglietto costava meno.

“Una volta arrivata alla stazione di quella grande città, tutta sola e un po' impaurita ho pensato: e se adesso non viene nessuno a prendermi?”. Grazie all'aiuto dell'Azione Cattolica, Silvia trova impiego in famiglia come assistente. “Mi volevano bene, ero giovane e brillante, imparavo in fretta, ma ero anche furba abbastanza da capire dove andare per farmi pagare di più”, racconta la centenaria.

Quei decenni trascorsi nella grande città sono parte di lei, della sua memoria: Milano la leggi nel suo cuore e la ascolti in quell'accento ancora ben marcato. Perché proprio lì, le domandiamo. “Perché ci andavano tutti per guadagnarsi da vivere. Ero cresciuta in un paesino di montagna, eravamo poveri, poveri”, racconta scandendo bene, per due volte, quella parola. “Famiglie numerose, non c'era lavoro, se volevi mangiare l'unica alternativa era emigrare. E io ho voluto farlo da sola...”.

Nemmeno un secolo è trascorso, ma quelle pagine di storia, oggi, appaiono così sbiadite: proviamo forse vergogna? O magari ci fa comodo dimenticare o annacquare quello che è stato, per giustificare le nostre azioni presenti? L’oblio è un rischio che non possiamo permetterci e anche per questo è un onore poter chiacchierare con persone come Silvia, ascoltare i suoi ricordi ancora così vividi che sembra quasi poterli toccare, respirare. La sua memoria ci ricorda chi siamo e da dove veniamo. Cosa c’era prima del centro commerciale, di WhatsApp, delle partite a pagamento in tv.

“Ma il tempo mangia e inghiotte tutto”, ammonisce la centenaria Delpero, prima di raccontarci un suo grande rimpianto: non aver mai scritto il romanzo della sua vita. “L’avrei fatto in stile semplice, sa, ma penso che avrebbe potuto avere un buon successo!”.

La immaginiamo, senza difficoltà, Silvia, seduta davanti alla macchina da scrivere: avrebbe sicuramente dedicato un capitolo alla sua passione per la musica, che ancora coltiva quando canta durante le Messe, e ai 27 anni da corista a Milano. Avrebbe parlato dalla sua famiglia, che il 24 agosto del 1915 lasciava tutto e da Vermiglio veniva sfollata a Mitterndorf, avrebbe raccontato delle tombe della nonna e del fratellino ritrovate anni dopo, perché Silvia non si accontentava dei racconti della sorella ed era voluta andare in quei luoghi per vedere con i suoi occhi. Per provare a capire quello che era stato.

Avrebbe scritto, certamente, dei 41 anni e mezzo trascorsi assieme a Egidio e di quel “matrimonio riuscito” celebrato il 14 gennaio del 1970: 50 anni lei, lui 53, da poco rimasto vedovo della moglie Virginia, compagna di classe di Silvia ai tempi delle elementari. Avrebbe raccontato quella malattia che si portò via l'amica prematuramente e la sua decisione di sposare Edigio per aiutarlo a crescere i due figli, Mario e Giovanni, che le hanno sempre voluto bene come una mamma, dandole tante soddisfazioni.

Un piccolo spazio, siamo sicuri, l’avrebbe riservato alla sua passione per la lettura: libri di geografia, per viaggiare anche con la fantasia, ma anche giornali, come Vita Trentina, della quale è stata per tanti anni fedele abbonata. A fare da filo conduttore, tra i ricordi di una vita, la sua fede semplice e sempre salda, “una grazia di Dio che sa perdonare e che mi è sempre vicino, che mi ascolta quando gli parlo, senza dimenticarsi però che bisogna pregare anche per gli altri”.

Un romanzo che probabilmente non sarà mai scritto ma che esiste e resiste nella memoria di una vita lunga cent'anni. Dal passato al presente, è purtroppo già l'ora di infilarsi la giacca e salutarsi: Silvia è attesa dalla fisioterapista e anche l'ora del pranzo si avvicina. Ma prima, un'ultima indicazione al cronista: “Mi raccomando, scriva lo stretto necessario. E, quando uscirà l’articolo, ci mandi il giornale!”.

Pellizzano, i cento anni di Silvia Delpero: “La mia vita, un romanzo...”
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