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Quei 300 fiorini per il campanile...

Senza scomodare l’incipit delle “Avventure di Pinocchio”, si potrebbe cominciare così: “C’era una volta… un conte. Veniva a caccia alla Regnana e a quella piccola comunità, nella valle verso il passo del Redebus, donò una parte del danaro necessario per fabbrica del campanile”. Ma chi era codesto “conte”? Alla Regnana di Bedollo si mormorava fosse il re d’Italia. Tant’è che Franco de Battaglia ne scrisse sul “Trentino” nel 2003. La vulgata del villaggio era che sull’altipiano (austriaco) di Piné fosse giunto più volte, in incognito, il re d’Italia Vittorio Emanuele II e che si facesse chiamare “Conte di Mirafiori”.

Parole chiave: Territorio (19852), storia (1679), Regnana (3)

125 anni fa, il figlio naturale di Vittorio Emanuele II, Emanuele Alberto finanziava la costruzione del campanile di Regnana. Una storia “custodita” nella boccia fatta crollare dal ciclone Vaia

Regnana e la sua chiesa

Regnana e la sua chiesa

Senza scomodare l’incipit delle “Avventure di Pinocchio”, si potrebbe cominciare così: “C’era una volta… un conte. Veniva a caccia alla Regnana e a quella piccola comunità, nella valle verso il passo del Redebus, donò una parte del danaro necessario per fabbrica del campanile”. Ma chi era codesto “conte”? Alla Regnana di Bedollo si mormorava fosse il re d’Italia. Tant’è che Franco de Battaglia ne scrisse sul “Trentino” nel 2003. La vulgata del villaggio era che sull’altipiano (austriaco) di Piné fosse giunto più volte, in incognito, il re d’Italia Vittorio Emanuele II e che si facesse chiamare “Conte di Mirafiori”.

Del resto lo lasciava intuire una lapide, ormai consunta, piantata nei boschi di Stramaiolo. “Memoria/ In questo punto/ fu celebrata/ per diverse volte/ la santa messa a S. E. il sig. Conte/ Emanuele di Mirafiore e seguito/ con intervento di molti fedeli./ Rispetto a questo luogo/ Dio benedica tutti coloro/ che lo onoreranno col loro saluto - 9/8/1889”. La lapide fu posta a Stramaiolo nel mese di agosto del 1889 quando il conte di Mirafiori aveva già offerto 150 fiorini per la fabbrica del campanile della chiesa di Regnana.

In verità si trattava del figlio naturale di Vittorio Emanuele II, Emanuele Alberto, avuto dalla “bella Rusin” nel 1851. Vezzeggiativo di Rosa Maria Vercellana, la più amata delle sue numerose amanti. Tuttavia, rimasto vedovo di una Asburgo nel 1855, il re la sposò con matrimonio religioso solo nel 1869. Da altre donne aveva avuto non meno di una ventina di figli, tant’è che, a buon diritto, fu proclamato da Massimo d’Azelio, che non lo sopportava, “padre degli italiani”.

Resta misteriosa la ragione della scelta della Regnana come luogo di soggiorno per la caccia da parte del conte di Mirafiori “figlio”, visto che qui si era in casa d’Austria e che i Savoia avevano ville e castelli in Piemonte e Valle d’Aosta. Già, i Savoia. Cognome che non fu mai della moglie morganatica del re, insignita del titolo di contessa di Mirafiori e Fontanafredda nel 1859. L’anno, cioè, della guerra contro l’Austria che portò ai Savoia la Lombardia. I due pargoli avuti da Vittorio Emanuele, iscritti all’anagrafe come figli “di padre ignoto”, ottennero il titolo di conte, per via ereditaria dalla madre, solo alla morte della “bella Rusin”, nel 1885.

La notizia della donazione di 150 fiorini, più altrettanti in un secondo tempo, per la fabbrica del campanile, è stata comunicata agli abitanti della Regnana la scorsa settimana. Nel corso di una serata a Centrale di Bedollo, Emanuela Santilli e altri appassionati di storia dell’altipiano di Piné hanno illustrato alcuni documenti.

Una notizia antica di 125 anni, contenuta in una lettera inserita nella boccia sulla cuspide del campanile. Fatta crollare, con la soprastante croce di ferro, dalle raffiche del ciclone Vaia. Il vento soffiò alla Regnana nel tardo pomeriggio del 29 ottobre 2018 e in poche ore sull’altipiano di Piné devastò 300 ettari di bosco con lo schianto di 280 mila metri cubi di legname. Oltre a tutto il Trentino orientale il ciclone sradicò centinaia di migliaia di alberi anche in Veneto e Friuli.

Alle 18.15 di quel drammatico lunedì di ottobre il vento scardinò la croce di ferro del campanile di Regnana la quale, dopo essere rimbalzata sul tetto di porfido della chiesa, finì sulla strada sottostante. Nella boccia attaccata alla croce fu trovata la lettera scritta il 7 settembre 1894 con il titolo: “Pro memoria dei fondatori e costruzione del campanile di Regnana”.

Si davano ai posteri dettagliate informazioni sulla fabbrica della torre campanaria: “La chiesa di Regnana è stata fabbricata senza il suo necessario campanile e così restò fino l’anno 1889 perché la frazione non aveva mezzi di poter dar mano al campanile. Nell’anno 1889 è venuto un certo Eccellentissimo Sig. Conte Mirafiori da Torino il quale si dilettò di venire alla caccia qua nel territorio comunale di Bedollo e fece fare delle abitazioni sulla montagna (nel) luogo detto ai Campidei per poter rimanere con la sua Contessa e i suoi cacciatori nei mesi adatati alla caccia”.

I lavori per la fabbrica del campanile cominciarono nel 1890, furono interrotti l’anno seguente e ripresi nel 1892. Dopo un anno, tuttavia, erano di nuovi bloccati per mancanza del denaro necessario per la copertura. Il Conte di Mirafiori, a quel punto, inviò altri 150 fiorini. Non fece in tempo a vedere la conclusione dei lavori poiché morì il 24 dicembre 1894. L’indomani, giorno di Natale, le campane della chiesa della Madonna delle Grazie annunciarono alla popolazione della Regnana la ferale notizia.

Quei 300 fiorini per il campanile...
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