Lazzeri canta l’accoglienza

Vezzano. Ha toccato le corde dei sentimenti nel pizzicare quelle della chitarra, l’attore, regista e insegnante Massimo Lazzeri. Una decina di brani musicali infarciti di suggestione alternati a componimenti poetici a tema il viaggio hanno riempito la serata del 2 ottobre lanciata all’interno della fitta programmazione della quinta Settimana dell’Accoglienza.

“Vedi che c’è il sole”, il titolo del terzo e più recente album del poliedrico artista valsuganotto presentato ad agosto a Lavis, ripercorre storie di persone “che si sono messe in viaggio per andare incontro a un futuro migliore” lasciandosi alle spalle la loro terra natia e gli affetti più cari. Testi in grado di esercitare forte presa sul lettore, se non altro perché restituiscono voce a chi voce non ha, a chiunque relegato nelle nuove periferie esistenziali indicate da Papa Francesco, lì dove albergano solitudine e ingiustizia.

Traendo spunto dalla scrittrice Erminia Dell’Oro e dal poeta Nazim Hikmet per poi scivolare dolcemente sulle intramontabili filastrocche firmate Gianni Rodari e rimbalzare sui racconti del celebre maestro don Lorenzo Milani, le note musicali hanno catturato l’attenzione degli astanti in biblioteca a Vezzano, quasi ipnotizzati dalla profondità delle riflessioni strette dal filo rosso dell’accoglienza col quale ogni migrante è costretto a confrontarsi.

Ma quante porte sbarrate, se non addirittura muri alti e invalicabili, si trova oggi di fronte.

Le canzoni di Lazzeri, che si rifanno in gran parte all’esperienza di viaggio, riportano alla mente quanti (troppi) si avventurano verso l’ignoto a bordo di barchini lungo le rotte del Mediterraneo. Sentimenti spontanei come agli occhi di ogni cristiano dovrebbe apparire il gesto di tendere la mano ai bisognosi, senza se e senza ma. Il fenomeno migratorio del nostro tempo, mal governato e ancor peggio comunicato, emerge in tutta la sua umana tragicità nello scorrere dei fotogrammi del cortometraggio “Siamo tutti sullo stesso barcone” girato dal quarantacinquenne attore teatrale. “Siamo tutti migranti, tutti sognatori, personaggi dello stesso copione che vogliono condizioni migliori”, il tambureggiante refrain che induce a un surplus di consapevolezza e responsabilità. Dopotutto siamo tutti esseri umani, possiamo tanto ma non tutto, ognuno con i propri limiti e i propri bisogni innati, come quello di essere accolti come fa una mamma nei confronti del proprio bimbo. Ma perché ci sia vera accoglienza c’è bisogno di tutti.

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