“Migrantes” ha contato gli italiani “in fuga”

Circa 4 milioni e mezzo i connazionali resistenti all'estero – 2.242 trentini si sono trasferiti nel 2013

Sono 4.482.115 i cittadini italiani residenti all'estero iscritti all'Aire al 1° gennaio del 2014. L'aumento in valore assoluto rispetto al 2013 è di quasi 141 mila iscrizioni, il 3,1% nell'ultimo anno. La maggior parte delle iscrizioni sono per espatrio (2.379.977) e per nascita (1.747.409). Nel 2013 si sono trasferiti all'estero 94.126 italiani (78.941 nel 2012) tra i quali 2.242 dal Trentino-Alto Adige, per lo più maschi, non sposati per il 60% dei casi, il 36,2% compresi nell'età più rappresentativa tra i 18-34 anni, seguita da un 26,8% tra i 35-49 anni. Emerge con grande evidenza come la recessione economica e la disoccupazione rappresentino le cause effettive dei nuovi flussi migratori, diretti in gran parte verso il Regno Unito e in subordine verso la Germania, Svizzera e Francia. Risulta così che dall'Italia non solo si emigra ancora, ma si registra un aumento nelle partenze, specie delle classi più giovani e acculturate.

Per il presidente di Migrantes, il vescovo di Agrigento e Lampedusa, Francesco Montenegro si tratta di un nuovo “tempo dell'attesa in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri”. L'Argentina è il primo paese di residenza per tutti gli italiani ad esclusione dei campani, dei pugliesi, dei sardi, dei siciliani e dei trentini che sono presenti soprattutto in Germania; dei laziali e dei veneti in Brasile; dei valdostani in Svizzera e degli umbri in Francia.

Nel nono Rapporto “Italiani nel Mondo”, presentato a Roma lunedì scorso, si sottolinea l'idea che i media trasmettono in fatto di mobilità, sui motivi che determinano il desiderio di partire e di tornare dei nostri connazionali. In un capitolo speciale si parla di eventi particolari come la Giornata mondiale dei Migranti e del Rifugiato con un'anticipazione dell'Expo di Milano del 2015; per quanto riguarda il ruolo dell'Italia e degli italiani nel campo della ristorazione e del cibo, si osserva ad esempio che il caso italiano è emblematico: la diaspora del secolo della grande migrazione (1876-1976) è considerata il più importante veicolo di diffusione di un modello alimentare che è penetrato nelle cucine di molti paesi di destinazione. La cucina italiana non è stata esportata – dice il Rapporto – solo da una minoranza di professionisti dell'arte culinaria, ma è stata creata nella dimensione privata, largamente trasmessa oralmente dai connazionali.

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