Pagina 14
stampa

Dal 15 aprile la settimana dei fidei donum: (7) don Emilio Paternoster

I segni dell'alba nella Passione dei popoli

“Il Brasile? E' stato la mia vita, il luogo nel quale mi sono trovato a casa. E non certamente perché sia stato tutto facile”. 32 anni di missione lasciano il segno. Il racconto di don Emilio Paternoster.

Parole chiave: fidei donum (38), Paternoster Emilio (1)
immagini2

BREZ. “Il Brasile? E' stato la mia vita, il luogo nel quale mi sono trovato a casa. E non certamente perché sia stato tutto facile”.

32 anni di missione – dal 1968 al 2000 – lasciano il segno. Specie quando sono stati interrotti non per scelta personale, ma per motivi di salute prima, quindi per necessità in diocesi. Dalla finestra della canonica entrano i riflessi dell'ultima neve di primavera, ma il pensiero di don Emilio Paternoster accarezza altre terre.

Il Venerdì Santo fa un tutt'uno con il mattino della risurrezione: don Emilio, come hai vissuto la Pasqua in Brasile?

Ho fatto mia la passione di tanta gente, ammalata e poverissima, abbandonata nelle favelas, eppure così carica di speranza e di pace! La loro fede arrivava a superare il dolore del Venerdì Santo, avvolgendolo nella luce pasquale: nella loro serenità riconoscevi la presenza di Dio.

Quando sei partito avevi 34 anni...

Mi ritrovai alla periferia di San Paolo, dove non c'era né chiesa né abitazione. Venni ospitato nella casetta di due anziani, con i quali condivisi la vita per un anno e mezzo.

Nel frattempo, costruii le prime strutture, attorno alle quali con il tempo sorsero 8 comunità di circa 8-9 mila persone l'una; 7 di esse oggi sono parrocchie affidate a preti locali.

Cosa portavi come fidei donum?

La convinzione che, accanto alla chiesa, fosse necessario edificare un asilo e, quindi, delle sale per la comunità. Ho sempre cercato di non trascurare l'impegno di promozione sociale. Dopo 24 anni, chiesi al vescovo di andare più in periferia, dove di nuovo non c'era nulla, per ricominciare con don Cristoforo Avi, che mi aveva raggiunto dall'Italia.

Cosa significa vivere in favelas?

Due terzi della mia gente era povera, forse anche più. Le favelas costituiscono un regno a sé: alcuni vi abitano da 2 o da 3 generazioni e per questi è estremamente difficile uscirne. Altri vi sono finiti perché dov'erano non riuscivano più a pagare l'affitto. Per tutti significa trovarsi in una miseria, causata dall'analfabetismo, dalla mancanza di lavoro, dal non esistere per gli uffici del Comune...

Non ti sei mai lasciato cadere le braccia?

E' più facile che mi succeda qui... In missione, anche in mezzo a tanta violenza, ho sempre sentito esplodere la vita. Il coraggio ti viene anche dalla partecipazione di tanti giovani, dal loro impegno generoso, dalle responsabilità che si assumono nella comunità.

Perché qui stentiamo così tanto?

Come preti siamo soffocati dalle tradizioni e dalla burocrazia: forse, chi è vissuto solamente in questo contesto, non se ne accorge nemmeno.

E la nostra gente?

Pensa di sapere già tutto, che non ci sia niente di nuovo da imparare: e allora il Vangelo resta muto. La stessa lettura, secondo me, vale per la crisi delle vocazioni.

Cosa possiamo ricevere dalle giovani Chiese?

La logica dello scambio è ancora lontana. Tra le cose più forti, direi l'amore per la Parola: tra le mani di gente semianalfabeta trovi Bibbie sottolineate, pagine consumate, brani meditati. Nel Sud del mondo il cristianesimo è in crescita, in termini di fervore e di partecipazione alla vita ecclesiale.

Che attesa hai per la settimana dei fidei donum che vivrete a metà aprile?

Mi auguro che serva a favorire nella nostra Chiesa una maggiore apertura, una disponibilità non tanto a dare aiuti, quanto ad accogliere la ricchezza di esperienze – anche religiose – che ci vengono da altri popoli, fra i quali come missionari trentini abbiamo operato.

I segni dell'alba nella Passione dei popoli
  • Attualmente 0 su 5 Stelle.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
Votazione: 0/5 (0 somma dei voti)

Grazie per il tuo voto!

Hai già votato per questa pagina, puoi votarla solo una volta!

Il tuo voto è cambiato, grazie mille!

Non sei abilitato alla visualizzaizone del commento.

Non sei abilitato all'invio del commento.

Effettua il Login per poter inviare un commento