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Nel romanzo di Alessandro Tamburini la ricerca dell'altro da noi

Quello che non sappiamo dei tanti Adonai

Un impatto nella notte. Un ragazzo di 22 anni steso sull'asfalto. Straniero. “L'ho ucciso. Sono stato io”. Parte da qui, da questo accidente - che la cronaca liquiderebbe come un banale incidente stradale – la ricerca di Michele. Architetto affermato, divorziato, con due figli e una nuova compagna, Michele è il coprotagonista del romanzo di Alessandro Tamburini “Quel che so di Adonai” (Italic - peQuod, 2010). L'intero dipanarsi della vicenda altro non è se non la ricerca di Michele a ritroso nel tempo sulle tracce lasciate dal vero protagonista del romanzo, Adonai, lungo i percorsi compiuti dal ragazzo immigrato, per capire chi era, da dove veniva e perché, e quali affetti abbia lasciato. Una ricerca a tratti affannosa, angosciata, ossessiva agli occhi di chi gli sta intorno. I colleghi di studio e il figlio Fabrizio, i suoi affetti di ora e di un tempo (l'ex moglie e l'attuale compagna) non comprendono l'urgenza che muove Michele, il suo bisogno di sapere, di capire.

Parole chiave: romanzo (38), migrazioni (1019), libri (1836), immigrazione (544)

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