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Padre Alejandro Solalinde racconta l'impegno di “Hermanos en el camino”

“Sulla frontiera accanto ai migranti”

«Faccio solo il mio dovere di cristiano, non cerco la fama né mi considero un eroe. Mi limito a seguire il messaggio evangelico: “Ero straniero e mi avete accolto”». Minimizza, padre Alejandro Solalinde. E non dice di essere costretto a vivere sotto scorta per aver denunciato i soprusi e i sequestri delle migliaia di migranti, facili prede di bande criminali nel loro viaggio della speranza verso gli Stati Uniti. Ai microfoni di Trentino inBlu oltre a denunciare l'alta corruzione nel Paese, il prete messicano lamenta anche l’immobilismo di certi settori della Chiesa cattolica, troppo distanti dalla vita della gente e poco incisivi nella denuncia della violazione dei diritti umanict.

Parole chiave: migrazioni (1025), chiesa (6407), mondialità (1902), diritti (699), Sudamerica (38)

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