Europa, così lontana, così vicina

Il ruolo e la responsabilità dei mass media nel colmare la distanza tra cittadini e istituzioni europee da più parti denunciato

L'insofferenza verso un'Europa percepita come lontana dai cittadini si riverbera nella presentazione dei simboli per le elezioni europee che si terranno nei vari Paesi dell'Unione europea tra il 22 e il 25 maggio (i cittadini italiani voteranno il 25 maggio per eleggere 73 deputati su 751). Alla scadenza del 7 aprile, tra i 64 simboli depositati non mancano quelli che fanno dell'uscita dall'euro e del “Via dall'Europa” la loro bandiera: tra il “Meno Europa in Italia” di Forza Italia e il “Basta euro” della Lega Nord ci stanno tutte le varianti possibili.

Chi invece nella casa comune europea ancora non è entrato guarda a Bruxelles e a Strasburgo con speranza, vedendo nell'Unione europea un'opportunità. Ciò è emerso con chiarezza al convegno nazionale della Fisc, la Federazione dei settimanali cattolici italiani, a cui anche Vita Trentina aderisce, tenutosi a Gorizia dal 3 al 5 aprile.

Guardano all'Europa le popolazioni dell'Est, come l'Ucraina dove crescono i focolai di tensione e dove qualcuno paventa i rischi di una disastrosa guerra fratricida; o come la Bosnia Erzegovina, uscita vent'anni fa dalla guerra che insanguinò i Balcani con “una pace invivibile, perché imposta per soddisfare interessi che non hanno niente a che vedere con quelli degli abitanti della Bosnia Erzegovina”, come ha rimarcato monsignor Pero Sudar, vescovo ausiliare di Sarajevo dal 1993 (quando la città pativa l'assedio serbo), che all'Europa chiede più coraggio: "Dovrebbe riconoscere che la divisione fatta a Dayton nel 1995, che ha spaccato il Paese in due parti, non ha portato alcun progresso”. “È ora di cancellare questa linea che divide il Paese – ha proseguito aprendo i lavori del convegno Fisc su “Europa e confini”. “Avvelenata dalle ingiustizie inflitte e patite, la gente del mio Paese non ha ancora il coraggio di levare lo sguardo, né la capacità d’intuire un futuro migliore”, ha detto Sudar. “Il peso che ci schiaccia sono le profonde ferite della guerra, che a causa di una pace ingiusta non trovano modo di guarire”. E l’Europa? Per ora resta solo a guardare, secondo il vescovo di Sarajevo. “La Bosnia si sente tradita dall’Europa e dalle potenze occidentali, che l’hanno messa in un limbo che non le appartiene e non le permette di avere un’identità”, ha sottolineato Mauro Ungaro, direttore del settimanale diocesano di Gorizia, Voce Isontina, promotore del convegno in occasione dei 50 anni di vita della testata. A prendere le redini dovrebbe essere proprio quell’Unione europea che ha precluso alla Bosnia Erzegovina la possibilità di presentare domanda di adesione finché permane l’ufficio di alta rappresentanza creato con gli accordi di Dayton, che però non può chiudere fino a quando la situazione non si è stabilizzata. All’Ue mons. Sudar ha chiesto di “avere più coraggio nel proporre soluzioni possibili e vivibili”, accantonando quella che “negli ultimi vent’anni si è dimostrata una soluzione sbagliata”.

A Gorizia si è sottolineata la necessità di colmare la distanza tra cittadini e istituzioni europee da più parti denunciato. E ad essere chiamati in causa sono prima di tutto i mass media. Attraverso giornali, televisioni, radio, siti Internet i cittadini possono seguire il dibattito politico, le decisioni assunte nei “palazzi” del potere, informarsi per giudicare, conoscere per essere protagonista della vita democratica. I giornali della Fisc, "vicini alla gente", possono contribuire a portare nelle case dei lettori quell’Europa così apparentemente lontana. L'approssimarsi delle elezioni europee rappresenta un test significativo in questo senso. Purché, ha messo in guardia Anna Kowalewska, polacca, giornalista di Sir Europa, non siano viste “soprattutto in prospettiva della situazione interna”. Mentre Johanna Touzel, belga, portavoce della Comece (la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Ue), ha ricordato che le competenze dell’Unione spaziano su argomenti “che come cristiani ci riguardano: immigrazione e diritto d’asilo, lotta alla disoccupazione giovanile, ecc.” e rispetto ai quali i cristiani dovrebbero “agire insieme”: ““Quando vedremo un’iniziativa come ‘Uno di noi’ (la raccolta di firme promossa a livello europeo dai movimenti per la vita per sostenere la protezione dell’embrione umano, ndr) per i richiedenti asilo, e anche per i giovani in cerca di lavoro in Europa?”, si è chiesta Touzel, presentando l'iniziativa “The Europe experience” (www.theeuropeexperience.eu), nata nei giorni scorsi per “rendere i cristiani attivi nel dibattito europeo”.

Sulla costruzione di una cittadinanza europea, compito al quale sono chiamate soprattutto le nuove generazioni, si sono soffermati Mattia Vinzi di Europe Direct Trieste, presentando il Servizio volontario europeo, Mateja Zorn del Getc Go, progetto di cooperazione transfrontaliera tra i comuni di Nova Gorica, Gorizia e Šempeter-Vrtojba, Umberto Ademollo dell’Agenzia per la democrazia locale di Verteneglio, e Daniele Del Bianco, direttore dell’Istituto di sociologia internazionale di Gorizia (Isig), fondato e diretto alle origini – lo ha ricordato lo stesso Del Bianco – dal trentino don Franco Demarchi.

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