Le sorprese di Francesco

Il messaggio di Papa Bergoglio nelle Filippine, nel segno dei poveri, della famiglia e del rispetto reciproco

Dopo 14 ore e mezzo di volo, Papa Francesco ha fatto ritorno a Roma a conclusione del settimo viaggio internazionale del suo pontificato nello Sri Lanka e nelle Filippine, raccogliendosi in preghiera, subito dopo l'atterraggio all'aeroporto di Ciampino, nella Basilica di Santa Maria Maggiore.

Un viaggio straordinario quello appena concluso in Asia che resterà negli annali dei viaggi apostolici, anche per una serie di primati raggiunti come i sette milioni di presenze alla Messa nel Rizar Park di Manila (rispetto ai cinque in occasione della visita di Giovanni Paolo II), i 18 milioni di follower, e ancora per le grandi manifestazioni di fede, la partecipazione, dappertutto, di popolo, di capi religiosi, vertici politici, per il dialogo e gli incontri a tutti i livelli. Milioni di persone hanno potuto seguire l'evento in mondovisione, moltissimi anche i trentini che hanno trascorso parte delle notti in bianco per non perdere quest'ennesima sfida di Francesco con il mondo dei poveri e dei disperati.

Le Filippine hanno circa 80 milioni di abitanti a maggioranza cattolica. La povertà è la maggior piaga del Paese. Il Papa, nelle due tappe, ha saputo armonizzare la dimensione religiosa, spirituale ed ecclesiale con quella socio-culturale e politica, proponendo alla fine un magistero comprensibile, onesto, ma anche esigente. In più occasioni ha messo da parte i discorsi preparati per parlare a braccio, con chiarezza ed estrema mitezza, quasi a voler fissare con lo sguardo, uno ad uno, quanti lo stavano ascoltando, seppure lontanissimi dalla papa-mobile o dal palco eretto per la Messa. Ha improvvisato talora le sue riflessioni con le popolazioni di Tacloban e con i giovani di Manila, con la ragazzina che ha posto in lacrime una sua domanda sul perché del male nel mondo e che lo ha abbracciato stretto stretto (rigando i paramenti pontifici e disperdendo le sue lacrime fra le gocce di pioggia), e con i giornalisti durante i trasferimenti, parlando a lungo, in un gergo popolare, quello che tutti capiscono, che ha fatto il giro del mondo. Dal “pugno” che può scappare a chi offende la mamma, intesa come religione e intolleranza imprudente, alle lacrime come risposta a tante sofferenze che si trasformano dunque in parole, alla paternità responsabile in fatto di procreazione con i figli messi al mondo dunque responsabilmente, contrastando l'accusa, relativamente alla moralità dei cattolici di “figliare come i conigli”, per i limiti dell'”Humane vitae”, circa il ricorso ai contraccettivi e al controllo delle nascite, alla teoria di “gender”, definita una “colonizzazione ideologica”. “Alcune realtà della vita – ha detto – si vedono soltanto con gli occhi lavati dalle lacrime. Siamo capaci di piangere davanti a un bambino che è affamato, un bambino drogato, un bambino che non ha casa, un bambino abbandonato, un bambino abusato, una bambino sfruttato dalla società?”.

Non sono mancate le sorprese che arricchiscono l'aneddotica intorno allo stile di operare di Francesco, come la visita ad una casa di accoglienza per bambini orfani e abbandonati, quella ad una comunità gesuita impegnata nella pastorale sociale, il conforto al papà privato dell'amata figlia da un incidente, il dialogo con le donne e accidentalmente lo stesso uso di un impermeabile da pochi soldi, leggerissimo, color giallo, svolazzante sotto la spinta del vento come un qualsiasi altro fedele presente.

Il programma della visita ha subito una forte accelerazione, nel suo svolgimento, a causa di sconvolgenti perturbazioni atmosferiche che hanno messo a dura prova la tenuta di tutti, compresa quella del Papa, che però ha rispettato gli impegni in agenda nonostante molti consigli contrari, anticipando solo le partenze o lo svolgimento delle cerimonie per via dei cicloni. Il vento e la pioggia battente purtroppo hanno fatto anche una vittima, una giovane volontaria travolta dal crollo delle impalcature al termine della Messa. Il maltempo ha consentito in qualche maniera di immaginare il disastro di un anno e mezzo fa che ha provocato diecimila morti, la distruzione di interi villaggi e danni irreparabili. Ci vorranno ancora anni per la ricostruzione vista la situazione complessiva con una struttura sociale – come ha detto Francesco – che ha reso permanente la povertà, l'ignoranza e la corruzione”, cultura dello scarto autentico, “terrorismo contro i poveri”.

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