Nuovo Sinodo, nuovo questionario

Anche la Chiesa trentina chiamata a rispondere nell'approfondimento delle questioni emerse al primo Sinodo[

«Non vedo molto entusiasmo attorno a questo nuovo questionario», mi diceva qualche giorno fa un caro amico, presidente del consiglio pastorale di una parrocchia di Trento. Un giovane confratello mi faceva notare a sua volta che i mass media sembrano quasi non essersi accorti della nuova iniziativa di Papa Francesco: preparare anche il secondo Sinodo dei vescovi sulla famiglia, che si celebrerà dal 4 al 25 ottobre 2015 con il tema: “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, mediante un’ “operazione ascolto” senza precedenti nella storia della Chiesa cattolica: interpellare tutte le parrocchie e le realtà ecclesiali, anche le più periferiche, su un tema che segna profondamente la vita di tutti, cioè la famiglia.

Eppure Papa Francesco, sembra voler andare per la sua strada, senza dare eccessiva importanza a reazioni fin troppo prevedibili. Del resto, la novità di metodo da lui introdotta nei processi di coinvolgimento di tutto il popolo di Dio attorno ad un appuntamento rivolto innanzi tutto, se non esclusivamente, ai vescovi, è talmente grande che entusiasmo e sconcerto prima, resistenze e stanchezze dopo, mi sembrano inevitabili.

Egli procede coerentemente al suo modo di intendere la sinodalità nella Chiesa, il più fedele possibile allo spirito con cui i vescovi durante il Concilio Vaticano II avevano richiesto l’istituzione di questo nuovo organismo ecclesiale, cioè aiutare il Papa nel suo compito di pastore universale. Non mettendosi però semplicemente “a ruota” del ministero pietrino, ma collaborandovi a tutti gli effetti e quindi in modo realmente efficace. Per usare le parole dello stesso Papa: non solo “sub Petro”, ma anche “cum Petro”. Per i vescovi presenti al Sinodo dell’ottobre scorso questo ha voluto dire ad esempio dover parlare con “parresia”, cioè trasparenza e franchezza, e ascoltare i fratelli con altrettanta umiltà e sincerità.

Secondo Papa Francesco però la sinodalità (dal greco sýn – hodós, “insieme sulla via”) appartiene alla Chiesa in quanto tale, non solo cioè all’episcopato in rapporto al primato papale (collegialità), ma anche al popolo dei fedeli. A questo proposito qualcuno ha fatto notare che con lui è tornata a brillare la verità del “sensus fidei” nella vita della Chiesa cattolica, riproposta dal Concilio Vaticano II al n. 12 della costituzione Lumen Gentium, la convinzione cioè che il popolo di Dio inteso nella sua totalità (dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici) e in piena convergenza, vive come un intuito, un “fiuto” praticamente infallibile quando si tratta di ricercare la verità e il bene per la comunità.

Lo scopo del nuovo questionario non si discosta dunque da quello precedente: mediante una consultazione generale, rendere tutte le comunità e i singoli fedeli (soprattutto le famiglie!) partecipi delle decisioni pastorali più opportune per il bene delle famiglie di oggi. Servono infatti nuove azioni pastorali, più efficaci nell’illustrare la vocazione e la missione tipiche di questo istituto naturale, e di rilanciarlo all’interno di un contesto culturale e sociale che sembra disinteressarsene, se non addirittura contrastarlo.

In particolare, le nuove domande vogliono guidare nella recezione e approfondimento della Relatio Synodi, il frutto più maturo delle accese discussioni tra i Padri sinodali nell’autunno scorso. Prima di qualsiasi altra proposta o decisione che si potrà prendere, si deve infatti familiarizzare con le posizioni acquisite.

Se una critica si può muovere al nuovo questionario è di presentarsi fin troppo articolato e con alcune domande molto difficili, che richiedono una competenza quasi specializzata. Un parroco mi diceva che assomiglia più a un test per l’ammissione all’università che un testo per raccogliere proposte e riflessioni dalla gente comune. Inoltre mancano indicazioni metodologiche precise, per cui ognuno rischia di procedere in ordine sparso.

Per questo è sembrato opportuno al nostro Vescovo, seguendo quanto fatto in altre diocesi, di non dover procedere con una “somministrazione” generalizzata (tutto a tutti), ma di suddividerlo in gruppi di domande, raccolte attorno a dieci diverse aree tematiche, per ognuna delle quali sono stati individuati altrettanti destinatari. Mons. Bressan ha inoltre deciso di prolungare fino alla fine di febbraio il tempo utile per far pervenire le risposte al Centro di pastorale familiare di Trento (Centro Famiglia).

A mio parere il valore del questionario va però al di là del contributo di riflessione da far pervenire alla Segreteria generale del Sinodo, in vista della preparazione dello strumento di lavoro (Instrumentum laboris) da consegnare ai prossimi padri sinodali. La possibilità di un confronto libero e aperto su questioni delicate ma importanti, che toccano tutti da vicino, è una preziosa occasione per riappropriarci del senso e del valore della famiglia, e il modo più costruttivo per contribuire al dibattito in corso a livello locale sul tanto discusso disegno di legge per il contrasto dell’omofobia.

Don Albino Dell’Eva*

*delegato vescovile per la famiglia

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