Ritorno ai campi?

L'iniziativa promossa dai Centro per l’Impiego di Borgo e Pergine Valsugana punta a coinvolgere i lavoratori maturi locali, impiegandoli nel settore agricolo

Anche il lavoro stagionale oggi è diventato un posto ambito. Finora soprattutto dagli stranieri, ma ora può davvero esserci spazio anche per i tanti disoccupati della zona. Una nuova occupazione per aiutare a risolvere i problemi di tante famiglie dell’Alta e della Bassa Valsugana. L’iniziativa è dei Centro per l’Impiego di Borgo e Pergine Valsugana che, sulla falsa riga di quanto già messo in campo in Val di Non e Sole, ha messo in piedi un progetto per favorire l’impiego, nelle tante aziende agricole della zona, di manodopera locale.

La situazione è drammatica: ogni giorno più di 100 lavoratori bussano alle porte degli uffici di Borgo e Pergine in cerca di lavoro. “Pensiamo soprattutto ai lavoratori maturi, rimasti senza lavori e senza più ammortizzatori sociali: perché non proporre un patto chiaro e preciso per lavorare in agricoltura? Perché non fare crescere nuove professionalità utilizzando personale a chilometri zero?”. Il progetto è stato presentato martedì 19 maggio a Levico da Lorenza Gobber, Franco Libardi e Francesca Carneri, durante un incontro con gli agricoltori locali.

“Sono mesi che cerchiamo di far decollare l’iniziativa e solo ora siamo riusciti a organizzare questa serata”, spiega Franco Libardi. “Speriamo che fin da subito si possa avere qualche riscontro”. Per quest’anno forse è tardi, dato che la stagione è oramai iniziata e tante aziende si sono già attivate per la manodopera nei campi. Ma per il futuro si può certamente mettere in campo un progetto più articolato. Per questo, i due Centri per l’Impiego hanno attivato una banca dati, facilitando così l’incontro tra offerta e domanda, e pensano di avviare dei corsi di formazione per preparare la manodopera qualificata.

I tanti agricoltori presenti all’incontro, tra loro anche alcuni rappresentanti sindacali, si sono dichiarati favorevoli a dare una mano. La manodopera serve, anche se tanti di loro sono affezionati ai raccoglitori che arrivano da diversi paesi del mondo. Da qualche anno anche dalla Cina. Dagli agricoltori sono arrivate anche alcune precise indicazioni. “Ma quando avete parlato ai lavoratori di questa possibilità, di venire a lavorare con noi nei campi, avete detto loro quanto guadagnano? Di che tipo di lavoro dovranno fare?”. Ed ancora. “Gli avete detto che si lavora anche nei festivi e per diverse ore al giorno? In tanti vengono a chiederci di lavorare, anche madri di famiglia. Ma non si può pensare di stare a casa il sabato e la domenica. Qui non c’è un cartellino da timbrare quando si entra o si esce dal campo: c’è solo da fare in fretta e raccogliere la frutta fresca quando è matura. Il nostro lavoro si concentra in tre-quattro mesi, un periodo in cui non si guarda mai l’orologio, men che meno il calendario”.

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