anno 90 - n° 42
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UNA PAROLA PER NOI – 25 OTTOBRE 2015 – 30^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Ma noi, cosa ci aspettiamo da Gesù Cristo?

Da Gerico a Gerusalemme: 35 chilometri, a piedi, tutti in salita. E’ in questo contesto che accade l’ultimo fatto imprevisto, prima che Gesù arrivi al suo capolinea: croce, morte, risurrezione.

Parole chiave: omelia (535), Vangelo (610)

I lettura: Geremia 31,7-9;

II lettura: Ebrei 5,1-6;

Vangelo: Marco 10,46-52

Da Gerico a Gerusalemme: 35 chilometri, a piedi, tutti in salita. E’ in questo contesto che accade l’ultimo fatto imprevisto, prima che Gesù arrivi al suo capolinea: croce, morte, risurrezione. A Gerico probabilmente era stato ospite di Zaccheo, accolto con grande cordialità, ma ora il viaggio deve proseguire: Gerusalemme, per Gesù, è come una calamìta che lo attrae. Parte seguito dal gruppo dei discepoli, che non capiscono tutta quest’ansia di arrivare a quel capolinea, e c’è anche folla, la gente accorsa per vederlo passare: Gesù infatti è diventato una specie di personaggio da prima pagina. Ora, tutti sanno che quando si parte per un viaggio importante, dopo aver fatto tutti i preparativi, tutto ci si può aspettare meno che un contrattempo, uno di quelli che costringono a fermarsi appena partiti. Bartimeo, il mendicante cieco di Gerico, è il contrattempo che incontra Gesù. Sedeva accanto a quella strada perché vi passavano pellegrini, viandanti, commercianti, e qualcuno ogni tanto sganciava una moneta: cosa poteva fare un cieco se non darsi all’accattonaggio? Allora non c’erano le pensioni di invalidità e neanche i sussidi di accompagnamento. Bartimeo sente dire che passa Gesù. Non sapeva neanche tanto bene chi fosse: “Figlio di David” lo chiamano, cioè Messia. “Figlio di David, abbi pietà di me!”. Ma… cosa gli salta in mente? Stia al suo posto, s’accontenti di raccattare elemosine agitando la sua ciotola: ci sarà qualcuno in quella baraonda che gli getterà qualche moneta… Non sa che Gesù non ha neanche uno spicciolo in tasca, perchè è Giuda quello che tiene la cassa?

Ma Bartimeo non si aspetta da Gesù un’elemosina; si aspetta molto, molto di più. Per un’elemosina negata un mendicante non fa tante storie; se non gliela si da, la chiede a quello che viene dopo, ma mica grida dietro a chi lo ignora. Lui sì invece, grida, e non smette di gridare: “Figlio di David, abbi pietà di me!”, al punto che molti – tra i discepoli e tra la folla – cercano di farlo tacere, ma lui è ostinato e grida ancora più forte. Da quando in qua un mendicante si comporta così? Sì, mendicante è Bartimeo – e pure cieco – ma prima di tutto è un uomo che non si accontenta di un’offerta, di un’elemosina: se la sua sopravvivenza di oggi dipende da questa, sa che la sua vita dipende da ben altro. Bartimeo è uno che non si rassegna a sopravvivere in qualche modo: lui vuole vivere – e vivere per lui significa tornare a vederci, perché solo così potrà trovare autonomia, dignità, anzi: salvezza. Cos’è la “salvezza” se non proprio anche questo?

E Gesù si ferma. Tutto preso dal suo ultimo viaggio verso Gerusalemme, ciononostante si ferma (un altro, al suo posto, avrebbe pensato: Ma figurati se ho tempo per un accattone! Ho cose ben più importanti che mi aspettano…). No, Gesù si ferma. Non l’aveva fatto con le folle di Gerico perché quelle erano là solo per curiosità. Con Bartimeo si ferma, perché solo lui può fare qualcosa per quel cieco che è tutto attesa, tutto speranza, o meglio, grido. Bartimeo diventa grido con tutta la sua persona . “Figlio di David, abbi pietà di me!”. “Cosa vuoi che io faccia per te?”. Glielo chiede il Signore perchè vuole verificare quanto sia davvero eccezionale ciò che si aspetta. “Maestro, che io veda di nuovo!”. – “Va’, la tua fede ti ha salvato!”. E subito vide di nuovo.

Ma, si osservi con attenzione: gli ha detto “salvato”. Se era solo questione di ridargli la vista, bastava che gli dicesse “guarito”! No, salvato. Salvato è molto più che guarito. Bartimeo non ha ricevuto solo la luce degli occhi da Gesù; ha trovato il senso della vita. Quest’espressione può sembrare teorica, ma l’evangelista ci toglie il rischio di intenderla così; a quel punto, infatti, Bartimeo prese a seguirlo lungo la strada. Ecco il senso della vita: seguire Gesù da vicino, prenderlo come maestro e guida, attaccarsi a lui e non mollarlo più. Gli altri, gli apostoli, erano titubanti: non avevano molta voglia di salire con Gesù a Gerusalemme, dopo che aveva fatto balenare davanti ai loro occhi l’amara prospettiva della croce. Solo Bartimeo sembra aver capito che quella era la direzione da prendere; ecco perché “lo seguiva lungo la strada”.

Ebbene, proporrei di prendere questa scena a criterio di valutazione del nostro cristianesimo: quel grido di Bartimeo al passaggio di Gesù soprattutto. Ma noi, nel nostro rapporto con Dio, con Cristo, siamo altrettanto audaci? Ho l’impressione che spesso lo deludiamo, perché ci passa accanto ma gli chiediamo troppo poco: il nostro prioritario interesse è che ci faccia una grazia, ci guarisca da una malattia, ci risolva una grana, un problema, ma quello che lui vuol darci (e che è molto di più) non ci sta molto a cuore, o lo ignoriamo addirittura. E così il cristianesimo si riduce a un vivere fiacco e rassegnato, in cui ci si ritrova accattoni e mendicanti di Dio, invece che figli e amici. La nostra, lo si sa, è l’epoca delle pillole: non solo nel senso che abbondano nelle farmacie, ma soprattutto perché troppi desideri e attese nelle persone sono ridotti a dimensioni di pillole. Ebbene, non disturbiamo Dio per delle pillole; attendiamoci molto di più dalla nostra relazione con Gesù Cristo. L’Eucaristia di ogni Domenica non è forse il suo passaggio tra noi, come quel giorno a Gerico? Allora impariamo da Bartimeo.

Ma noi, cosa ci aspettiamo da Gesù Cristo?
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