Cantano la gioia

Una band di religiosi e religiose che canta in tv: “Vogliamo trasmettere le nostre scelte di vita in modo gioioso

Due volte al mese il teatro dell’Istituto Salesiano di Trento si trasforma nella sala prove di un’insolita band. Suona musica pop, leggera. Ma carica di significato.

Padre Carlo alle tastiere e don Paolo alla chitarra attendono gli altri del gruppo con la curiosità di scoprire cosa susciteranno le canzoni scelte oggi. E’ quasi un gioco, un ritrovarsi per condividere una passione comune – la musica e la voglia di cantare insieme – ma questo momento assume anche valori in parte inattesi. Un’occhiata ai testi, un rapido ascolto del ritornello, un confronto su come attaccare, quando e quale nota prendere e via… si registra per Telepace Trento.

Al mixer il responsabile di redazione Stefano Mura, che da buon musicista accompagna con passione la trasmissione intitolata “Anima mia, canta con me”, in onda il lunedì alle 16.55: la band reinterpreta con disinvoltura la musica di Marcello Giombini, un compositore che negli anni Sessanta-Settanta s'impegnò nel rinnovamento della musica religiosa. “A spingerci è lo spirito di fraternità e di gioia – sottolinea il salesiano don Paolo Baldisserotto, che ha lanciato l'idea quest’estate – oltre ad anche una grande dose di ingenuità. Perchè non siamo musicisti professionisti, e non è nostra ambizione esserlo. Vorremmo donare un po’ di gioia agli altri attraverso la musica, l'elemento che ci unisce, così come la fede tradotta in musica. E la scelta di suonare un genere giovane, facile come il pop, ci permette di portare questi messaggi a tutti, senza escludere nessuno, grandi e piccoli.”

“Siamo due appassionati di musica e pensando ad un'iniziativa per quest'Anno della vita consacrata non potevamo che puntare sulla musica – aggiunge padre Carlo Baldessari, pavoniano – partendo da qualcosa che piacesse a noi, sono canti che hanno segnato la nostra vita. E' il repertorio di Marcello Giombini, in particolare i suoi salmi musicati che risultano ancora attualissimi. Abbiamo coinvolto altri religiosi e religiose. Ma ogni volta siamo pronti ad accogliere chiunque voglia suonare con noi.”

Brani scelti con cura, testi che portano messaggi importanti. Ma anche solo l’esperienza “parla” molto. La voglia di mettersi in gioco e di trasmettere con la gioia del canto anche la gioia delle proprie scelte di vita.

“Io mi sono lasciato coinvolgere dall’entusiasmo di don Paolo e padre Carlo – sottolinea padre Silvano Volpato, dehoniano – ma soprattutto da questa sfida di far sentire religiosi gioiosi, contenti della loro scelta anche attraverso il canto.”

La musica riconosciuta come un mezzo per raccontarsi. In questo senso davvero linguaggio universale: “Io sono convinto che la musica sia comunicare – incalza ancora Padre Carlo – per questo è importante legarvi un messaggio. Tra una canzone e l’altra esprimiamo anche le sensazioni che un canto ci provoca, cosa ci suggerisce quel testo. E’ un vivere la musica affiancandola alla propria vita.”

Nel coro anche due suore di Maria Bambina. “I doni che il Signore ci fa è bello condividerli con gli altri, con semplicità – evidenzia suor Maria Teresa Grassotto – e cantare insieme agli altri può regalare piccoli frammenti di gioia.”

“Sto imparando molto anche personalmente – incalza suor Marisa Quarti – questa esperienza mi sta facendo scoprire la profondità di questi canti. Non è proprio il mio genere, perchè sono più legata ai canti liturgici, al gregoriano. Ma sto iniziando ad apprezzarli. Comunque la cosa che mi piace di più è il fatto che cantiamo insieme. Il canto è preghiera e cantare insieme unisce”.

Unisce, tanto che questi religiosi sono riusciti a coinvolgere anche la prof. Giuliana Predari, già preside all'Istituto salesiano, ancora docente: “Don Paolo conosce il mio debole per il canto e mi ha facilmente convinta. Anche se non sono una religiosa consacrata, lo sono nell’animo e mi piacciono queste canzoni. Loro sono spontanei e sereni e trasmettono con il canto la loro missione, che si trasforma in testimonianza di vita. Mi piace fare la mia parte in questo cammino.”

“Pensata” in occasione dell’Anno dedicato al vita consacrata, l’esperienza non è detto che sia destinata a chiudersi. “La musica può dirci molto anche nell’Anno della Misericordia – conclude don Paolo – i canti non mancano. Sì, si potrebbe proseguire…”

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