Alle radici del calore

Le stufe a olle di Sfruz furono esportate in diversi paesi europei. Le ricerche hanno ricostruito l’identità dei fornelari e il luogo dove erano attive le fornaci

Stufe e calore tra attualità, storia e curiosità. Era questo il tema della serata organizzata venerdì 29 gennaio dal mensile Il Melo con l'Accademia Anaune di Cles e l'associazione Antiche Fornaci di Sfruz.

Nel corso del convegno, che si è svolto negli spazi di “Val di non Expo” a Cles, Andrea Biasi, segretario di “Antiche fornaci” ha ricostruito la storia di questi manufatti, mentre il geologo e docente universitario Francesco Angelelli ha parlato delle argille della Val di Non, materia prima atta alla costruzione di questi prodotti artigianali.

Visti come un elemento legato alla miseria e lontano dal progresso, all’inizio del ‘900 questi manufatti videro interrompere la loro produzione; molte stufe furono demolite e portate in discarica, altre furono smontate e vendute. Quelle esistenti vennero sostituite da quelle in ghisa, più economiche e facili da installare.

Il recupero di questa tradizione è iniziato negli anni ottanta grazie Memmo Caporilli, giornalista romano appassionato di quest’arte, che scrisse il libro “L’arte del calore” e Romano Poli di Sfruz che, invece, iniziò a raccogliere vecchie stufe e documentazione; entrambi sono membri attivi nell’associazione “Antiche fornaci di Sfruz”.

Partendo da questi presupposti lo studioso Andrea Biasi ha vagliato una grande quantità di documentazione per capire le origine degli antichi “fornelari”. Il primo documento risale al 1786, mentre in un registro di 298 pagine sono elencate tutte le 1121 stufe prodotte su ordinazione dal 1792 al 1854 dalla fornace dei Cavosi.

Incrociando molti dati lo studioso è riuscito a ricostruire l’identità dei fornelari e il luogo dove erano attive le fornaci per la realizzazione delle famose olle: nel 1859 ne erano in funzione 5 e tutte gestite da Cavosi, discendenti da Antonio Cavosi, nato nel 1729 e morto nel 1810. Così è stato ricostruito l’albero genealogico di tutti i costruttori.

Per pericoli di incendio, la costruzione di una fornace richiedeva un lungo iter burocratico per i permessi, cosa che ha consentito il reperimento di numerosi documenti riguardanti questa attività. Nel periodo di massima espansione di questa attività, le stufe a olle prodotte a Sfruz furono esportate in molti paesi dell’Europa; se ne trovano molte testimonianze artistiche nei castelli e nelle case nobiliari.

Alla serata era presente anche Ferruccio Marinelli, uno dei pochi “fornelari” odierni, che ha spiegato il funzionamento delle nuove stufe ad olle e i miglioramenti apportati con un’aumentata resa del calore. Un'attività, la sua, che adesso sta tornando in auge, essendo il loro utilizzo conveniente (all'interno di una stufa ad ollte si costruiscono complicati giri dei fumi che permettono di trattenere il massimo del calore possibile) e a basso impatto ambientale, senza impiego di combustibili fossili.

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