Rinascere dal piombo

Debutta a Trento il 4 aprile lo spettacolo PB82. Anni di piombo. Storie di rinascita, liberamente tratto dal libro SEDIE VUOTE Gli anni di piombo: dalla parte delle vittime, a cura di Alberto Conci, Paolo Grigolli e Natalina Mosna, Casa Editrice Il Margine.

Pb è il nome scientifico del piombo. 82 la posizione sulla tabella degli elementi chimici. “E’ un materiale duttile – sottolinea Marcella Galbusera, regista della compagnia Arte3 che assieme al trentino Massimo Lazzeri ha curato lo spettacolo – che viene utilizzato dall’uomo sotto varie forme. Purtroppo anche quelle più letali.”

Sul palco del Teatro San Marco per raccontare gli anni di piombo italiani troverà spazio una proposta variegata di arte: prosa, coreografie, video e musica. Tra il 1968 e il 1974 in Italia furono compiuti 140 attentati terroristici. Il primo atto della strategia della tensione fu la strage di piazza Fontana avvenuta a Milano il 12 dicembre 1969. “Ci sarà una parte storica – evidenzia ancora la regista – per aiutare chi non conosce le vicende a ricostruire gli anni 70 di un’Italia nella morsa del terrore. E una parte più intimistica affidata alla testimonianza dei famigliari delle vittime. Quelle testimonianze raccolte nel libro.”

Cosa di Sedie vuote l'ha spinta a progettare un percorso teatrale?

“Mi ha colpito il concetto di rinascita di queste persone. La voglia di vivere. In particolare mi ha colpito la reazione della famiglia Calabresi. Come anche Agnese Moro. Hanno evitato di accanirsi contro i carnefici ed hanno cercato invece di capire perché le cose sono successe. Hanno cercato in qualche modo di avvicinarsi ad una giustizia ripartiva non solo penale. Hanno scelto di andare verso un incontro con i carnefici per risolvere il concetto del perdono.”

E’ una vicenda degli anni 70, eppure anche attuale.

“La molla che mi ha spinto a creare il progetto è stata proprio la connessione con l’attualità. Si parla di un periodo lontano, eppure molto recente. Sconosciuto a molti trentenni. E comunque attualissimo, tragicamente vicino all’oggi. Ci ritroviamo a fare i conti con le stragi purtroppo anche oggi. Sono forse stragi più globali, mondiali. Ma sempre di stragi si parla. Noi cerchiamo di andare oltre e partendo dalla morte, dal concetto di lutto vogliamo comunicare anche un concetto di rinascita. Come molte vittime e famigliari delle vittime hanno dimostrato. Sono rinate anche dopo eventi così tragici.”

Voci e storie di donne e uomini come tanti, che diventano testimoni di una rinascita personale e sociale

“Si. Il progetto vuole proprio offrire uno slancio verso il futuro e la rinascita. Si parla del concetto di lutto che in questi casi è diventato un lutto pubblico, quindi ancor più difficile da elaborare e chiudere rispetto ad un lutto privato. Ma queste persone ce l’hanno fatta a rifarsi delle vite e a sperare. La vita è cadere ma anche rialzarsi. Ai giovani ci piacerebbe lasciare questo messaggio.”

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