Il pubblico, il vero protagonista

Oltre 15mila biglietti staccati con un aumento di circa il 20% rispetto all’anno scorso. “Per un festival che sta maturando, dai contenuti cambiati, attento all’attualità”, sottolinea la direttrice Luana Bisesti. Le sale dei cinema “Modena” e “Vittoria” di Trento hanno spesso registrato il tutto esaurito, così come le serate con i protagonisti dell’alpinismo contemporaneo.

Il vero protagonista del 64° Trento Film Festival è stato il pubblico che ha votato i suoi migliori film. Capendoci parecchio, anche più della giuria composta dalla regista cilena Tiziana Panizza Montanari, da Myriam Gast-Loup, direttrice del Festival international du film d’environnement di Parigi, dal direttore della fotografia Thierry Machado, da Alberto Fasulo, documentarista, e dallo scalatore Cedar Wright. E proprio in omaggio al pubblico rendiamo subito conto dei suoi documentari preferiti. Gli spettatori hanno votato Sherpa di Jennifer Peedom miglior lungometraggio di alpinismo. Una proposta di sicuro interesse perché rende testimonianza di una svolta ritenuta epocale nel rapporto tra questi “schiavi della montagna” e i business-men delle spedizioni commerciali. Correva il 2014 quando la regista australiana, mossa dalle tensioni che c’erano state l’anno prima tra il bergamasco Simone Moro e alcuni sherpa, si trovava alla base dell’Everest. Il caso ha voluto che fosse testimone della tragedia nella quale sono morti, sotto una valanga, 16 sherpa. Tensioni e rivendicazioni portarono non solo al blocco delle spedizioni per quell’anno (e anche del seguente per via del terremoto in Nepal) ma pure ad un diverso trattamento economico degli sherpa a cui, in precedenza, andavano solo le briciole di questo notevole mercato d’alta quota.

Il commovente My love, don’t cross that river, del sudcoreano Jin Mo-young è stato invece incoronato dal pubblico come il miglior lungometraggio in concorso (i giurati gli hanno assegnato il Premio della giuria). Per oltre un anno il regista ha convissuto con un’anziana coppia di contadini che vive insieme da 76 anni ai piedi di una montagna. Splendidi, i protagonisti, la loro storia, fatta di attenzioni reciproche, di un amore totale, fino alla fine. A sorpresa, la Genziana d’oro della Giuria è andata a La Montagne Magique della rumena Anca Damian. Ottimo film d’animazione, originale per le diverse tecniche usate, sulla vita anticonformista del polacco Adam Jacek Winkler finito a combattere i sovietici sulle montagne dell’Afghanistan. Avrebbe meritato senz’altro la Genziana d’argento, che premia il miglior doc per qualità tecnico-artistiche che invece è andato a Behemoth del cinese Zhao Liang, a nostro avviso il miglior film visto in concorso. Uno sguardo apocalittico, visionario e potente sulle condizioni ambientali e di lavoro, infernali, in una miniera di carbone della Mongolia centrale. Specchio e simbolo di una situazione in generale espansione.

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