In preghiera con Maria

Nella prefazione a un piccolo libretto sul Rosario Papa Francesco ha scritto di su pugno: “Il Rosario è la preghiera che accompagna sempre la mia vita; è anche la preghiera dei semplici e dei Santi… È la preghiera del mio cuore”.  Nel mese di maggio di quest’Anno giubilare della divina Misericordia, secondo le indicazioni, la richiesta e l’esempio di Papa Francesco possiamo riscoprire questa preghiera. Anche il Rosario può diventare scuola ed esperienza di ascolto della Parola di Dio, contemplazione della storia della salvezza e stimolo a testimoniare nel vissuto concreto e quotidiano la propria fede. La figura di Maria è modello per il cristiano che accoglie il Signore Gesù e ne riconosce la missione, che si compie nella sua Pasqua e nell’effusione del suo Santo Spirito. Come Maria e con Maria viviamo in questi giorni l’esperienza del Cenacolo dove gli Apostoli sono riuniti in preghiera in attesa del dono dello Spirito Santo.

Infatti, come scriveva Papa Francesco: “Ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto. In lei vediamo che l’umiltà e la tenerezza non sono virtù dei deboli ma dei forti, che non hanno bisogno di maltrattare gli altri per sentirsi importanti. Guardando a lei scopriamo che colei che lodava Dio perché «ha rovesciato i potenti dai troni» e «ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1, 52.53) è la stessa che assicura calore domestico alla nostra ricerca di giustizia. È anche colei che conserva premurosamente «tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2, 19)” (EG 288).

Una preghiera quindi che va oltre e prolunga la celebrazione dello spezzare il pane e dell’ascolto e proclamazione della Parola di Dio dai testi della Prima Alleanza e nel ricordo di tutto quello che Gesù aveva detto e fatto e che Maria e gli Apostoli in quei giorni ricordano e trasmettono alla Chiesa. In un Messaggio ai giovani Lituani (21.06.2013) il Papa scriveva: “Vorrei sottolineare la bellezza di una preghiera contemplativa semplice, accessibile a tutti, grandi e piccoli, colti e poco istruiti; è la preghiera del Santo Rosario. Nel Rosario noi ci rivolgiamo alla Vergine Maria perché ci guidi ad un’unione sempre più stretta con il suo Figlio Gesù per conformarci a lui, avere i suoi sentimenti, agire come lui. Nel Rosario infatti, ripetendo l’Ave, Maria, noi meditiamo i Misteri, gli eventi della vita di Cristo per conoscerlo e amarlo sempre più. Il Rosario è uno strumento efficace per aprici a Dio, perché ci aiuta a vincere l’egoismo e a portare pace nei cuori, nelle famiglie, nella società e nel mondo”.

È l’esperienza a cui ha fatto riferimento il Papa in un altro suo Messaggio: “Attraverso questa strada anche i superbi, i potenti e i ricchi di cui parla il Magnificat hanno la possibilità di accorgersi di essere immeritatamente amati dal Crocifisso, morto e risorto anche per loro. Solo in questo amore c’è la risposta a quella sete di felicità e di amore infiniti che l’uomo si illude di poter colmare mediante gli idoli del sapere, del potere e del possedere… Ecco perciò nuovamente risuonare per loro, come per tutti noi, le accorate parole di Abramo: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16, 29). Quest’ascolto operoso ci preparerà nel modo migliore a festeggiare la definitiva vittoria sul peccato e sulla morte dello Sposo ormai risorto, che desidera purificare la sua promessa Sposa, nell’attesa della sua venuta” (Quaresima 2016).

Il Rosario appartiene a quel genere di preghiera denominata devozioni o pietà popolare (non è cioè una celebrazione liturgica), con la particolarità di essere una preghiera semplice ma non meccanica che aiuta a pensare e che può accompagnare diversi momenti della vita e della giornata. La sua origine risale al Medioevo ma fu poi diffuso e regolato soprattutto dai Domenicani (Ordine dei Predicatori fondato da San Domenico, 1170-1221). Per tanta gente che non sa o non può più pregare i 150 Salmi, si diffonde allora l’uso di pregare 150 Ave, Maria. Nel 1400 si ha l’indicazione dei tradizionali 15 misteri (si era arrivati fino a 300 misteri) legati agli eventi della vita di Cristo e di Maria. Ora abbiamo altri cinque misteri, quelli della luce voluti da San Giovanni Paolo II.

Come ci ricorda Papa Francesco: “Le forme proprie della religiosità popolare sono incarnate, perché sono sgorgate dall’incarnazione della fede cristiana in una cultura popolare. Perciò stesso esse includono una relazione personale, non con energie armonizzanti ma con Dio, con Gesù Cristo, con Maria, con un santo. Hanno carne, hanno volti. Sono adatte per alimentare potenzialità relazionali e non tanto fughe individualiste” (EG 90).

dongi

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