anno 91 - n° 21 - Un banco per tutti
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Nostra intervista al teologo brasiliano, che a Trento e a Rovereto ha parlato della crisi ambientale ed etica

Frei Betto: “Non c'è salvezza senza i poveri”

Il suo Paese, il Brasile, è in preda a una crisi politica ed economica che fa riaffiorare i fantasmi del buio periodo della dittatura militare. Ma lo sguardo di Frei Betto, padre domenicano, voce autorevole, sa allargarsi oltre i confini del continente latinoamericano per mettere a fuoco le questioni più pressanti del tempo presente. 

Parole chiave: personaggi (1015), mondialità (1904), economia (1153), Frei Betto (3), teologia (223), ecologia (166)

Come uscire dalla crisi globale? Globalizzando la solidarietà come antidoto al capitalismo sfrenato

L'intervista in onda venerdì 20 maggio alle 11.05 su radio Trentino inBlu
Frei Betto, teologo brasiliano. - Trento, 17/05/2016.  - Gianni Zotta

Frei Betto, teologo brasiliano. - Trento, 17/05/2016. - Gianni Zotta

Il suo Paese, il Brasile, è in preda a una crisi politica ed economica che fa riaffiorare i fantasmi del buio periodo della dittatura militare (1964-1985). Ma lo sguardo di Frei Betto, padre domenicano, voce autorevole e testimone, oltre che protagonista, della feconda stagione che, sul piano ecclesiale, diede vita alle esperienze delle Comunità di Base (Cebs) e, sul piano civile, pose le condizioni per far maturare le reti di movimenti che proprio in Brasile, a Porto Alegre nel gennaio 2001, cominciò a trovare occasioni per fare sintesi nei World Social Forum, sa allargarsi oltre i pur ampi confini del continente latinoamericano per mettere a fuoco con la sua acuta capacità di analisi le questioni più pressanti del tempo presente: dalle migrazioni all'ampliarsi dei conflitti regionali, dall'aumento delle disuguaglianze ai segnali di restaurazione in America Latina, senza dimenticare i temi dell'ambiente e della crisi etica, affrontati con lucidità da Papa Francesco nell'enciclica “Laudato Si'”. Ne ha parlato, Frei Betto, in due appuntamenti molto partecipati tra Rovereto – dove, lunedì 16 maggio sera, sollecitato dalle domande di Raffaele Crocco nell'ambito del progetto Utopia500, ha spiegato nella Sala Filarmoica le ragioni che inducono oggi a parlare di un “mondo sottosopra” - e a Trento, martedì 17 al Centro per la formazione alla solidarietà internazionale, dove ha incontrato in mattinata le associazioni trentine operanti in Brasile. Trovando anche il tempo, in questa sua tappa trentina, di incontrare, nella sede della Provincia, l’assessora alla cooperazione internazionale Sara Ferrari. Qui l'abbiamo raggiunto per raccogliere l'intervista che con grande disponibilità ci ha rilasciato.

Frei Betto, perfino un'autorevole testata, al di sopra di ogni sospetto, quale il New York Times in un recente editoriale riconosce che quanto accade in Brasile assomiglia molto a una sorta di golpe parlamentare e che la presidente Dilma Rousseff è stata destituita senza alcun grave motivo (le si imputa al più la debole leadership). Siamo di fronte a una tendenza “reazionaria” in America Latina, dopo la stagione dei presidenti eletti con grande consenso popolare?

In Brasile il partito al governo, il Pt (Partito dei lavoratori), è responsabile della situazione perché non è riuscito in 13 anni a realizzare uno sviluppo sostenibile e una riforma strutturale.

Cosa si aspetta il Brasile dalla comunità internazionale?

La comunità internazionale ha il dovere di mostrare solidarietà con la popolazione sudamericana che vuole salvaguardare la democrazia riconquistata dopo oltre 20 anni di governo militare.

Si parlava del Brasile come della locomotiva sudamericana. Ora è in preda a una crisi istituzionale, economica e sociale.

La crisi dell’economia brasiliana si è aggravata, a motivo della sua dipendenza dal neoliberismo internazionale, guidato dagli Stati Uniti, e dell’egemonia delle banche. Sono crollati i prezzi delle materie prime (petrolio, rame, oro, zucchero…), motore della sua economia; è venuto meno l’afflusso di capitali, soprattutto in dollari americani; e il rallentamento della Cina, principale partner commerciale del Paese, non aiuta.

Le conseguenze sociali?

Undici milioni di disoccupati, inflazione al 9 per cento e un debito pubblico alto.

In questo contesto come sono cambiati i termini della teologia della liberazione? E' ancora valido il motto “Non c'è salvezza senza i poveri”?

Certo, l’opzione dei poveri è confermata, nonostante i cambiamenti epocali in atto, anzi: questa proposta sta vivendo una nuova primavera grazie a un buon alleato, Papa Francesco

Papa Francesco, come testimonia anche l'esortazione Amoris Laetitia, conferma la dottrina, ma chiede al tempo stesso un rinnovamento della pastorale. Nella teologia di Bergoglio quali elementi ritrova della stagione più produttiva della teologia della liberazione?

Come ho detto, l’opzione per i poveri è stata confermata. Inoltre Francesco è il primo Papa ad aver convocato gli esponenti dei movimenti popolari di tutto il mondo, un centinaio di rappresentanti che si sono confrontati sulle misure per combattere la povertà del pianeta. E’ l’unico Papa che ha denunciato esplicitamente il capitalismo definendolo una sottile dittatura. E nella Laudato Si’ ha approfondito le cause e gli effetti del degrado ambientale: il pianeta ha bisogno di un’ecologia integrale, di ascoltare il grido della terra e, insieme, il grido dei poveri.

Come creare un nuovo clima di giustizia?

E’ difficile, perché il capitalismo non ha nessun interesse a salvaguardare la natura e l’ecologia, pensa solo alla logica del profitto, a come sfruttare le ricchezze del sottosuolo. Ciò porterà ad un aumento delle catastrofi ambientali, che è già sotto gli occhi di tutti: cambiamenti climatici, desertificazione, crisi alimentari, che costringono le persone a migrare. E’ miope considerare inquinamento, capitalismo e povertà come fattori separati.

Di fronte ad un'Europa che tende a ripiegarsi su di sé, dimenticando la sua stessa ragione d'essere, e nella quale sembrano pagare - anche in termini elettorali - i populismi, quali anticorpi attivare?

L’Europa dimentica che è stata migrante, si è adattata al neoliberismo e al benessere individuale. Bisogna agire subito per costruire una società giusta, altrimenti si va verso una catastrofe politica, sociale e ambientale.

La denuncia delle disuguaglianze tra Nord e Sud del mondo non basta più. Neppure quella delle Chiese. Da dove può scattare il cambiamento per una vera inclusione sociale?

Mettendo l’economia al servizio del popolo. L’economista francese Piketty ha dimostrato che la ricchezza concentrata in mano a pochi (gli ultimi dati dicono che 62 persone nel mondo posseggono quanto tre miliardi e mezzo di persone: è inaccettabile”) genera squilibrio economico e tensioni sociali. Senza una distribuzione equa delle risorse non ci sarà progresso né cambiamento.

La rete dei movimenti che si era coagulata nel World Social Forum sembra essersi lacerata. E' un'impressione reale oppure sottotraccia questi movimenti continuano a lavorare?

Il movimento è ancora presente sul web nel suo cammino e lotta per 'un altro mondo possibile', in difesa dello sviluppo sostenibile e contro il capitalismo sfrenato.

Lei sostiene che ogni epoca è caratterizzata da un proprio paradigma: nel Medioevo era la religione, nella modernità la ragione, con le sue figlie predilette: la scienza e la tecnologia. Quale potrebbe essere il paradigma della post-modernità?

Purtroppo è il mercato, che calpesta la dignità delle persone. Per uscire dalla crisi va quindi creata una cultura della condivisone dei beni passando dalla 'globo-colonizzazione' alla globalizzazione della giustizia e della solidarietà.

Un ultimo appello, Frei Betto...

Sostenete le lotte dei movimenti sociali e mantenete viva l'indignazione. Per i cristiani l'invito non è tanto ad avere fede, ma a mettere in pratica la fede di Gesù, l’amore liberatorio per il prossimo.

(ha collaborato Augusto Goio)

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Il personaggio
Frei Betto è nato a Belo Horizonte nel 1944 in Brasile. Padre domenicano, è uno dei principali teologi della liberazione, autore di oltre 60 libri. Per il suo impegno politico nel 1969 è stato torturato dal regime militare brasiliano. Dramma ripercorso in due libri diventati dei classici della storia brasiliana: “Dai sotterranei della storia” e “Battesimo di sangue”. Nel primo mandato di Lula, è stato assessore di Fame Zero, il principale programma sociale dei governi Lula e poi Rousseff.
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