Dal bitume ai cubetti e Trento divenne città europea

Trento, via Manci durante i lavori dell’estate 1975. Foto © Gianni Zotta
Con l’estate tornano i lavori sulle strade. La città fa la propria parte e i cittadini lamentano i disagi. Fino all’amministrazione del sindaco Adriano Goio (1983-1990) il bitume dominava il centro storico di Trento (la fotografia è dell’estate 1975).

Grazie ai cosiddetti “fondi Fio” (fondi per gli investimenti e l’occupazione) nel maggio 1988 piovvero sull’amministrazione comunale di Trento 23 miliardi e 282 milioni di lire. Furono concessi dal Governo italiano per l’arredo urbano e il restauro di alcuni palazzi nel centro storico. Oltre alla pavimentazione con cubetti di porfido delle vie del centro, si provvide a rifare la rete dei sottoservizi (acque bianche e acque nere) che risaliva alla metà del XIX secolo.

I cittadini di Trento sopportarono con encomiabile rassegnazione i disagi causati dagli scavi e dai lavori che andavano a rilento anche a causa dei ricorsi delle ditte escluse dagli appalti. Nel giugno 1992 i commercianti del centro attuarono una “serrata” e i negozi furono listati a lutto perché il protrarsi della chiusura di alcune vie stava danneggiando e riducendo drasticamente gli affari. Tuttavia, quando dopo dieci anni il centro storico fu completamente riaperto, molti presero atto che Trento era diventata, finalmente, una città europea.

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