“La Ue svolga un ruolo politico, non solo finanziario”

“Nell’immediato stiamo assistendo al panico nei mercati finanziari con il tracollo delle borse e della sterlina. Nel lungo periodo molto dipenderà da quali accordi l’Unione Europea prenderà con la Gran Bretagna”. Per Michele Andreaus, docente di economia aziendale all'Università di Trento, ci vorrà del tempo prima di capire gli effetti concreti del risultato del referendum, che il 23 giugno ha decretato l'uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.

In base ai trattati, lo Stato che decide di abbandonare l'Unione deve presentare notifica formale al Consiglio. Da quel momento scattano i due anni per trovare un accordo di uscita. Dopo due anni il Regno Unito è fuori dalla Ue, indipendentemente dall'esito negoziale. Per rinegoziare tutti i patti commerciali, secondo gli addetti ai lavori, ci vorranno almeno 10 anni. Il rischio è che la crisi finanziaria sia pronta a scaricare i suoi effetti anche sull'economia reale inglese. “Ci sono settori industriali che hanno già lanciato dei profit warning, ossia delle avvertenze di probabile calo dei profitti – precisa il professor Andreaus –, tra cui compagnie aeree low cost e banche inglesi; in allarme per l'eventuale introduzione dei dazi è soprattutto il settore automobilistico”. La Gran Bretagna è infatti il secondo mercato europeo per le automobili, dopo la Germania, e ospita numerosi stabilimenti di costruttori stranieri. “Attirati oltre Manica da una fiscalità vantaggiosa – puntualizza Andreaus –; lo spettro dei dazi doganali avrà un impatto pesante poiché vincola la libertà di movimento delle merci. Potrebbe invece essere positivo per altri Paesi dove alcune aziende potrebbero decidere di spostare i loro centri di produzione”.

Oltre all’incertezza, restano le problematiche esistenti ben prima del referendum. “Una componente pesante nell'aumento della volatilità dei mercati – spiega Andreaus – è legata alla politica debole all’interno del Regno Unito con tutte le conseguenze che ne derivano: le dimissioni di Cameron, Scozia e Eire che puntano alla secessione sono segnali che spaventano i mercati”.

Siamo di fronte ad uno shock che implicherà una fase recessiva per il Regno Unito. E gli effetti sull'Eurozona? “La tenuta dell’euro è strettamente legata alla dimensione politica dell’Europa. Finché rimarrà un'Unione prevalentemente monetaria – sottolinea – l’euro avrà pochi margini di manovra, il riferimento sarà sempre il dollaro. Nel momento in cui dovesse prendere consapevolezza del suo ruolo politico forte anche l'euro può rafforzarsi e crescere”.

Il voto dell’elettorato britannico avrà anche effetti politici. “Il rischio che la Brexit possa innescare un preoccupante effetto domino c’è. Movimenti euroscettici – osserva Andreaus– già cantano vittoria, a cominciare da Le Pen in Francia che vuole il referendum, ma anche altri Paesi, come Danimarca, Svezia, Olanda, Polonia sono insofferenti verso l’Unione europea. Tuttavia se guardiamo alle recenti elezioni in Spagna, l’effetto Brexit ha giocato a favore dell’establishment politico spingendo l’elettorato medio contro il partito anti-austerity di Podemos”.

Per quanto riguarda l'Italia le implicazioni vanno valutate sia dal punto di vista economico, l'anello debole sono i titoli bancari che hanno sofferto come in altri Paesi europei, ma anche politico. “Il rischio è legato in parte all’incertezza politica e a un debito pubblico che supera il 130 per cento del Pil – esemplifica – che crea margini di manovra ridotti, e quindi un aumento dei tassi di interesse”. Il venerdì nero post-Brexit ha generato ansie e timori anche nei risparmiatori. “Niente panico e nervi saldi. Chi ha titoli di Stato o obbligazione anche inglesi può stare tranquillo – rassicura – conviene mantenere l’investimento fermo, semmai cambiare il profilo di rischio. In questa fase non escluderei l'acquisto di azioni a medio-lungo termine”.

Nonostante le conseguenze negative lo shock Brexit potrebbe aver creato anche un’opportunità concreta che, conclude Andreaus, potrebbe indurre l’Unione europea “ad avere un altro approccio ai problemi, non solo di tipo finanziario, ma anche sociale, solidale e politico”.

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