anno 91 - n° 27 - Zuppa inglese
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Editoriale

Quel punto esclamativo sui nostri litigi

E' passato inosservato il richiamo a San Vigilio del vescovo Lauro alle “velenose forme di contrapposizione e di conflitto” che attraversano la società civile trentina. Forse perchè oscurato dai riferimenti alla Brexit...

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E' passato inosservato il richiamo a San Vigilio del vescovo Lauro alle “velenose forme di contrapposizione e di conflitto” che attraversano la società civile trentina. Forse perchè oscurato dai riferimenti alla Brexit come “via d'uscita solitaria che prevale rispetto alla fatica di un cammino condiviso” o anche al “volto rigato dalle lacrime di tanti uomini e donne per la mancanza del lavoro”, immagine apprezzata dai sindacati di casa nostra.

Eppure questa constatazione amara sul litigioso clima locale, è tutt'altro che marginale nell'analisi di mons. Tisi come dimostra la sottolineatura che egli – in stile Papa Francesco, quando abbandona il testo scritto - ha voluto aggiungere a braccio con un punto esclamativo: “Siamo schietti: stiamo litigando troppo!”.

Non devono consolarci le lusinghiere graduatorie di merito fra le regioni italiane per qualità della vita davanti a questa realtà quotidiana che spesso non vogliamo riconoscere: in Trentino – oggi forse più di ieri – tendono a prevalere i contrasti, le impuntature, i veti reciproci. I dati sui contenziosi confermano un aumento che qualche anno portò Regione e avvocati a fornire consulenza per la mediazione civile, ma la conferma diretta viene dagli osservatori esterni trapiantati nella nostra terra che dopo qualche mese di permanenza si trovano quasi sempre a constatare un alto tasso di rivalità e astio, duri a morire. E al Servizio di Salute Mentale – come ha documentato radio Trentino inBlu – si rivolgono sempre più persone segnate da conflitti interpersonali, inaspriti forse anche dal contesto nazionale e internazionale.

E non è vero – come dice un proverbio sciocco - che “la bega, lega”. Alla lunga semmai disgrega, perchè il virus del “con te non ci sto” è maleficamente contagioso, invelenisce i rapporti, sclerotizza le relazioni. Non stiamo parlando di quel salutare confronto, mirato a riconoscere i motivi di conflitto per arrivare a ricomporre le distanze, che farebbe solo bene in ogni rapporto amicale, coniugale e familiare.

La litigiosità da estirpare si nutre da radici profonde: il tornaconto della propria posizione, l'invidia verso l'altro, il vantaggio economico, la rendita di posizione sociale, il regolamento di conti...

Non ci sono forse questi calcoli egoistici sotto i continui “distinguo” di amministratori o esponenti di partito preoccupati soprattutto di fissare le proprie bandierine e incapaci di “cedere” per far prevalere il massimo bene comune possibile?
In campo sociale, molte rivalità di condominio o di quartiere – dove le famiglie si evitano o si avvitano su se stesse – non fanno a pugni con la proclamata unità di paese e con l'appartenzenza comune al volontariato?
Mea culpa anche in campo ecclesiale, dove la spiritualità di comunione dovrebbe prevalere sulle miopi visuali personali e dove invece cadiamo presuntuosamente nelle rivendicazioni di gruppo, nella scomunica vicendevole mascherata dalla difesa dell'identità o di minuscole verità. Atteggiamenti che ritroviamo fin dagli Atti degli apostoli, ma la cui continua “cura” sarebbe premessa di ogni rinnovamento pastorale. “Dirsi le cose come stanno – esemplifica mons. Lauro nella sua lettera pastorale a proposito della fraternità autentica – senza infingimenti. Ma avere anche un umanesimo intuitivo e ricco di sensibilità nel muovere un rilievo, con spirito di carità. E saperlo, per contro, accettare senza scatti di orgoglio, senza alzare barriere di autodifesa, ma per approdare a un bene comune più grande”.

Un impegno da perseguire entro San Vigilio 2017 potrebbe già essere quello di “vigilare” su questa litigiosità nostrana. Prevenendone la diffusione e alimentando invece gli anticorpi di rispetto, tolleranza e fraternità che possono guarire e alleviare il corpo sociale e la fatica dei suoi membri più deboli.

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