anno 91 - n° 38 - Sotto il legno dei barconi
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La Diocesi di Trento attorno alla croce ricavata dal legno dei barconi. Venerdì una giornata di digiuno e veglia alla sera in Duomo con l'Arcivescovo

Con Lampedusa

Due assi raccolte e unite a formare una croce. Materia e spirito si intersecano nella spinta al verticale che prende slancio dall'orizzonte terreno. La miseria umana di chi perseguita, tortura, umilia e costringe alla fuga e il dolore di chi deve abbandonare la propria terra in cerca di un futuro migliore trovando violenza, odio, persecuzione, morte sono impresse nel legno come impronta viva.

Parole chiave: Croce di Lampedusa (2), migranti (496), rifugiati (138), pace (760)

Per una settimana attorno alla croce ricavata dal legno dei barconi. Venerdì una giornata di digiuno e veglia alla sera in Duomo con l'Arcivescovo

La croce costruita a Lampedusa con i legni dei barconi entra nel Duomo di Trento. - 2016 - Gianni Zotta

La croce costruita a Lampedusa con i legni dei barconi entra nel Duomo di Trento. - 2016 - Gianni Zotta

Due assi raccolte e unite a formare una croce. Materia e spirito si intersecano nella spinta al verticale che prende slancio dall'orizzonte terreno. La miseria umana di chi perseguita, tortura, umilia e costringe alla fuga e il dolore di chi deve abbandonare la propria terra in cerca di un futuro migliore trovando violenza, odio, persecuzione, morte sono impresse nel legno come impronta viva. Ma la Croce di Lampedusa, simbolo del dramma dei migranti, accolta in Cattedrale a Trento domenica scorsa e per una settimana, fino al 25 settembre, è segno itinerante del richiamo forte alla necessità di non lasciarsi affondare dal peso di sofferenze e tragedie, ma di rispondere alla sete di giustizia e pace che sale dalle vittime innocenti annegate nei mari Egeo e Mediterraneo e messaggio di fraternità, risurrezione e vita.

"La presenza di questa croce è provocazione e ricordo delle vittime delle traversate nei mari e dei tanti cristiani perseguitati al mondo e di tutti quelli che subiscono violenze e ingiustizie, invocazione alla misericordia in un mondo che ostacola la verità e opprime gli innocenti", ha detto don Piero Rattin all'inizio della celebrazione svoltasi martedì pomeriggio nella cappella, piena, dell'ospedale S. Chiara dove è stata esposta la croce benedetta due anni fa da Papa Francesco che ha invitato a "portarla ovunque".

"Il materiale di cui è fatta è il legno di barconi semi-sfasciati arrivati a Lampedusa con il loro carico di dolore e di speranza, e ci ricorda il dramma di chi è annegato durante il viaggio per raggiungere l'Europa - ha poi aggiunto nell'omelia -; la forma rimanda a Gesù crocifisso e a coloro che sono perseguitati in nome suo. Il Papa invita ad accogliere profughi e rifugiati, ma sui giornali leggiamo articoli che dicono che non possiamo accogliere tutti: è un ragionamento dettato dal buon senso, ma incompleto e insoddisfacente. Vi sono infatti altre cose che non dovremmo e non potremmo fare perché criminali e illegali, ma l'Europa le compie con molta disinvoltura firmando per esempio alleanze con dittatori come il presidente dell'Eritrea e vendendo armi all'Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo".

L'Italia è uno dei cinque paesi che esporta più armi con un fatturato di 8 miliardi di euro nel 2015, triplicato rispetto al 2012; da gennaio ad agosto 2016 sono state 3181 le vittime, raddoppiate rispetto allo stesso periodo nel 2014 e negli ultimi 15 anni sono stati più di 30 mila i morti nel tentativo di raggiungere il nostro continente: "Non possiamo più favorire queste tragedie, l'Occidente deve smettere di creare profughi con alleanze e commerci immorali e ipocriti".

In un luogo di sofferenza quale è un ospedale, vi è però una certezza: "Chi è malato non trova motivazione plausibile a quello che gli è successo, ma quando le sofferenze sono procurate da uomini ad altri uomini sono ancora più atroci perché impregnate di odio e crudeltà, tuttavia il messaggio della croce è questo: nulla può strapparci dal cuore del Padre".

La croce dunque invita a sollevare lo sguardo da noi stessi e appoggiarlo con spirito di solidarietà sui migranti, sui rifugiati, su chi è perseguitato e ha paura e ricordare che "la nostra preghiera di intercessione non perde mai efficacia".

La Croce di Lampedusa, così provocante nella sua essenzialità, invita a spogliarsi dell'egoismo, a chiedere perdono per la nostra indifferenza, operare per la giustizia e la pace ed è legno in cui attecchisce il germoglio della speranza e della fiducia nel disegno di Dio come ha sottolineato nell'accoglierla al suo arrivo a Trento don Rodolfo Pizzolli, delegato vescovile per la Pastorale sociale e del lavoro. Dopo essere rimasta esposta nella cappella dell'ospedale S. Camillo per la celebrazione di mercoledì pomeriggio, la Croce torna giovedì 22 in Duomo dove vi sarà un momento di riflessione che coinvolgerà gruppi di catechesi e scolaresche mentre venerdì 23 è proposta una giornata di riflessione e digiuno che si concluderà alle 20.15 con la veglia di preghiera in Cattedrale presieduta dall'arcivescovo Lauro per i perseguitati e le vittime dei "viaggi della speranza" in sintonia con il "pregate gli uni per gli altri" di Papa Francesco risuonato ad Assisi il 20 settembre in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la pace, nel trentennale dell'incontro interreligioso per la pace tra i popoli voluto da Papa Giovanni Paolo II.

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Sabato 24 settembre la Croce di Lampedusa sarà esposta all'Auditorium S. Chiara per l'Assemblea Diocesana che inaugura il nuovo anno pastorale della Chiesa trentina mentre domenica 25 accompagnerà il Pellegrinaggio da S. Maria Maggiore al Duomo, in occasione del Giubileo dei Malati e dei volontari.

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