anno 91 - n° 40 - Con tutte le Aleppo
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Un'accoglienza diffusa, differenziata, preparata: spunti di lavoro dalla tavola rotonda

Accogliere bene ci conviene...

La memoria è autentica se si spinge oltre, se fa nascere domande, se si fa responsabilità e impegno politico. Con questo spirito si è tenuta nella serata del 3 ottobre, Giornata della memoria delle vittime dell'immigrazione, l'incontro sul tema: “Quale accoglienza?”, organizzato alla Sala della Cooperazione nell'ambito della Settimana del Cnca.

Parole chiave: migrazioni (1026), Lauro Tisi (124)
Trento - L'intervento del vescovo Tisi al termine della marcia in ricordo delle vittime delle migrazioni. - 03/10/2016 - Gianni Zotta

Trento - L'intervento del vescovo Tisi al termine della marcia in ricordo delle vittime delle migrazioni. - 03/10/2016 - Gianni Zotta

La memoria è autentica se si spinge oltre, se fa nascere domande, se si fa responsabilità e impegno politico. Con questo spirito si è tenuta nella serata del 3 ottobre, Giornata della memoria delle vittime dell'immigrazione, l'incontro sul tema: “Quale accoglienza?”, organizzato alla Sala della Cooperazione nell'ambito della Settimana del Cnca.

Innanzitutto, “l'accoglienza va preparata”: è uno dei punti fermi posti da mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes, che sottolinea l'importanza di coinvolgere la comunità che accoglie. L'integrazione non si improvvisa, e in questo hanno un ruolo chiave la scuola e l'informazione: è necessario che ognuno si assuma le sue responsabilità. Altra premessa: “Smettiamo di parlare di emergenza: oggi sono accolti in Italia circa 160.000 tra richiedenti asilo e rifugiati. Un numero ridicolo, paragonato ai 60 milioni di abitanti del nostro Paese, che potrebbe avere un impatto praticamente nullo se ognuno facesse la sua parte”. Ma sono solo 800, su 8000, i Comuni che accolgono.

È l'accoglienza diffusa il modello ideale, che lavora su piccoli numeri, distribuiti equamente sul territorio. Un modello organizzativo che già si realizza a livello dello SPRAR (mentre assistiamo al fallimento di CAS e CARA), come ha ricordato anche l'on. Federico Gelli, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema di accoglienza dei rifugiati. Ma che ha ancora molti aspetti da migliorare: dalla differenziazione dei servizi sulla base delle persone che si hanno di fronte, alla legge sui minori non accompagnati.

Va nella direzione dell'accoglienza diffusa il modello trentino, che dopo una prima fase cerca di distribuire i migranti su tutto il territorio provinciale, evitando concentrazioni. “In questo modo – ha spiegato l'assessore provinciale alle politiche sociali Luca Zeni – è più facile coinvolgere le comunità e rendere protagoniste le amministrazioni locali, favorendo l'integrazione”. Accanto alle tante esperienze positive, l'assessore non ha nascosto anche segnali di fatica e chiusura, che spesso nascono dall'incertezza.

“La vera lotta va combattuta sul piano culturale. Diritti e dignità sono le parole che devono guidare le scelte politiche di chi ci governa”, ha detto don Armando Zappolini, presidente nazionale del Cnca. Finché la politica non riuscirà a superare la logica dei muri, delle guerre, quelle di potere e quelle che si combattono con le armi, allora ci aspetta solo il baratro: “Questa non è etica, non è buonismo, non è Vangelo: è matematica!”. Per questo occorre superare la Bossi-Fini, “una legge sbagliata, secondo cui 'o servi, o non ti voglio', che oltre a calpestare la dignità delle persone ha fatto disastri sul piano culturale”, alimentando il vento della paura che porta all'intolleranza e al razzismo. E poi superare Dublino III, costruire corridoi umanitari.

A livello più locale, alcuni nodi critici sono le distinzioni che si creano tra migranti, i tempi lunghi, l'entrata improvvisa in situazioni di irregolarità dopo i dinieghi delle richieste di asilo. Lo confermano gli interventi dal pubblico da parte di alcuni operatori trentini: dare a tutti una reale accoglienza rimane una sfida aperta. Ma conviene vincerla in fretta: “Dobbiamo valorizzare – avverte mons. Perego - il tempo di permanenza di ogni persona sul territorio, coltivandone le competenze e facendo crescere il suo 'tesoro': queste persone sono le risorse future del nostro Paese, e meglio sarà per noi se sentiranno di avere un 'debito' di accoglienza nei nostri confronti”.

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