anno 91 - n° 45 - Frutti da Giubileo
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Editoriale

Affinché al centro ci siano le periferie

La missione di una Chiesa locale (e di un settimanale che vuole esserne sentinella, ma anche vedetta) rimane quella di portare luce di speranza alle persone deluse, isolate, tristi.

Parole chiave: Chiesa (6407), giornale (15), Vita Trentina (332), anniversario (536), mass media (215)

La tre giorni di festa per i novant’anni di Vita Trentina si apre in un mondo sorpreso dall’inquietante investitura di Donald Trump alla Casa Bianca e in un’Italia alla vigilia di un referendum di portata storica, svilita da beghe di corrente. “Sono tempi mediocri”, usava dire nei suoi ultimi interventi sul nostro settimanale l’appassionato Giorgio Grigolli, di cui rimpiangeremo la tensione positiva verso il futuro, il dovere instancabile di “prendere l’iniziativa”, come indica Papa Francesco.

Ma il pessimismo sterile davanti a eventi epocali non serve a nulla, non è cristiano, non produce cambiamento. C’è da contrastare la globalizzazione dell’indifferenza, tarlo di una miopia che non vuol vedere i barconi dei disperati. C'è da estirpare l’individualismo egoista che s’infila come zizzania anche in comunità dall'humus solidale come le nostre.

La missione di una Chiesa locale (e di un settimanale che vuole esserne sentinella, ma anche vedetta) rimane quella di portare luce di speranza alle persone deluse, isolate, tristi. Passa anche dalla volontà e dalla capacità di tenere al centro dell’attenzione le periferie esistenziali indicate con gesti silenziosi da Papa Francesco in quest’Anno straordinario, per il quale diremo grazie domenica in Cattedrale. Le stesse periferie che il pastore Bergoglio sentiva “premere” già nei suoi giri in autobus di Buenos Aires e delle quali ha parlato ai confratelli cardinali: “Quando la Chiesa non esce da se stessa per evangelizzare diviene autoreferenziale e allora si ammala… di mondanità spirituale”, precisava Bergoglio in una riunione preconclave, “ma oltre alle periferie geografiche ci sono anche quelle esistenziali, quelle del mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’ignoranza, dell’assenza di fede, del pensiero, di ogni forma di miseria”.

E’ il terreno prioritario nel quale vuole affondare ancora i suoi paletti Vita Trentina, con gli arnesi di un giornalismo corretto e coraggioso, di un dialogo ad oltranza, di una passione sinodale che porti a “sentire cum ecclesia”, come scrissero don Giulio Delugan e don Giuseppe Lona nel primo editoriale del 23 dicembre 1926.

Sfogliando le annate di Vita Trentina incontriamo le periferie raccontate nel passato: negli anni Trenta i giovani universitari cattolici presi a sberle dai fascisti, negli anni Cinquanta gli emigranti trentini delusi dal falso guadagno in Cile; negli anni Ottanta i giovani morti per overdose in un benessere solo apparente; nell'ultimo decennio le vittime della ludopatia, dell'anoressia e della solitudine.

Attenzione alla periferia significa portare in prima pagina fermenti nascosti, “percorsi” lenti ma costruttivi, testimonianze quotidiane di opere evangeliche. Spesso non ci riusciamo, ma ogni giovedì c'impegniamo a farlo, con la fiducia di tanti abbonati, anche nuovi.

Mettendoci in guardia dalla deriva della verbosità e del sentimentalismo, Luciano Azzolini nel numero speciale di Vita Trentina commentava una delle novanta parole (misericordia) invitando a riconoscere le nostre insufficienze e soprattutto le nostre omissioni: “Questo ci consente di vedere più nitidamente, comprendendone le ragioni, le ingiustizie, le sofferenze e tutte quelle condizioni che rendono estranea la misericordia al mondo”.

Affinché al centro ci siano le periferie
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