anno 91 - n° 45 - Frutti da Giubileo
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Nel 1973 cambia anche la grafica, grazie al nuovo sistema di stampa

La redazione più giovane d’Italia

Fin dai primi numeri della direzione Cristelli lo sguardo del settimanale si allarga a temi nuovi e impegnativi, come l’Università in ebollizione, il mondo giovanile in fermento, i lavoratori in lotta, le strutture della Chiesa attraversate dai fremiti del rinnovamento conciliare.

Percorsi: Vita Trentina
Parole chiave: Vita Trentina (331), mass media (214), anniversario (516)

Il ringiovanimento si nota non solo nell’impaginazione (più fotografie, vignette, titoli più vivaci), ma anche nell’ampliamento a nuove tematiche e nella comparsa di reportage da fuori provincia

Quando nel 1971 va in pensione Angelo de Gentilotti, che è il redattore più anziano di Vt, al suo posto viene assunto Geremia Dalponte, la cui esperienza al settimanale sarà però brevissima: assunto in maggio morirà tragicamente a Ferragosto durante una scalata sul Monte Bianco e il suo corpo non sarà più restituito dal ghiacciaio. Al suo posto verrà assunto Alberto Folgheraiter, giovanissimo studente (sta per compiere 19 anni), che già da tempo collabora col settimanale e che ha seguito un corso di giornalismo al Centro Studi Rezzara di Vicenza. E’ molto probabilmente il più giovane giornalista d’Italia.

Il ringiovanimento della redazione si nota non solo nell’allargamento dello sguardo su nuove tematiche, ma anche nell’impaginazione (più fotografie, vignette, titoli più vivaci) e nella comparsa di reportage da fuori provincia e addirittura dall’estero. Nel 1972, in occasione delle Olimpiadi di Monaco insanguinate dal blitz terroristico di ‘Settembre Nero’, Vt dedica all’argomento due pagine dell’inviato Alberto Folgheraiter: probabilmente è la prima volta che Vt manda un inviato all’estero, anche se già Simone Gabrielli aveva scritto articoli da città europee sedi di fiere internazionali del turismo, alle quali però partecipava come presidente Ept.

L’attenzione al mondo giovanile di Vt si coglie anche nella collaborazione di gruppi studenteschi impegnati nel sociale. Ad esempio nel 1971 per il periodo dell’Avvento viene pubblicato per quattro settimane un corposo inserto dal titolo “Finché dura la notte”, curato dal Centro Giovanile di Ricerca Religiosa: è un alternarsi di riflessioni, preghiere, approfondimenti sui grandi problemi del mondo. “Sapere come i giovani vivono i momenti liturgici può essere non solo interessante ma anche doveroso: in fondo significa sapere come vivono la Chiesa”, si legge nell’introduzione del direttore. Le firme dei vari interventi sono di Corrado Ziglio, Paolo Pombeni, Franco Grasselli, Elia Perini, Cristina Pevarello, Maurizio Agostini, Luisa Pombeni, Ambrogio Ziglio, Pio Pizzolli.

Nel 1972 Mario Larcher lascia l’incarico di amministratore e giornalista dopo 33 anni di servizio. Con Delugan e De Gentilotti aveva creato la fitta rete di ‘fiduciari’ nei paesi del Trentino. Era stato per molti anni anche amministratore e curatore di “Strenna Trentina”.

Per la campagna abbonamenti 1973 si annuncia ai lettori che “il settimanale uscirà in veste rinnovata, stampato con una tecnica elettronica nuovissima. Ne guadagnerà in chiarezza e facilità di lettura”. E infatti il primo numero dell’anno si presenta con nuova veste grafica. Il passaggio dalla composizione in piombo alla fotocomposizione e alla stampa offset, reso possibile dalla rinnovata tipografia dell’Adige, un gioiello della tecnica per l’epoca e una novità in Italia, permette titoli e testi più ordinati, fotografie più numerose, più grandi e più nitide. Cambia anche la grafica della testata: prima per decenni era su una sola riga, ora su due righe (sopra ‘vita’ e sotto ‘trentina’). La nuova impaginazione è opera del grafico Giulio Leoni. Cambiano le ‘testatine’: a pagina 2 scompare la storica ‘Rassegna Politica’, che d’ora in poi si scompone in due parti: ‘I fatti’ e ‘Le opinioni’. I ‘Fatti’ riassumono in due colonne la vecchia rassegna politica, ‘Le Opinioni’ diventano uno spazio riservato alle interviste. Pagina 3 diventa ‘Attualità ecclesiale’, pagina 4 ‘Diocesi e provincia’; Dialogo Aperto occupa pagina 5 e 6; nelle pagine seguenti ‘I nostri servizi’. Scompare il paginone centrale (Intermezzo) mentre il romanzo di Gaetano Bernardi passa in penultima pagina, assieme a ‘Teleguida’. Rovereto ha una sua pagina, mentre le altre pagine delle valli portano la testatina ‘Corrispondenze’.

Da questo momento Vt non viene più composta e stampata nella stessa tipografia, come avveniva prima: la composizione avviene ora alla Litovelox, azienda artigiana di Sergio Paris, con sede in vicolo degli Orbi. Questo perché i tipografi dell’Adige, alle prese con le nuove tecnologie di fotocomposizione, non garantiscono più la possibilità di comporre anche Vt, se non come lavoro straordinario (e quindi troppo costoso). Alla tipografia dell’Adige resta solo la stampa del settimanale.

Nello stesso anno 1973 muore mons. Giovanni Degasperi, già direttore di Vita Trentina dal 1941 al 1945, quando il regime fascista aveva diffidato il direttore Delugan.

In ottobre il redattore Simone Gabrielli lascia Vt per avviare una nuova attività di editore. Al suo posto viene assunto Fulvio Gardumi, 24 anni, una laurea in lettere, un corso di giornalismo al Rezzara di Vicenza, e già dal 1966 collaboratore del settimanale, come corrispondente da Sardagna.

Nel 1973 comincia a collaborare il fotografo Gianni Zotta. Allievo di Flavio Faganello, Zotta diventerà uno dei più qualificati fotografi non solo del Trentino. Da questo momento l’immagine fotografica avrà un peso sempre crescente su Vt: soprattutto si tratta di fotografie di attualità e di alta qualità, che sostituiranno le foto di repertorio che si usavano in precedenza. Zotta è tuttora il fotografo ufficiale di Vita Trentina, sicuramente uno dei collaboratori di più lunga data.

(4. Continua)

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